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Mottarone 09

Pubblicato il da solaero

Mottarone 5-6-7-8 aprile

 




Dopo un inverno molto impegnativo e prima della nascita della nostra seconda bambina prevista per fine maggio, decidiamo di concederci quattro giorni di relax dalle parti di Miasino, un paesello della tranquilla zona che divide il Lago d’Orta dal lago Maggiore. La scelta era dovuta al fatto che tanti anni fa eravamo già andati qualche giorno da quelle parti e ci era piaciuto moltissimo. Inoltre con pochissimi Km si raggiunge il Mottarone con il suo fantastico sito di volo in pendio…

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Ovviamente mi porto i modelli ma non sono sicuro di poter volare: le webcam del mottarone non funzionano e da quanto riesco a capire da vari siti internet le piste da sci sono ancora aperte.

 

Dopo la sistemazione al B&B andiamo subito a vedere il pendio: sono le 11.00 la neve ricopre ancora parte della zona di atterraggio ma ciò non impedisce più di volare e c’è una discreta brezza termica da valle che promette bene. Solo, si stanno formando dei nuvoloni ad una quota che sembra di poche decine di metri più alta di noi…

 



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Scendiamo velocemente al primo ristorante del Luciago (a circa metà salita) dove con una cortesia e una familiarità davvero straordinarie i proprietari aprono la cucina praticamente solo per noi.

 

Dopo il veloce ma prelibato pranzetto rieccoci alla zona di volo ma la copertura nuvolosa si è intensificata e da valle arrivano solo sporadici sbuffi assai deboli.

 

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La voglia di volare è tanta e viste le caratteristiche del pendio decido di montare l’Easy Glider puro: se non si starà su mi allenerò a fare rientri e quindi farò anche un minimo di salutare attività motoria per recuperarlo qualche metro sotto.

 

E infatti per una buona mezz’ora è così. Arriva un modellista del luogo venuto a vedere il pendio senza modelli in quanto la settimana prima c’era ancora una quantità di neve impressionante. Mi dice che se ci sono condizioni volano anche in inverno sul tappeto bianco (mediamente 20cm) ma quest’anno ne è caduta talmente tanta che la strada per la vetta del Mottarone era una trincea scavata in certi punti inoltre 3m di neve.

La situazione degli alberi (rami e tronchi divelti) conferma l’eccezionalità dell’evento.

 

Nel frattempo arrivano alcuni parapendii e alcuni raggi di sole riescono a bucare la coltre di nubi.

Iniziano le prime timide termiche e ai semplici rientri cominciano ad alternarsi voletti via via più lunghi.

 

Atterrato causa perdita della “bolla”, lascio decollare un parapendio che però non riesce a salire e si posa nell’emergenza: un piccolo praticello in pendenza delimitato da una fila di alberi vicino alla strada più in basso, poi rilancio.

 

Le condizioni si fanno via via più sicure e quando il parapendio, recuperato dai colleghi, ridecolla e riesce a stare in quota sono già bello alto.

 

Verso le 17.00 devo a malincuore atterrare a causa di impegni a valle. Appena il tempo di ritirare tutto che inizia a piovere a secchiate: le nuvole che lentamente si erano formate a partire dalla tarda mattinata si sono alzate, si sono radunate proprio sulle nostre teste e ora scaricano un torrente d’acqua.

 

Non ho potuto beneficiare di condizioni ideali ma mi sono veramente divertito. Il posto è incantevole e solo la foschia e le mie modeste doti di fotografo non mi permettono di mostrarvelo in tutta la sua bellezza con le immagini.

Inoltre anche i semplici rientri e la disperata ricerca di un filo di corrente ascensionale sono un esercizio davvero importante e formativo.

 

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Per il giorno seguente, le previsioni annunciano il meteo migliore dei quattro a nostra disposizione quindi decidiamo di andare a vedere le isole borromee al mattino e poi di ritornare in pendio nel pomeriggio.

 

La visita di questi luoghi molto carini ci viene rovinata dalla assolutamente inadeguata gestione dei servizi di traghetto.

Appena scesi dalla macchina veniamo accolti cordialmente da uno dei tanti marinai in divisa che ci accompagna alla biglietteria. Dopo aver pagato uno sproposito per vedere le tre isole alla biglietteria ufficiale del servizio, scopriamo di essere caricati da soli su un taxiboat privato che dopo aver salpato in tutta fretta ci dice che l’isola Madre è chiusa, ci porta all’isola dei pescatori, ci fa scendere e ci dice che sarebbe venuto a prenderci 3 ore dopo! Siamo imbufaliti abbiamo pagato per 3 isole e alla fine dobbiamo spendere tutto il nostro tempo sull’isola più piccola visitabile in mezz’ora.

Durante il pranzo in una pizzeria, anche il gestore ha modo di dimostrare tutto il suo malcontento circa questa situazione che sta lentamente affossando il turismo del luogo.

Trattandosi di un servizio taxi ci consiglia di telefonare al traghettatore e di farci venire a prendere subito. Costui risponde che è impegnato in un altro servizio, poi arriva con una ventina di minuti di anticipo ma con la scusa di dover aspettare altri clienti (che sicuramente hanno pagato per un proprio servizio privato) ripartiamo all’ora prestabilita.

Le nostre rimostranze lo innervosiscono in modo molto evidente e dopo un po’ ci restituisce prima 20Euro poi altri 10 ad ulteriore dimostrazione di come stanno le cose: Prima pela il turista, poi se qualcuno protesta fingi di rimetterci di tasca tua prima che venga sollevato il polverone…

Sta di fatto che abbiamo pagato comunque il doppio del prezzo del biglietto pubblico per vedere le tre isole e ne abbiamo vista una sola.

Avverto quindi chiunque abbia intenzione di visitare queste perle di farlo con altri mezzi (internet, foto, cartoline, guide fotografiche…) e di non regalare il proprio denaro a questo perfetto sistema di truffa legalizzata che evidentemente beneficia di tutte le concessioni pubbliche del caso.

 

Finalmente a terra, ripercorriamo la strada che ci porta al campo di volo dove mentre moglie, panciona e pargola fanno il riposino, inizio a fare i primi lanci in compagnia di un modellista del luogo (che mi indica anche un sito di volo raggiungibile solo a piedi vedi foto sotto).

 


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La giornata sembra migliore anche se c’è parecchia foschia, la neve è completamente scomparsa per il gran caldo ma il vento piuttosto teso proveniente da destra è un po’ troppo parallelo al pendio e turbolento.

 

Si vola comunque anche se si deve lottare parecchio.

Nel corso del pomeriggio la situazione migliora e cominciano ad esserci, seppure un po’ intermittenti, degli “ascensori” di tutto rispetto.

Decido quindi di montare e di far fare il secondo volo al mio Cularis.

 

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Faccio fatica a prenderci la mano, spesso cerca di partire in vite e sembrerebbe che le condizioni siano di nuovo calate. Dopo comunque una quarantina di minuti di bel volo atterro. Rilancio l’Easy e scopro che le condizioni sono sempre buone. Possibile che il Cularis sia meno efficiente del Glider?

 

Atterro per la merenda e la brezza si smorza sensibilmente. Provo a rilanciare il Glider pensando di fare di nuovo dei rientri in attesa dell’ora della cena che volevamo gustarci in vetta al mottarone.

 


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Con sorpresa scopro però che probabilmente si è innescato il meccanismo della “restituzione” come la chiamano i francesi. Il calore accumulato dal terreno, in calma di vento, genera una corrente ascensionale dolce e presente quasi ovunque.

Passo una decina di minuti magici.

Atterro solo per provare ancora una volta il Cularis. Con meno turbolenza dovrebbe essere più facile affinare le regolazioni. Però non solo non riesco a fare quota, ma con la coda bassa riesco appena a rientrare in fondo alla parte atterrabile del pendio sfiorando gli alberi.

Recuperatolo decido di aggiungere un bel po’ di piombo nel muso nonostante il centraggio da manuale. Sono determinato: “o la va o si spacca”!

Questa volta va, e decisamente meglio!!!! Forse mancano ancora alcuni grammi ma faccio quota e incomincio a divertirmi visto che la manovrabilità tutta ne risulta migliorata e la tendenza di partire in vite è quasi scomparsa.

Ancora una mezz’oretta di magia pura: il panorama stupendo, il sole prossimo al tramonto, l’asssenza totale di qualsiasi turbolenza e una condizione dolce ovunque quando a terra più nessuna fogliolina si muove!

 

!!!  M E R A V I G L I O S O   !!!

 


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Il terzo giorno mi alzo prestissimo per salire in vetta a fare alcune foto sperando che al primo mattino la foschia non si sia ancora insediata e si possa ammirare il famoso panorama del Mottarone completo di Monte Rosa e Alpi Svizzere. Invece l’arrivo imminente di una perturbazione non mi permette di ottenere i risultati sperati.

 

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Scendendo faccio ancora alcune foto dal campo di volo e poi mi fermo all’emergenza usata dal parapendio per vederla meglio e fare una foto da sotto.

 

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Di nuovo al B&B faccio colazione con il resto della famigla appena svegliatasi dopodiché andiamo a Stresa per visitare il parco della Villa Pallavicino con il suo giardino zoologico per la felicità di mia figlia.

 

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Nel primo pomeriggio la perturbazione annunciata dal meteo ci regala una bella docciona che ci costringe ad un cambio di vestiti quando torniamo in auto.

Percorriamo la strada che contorna la base settentrionale del Mottarone per arrivare a Orta dove faccio una foto al pendio da sotto.

Il cielo è di nuovo un po’ meno cupo e tira una brezza moderata da O. Se fosse così anche lassù forse si volerebbe bene…

 

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Un giretto per il borgo…

 

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All’imbarcadero per l’isola di S.Giulio, vediamo dall’altra parte del lago proprio in direzione dell'isola, arroccato su uno strapiombo, il Santuario della Madonna del Sasso e decidiamo di passare da là il giorno dopo durante il rientro.

 

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Ultimo giorno (sigh! ): Caricata la macchina di tutte le nostre mercanzie, seguiamo le indicazioni per il luogo scelto che da sotto, tutto sommato, non sembra poi così alto.

 

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Tutt’altra impressione quando poi si guarda dal parapetto del santuario: uno strapiombo mozzafiato,  tutto il lago sotto ai piedi e il Mottarone con il suo pendio di fronte appena spostato sulla sinistra.

Meritava veramente salire fino a questo luogo.

 

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Peccato che la parziale copertura nuvolosa residua del giorno precedente non consenta di fare foto di qualità ma forse è meglio così: sono solo le 11 e nonostante il sole molto “malato”, dallo strapiomo salgono già interessanti sbuffi tiepidi che fanno prudere i pollici… lo spiazzo davanti al santuario, seppure un po’ giusto in misure, è coltivato a prato inglese… … … w le nuvole e continuiamo la breve visita!!!

 

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Ormai è l’ora di cercare un posto in cui pranzare e la trattoria della località Boleto ci serve un ottimo pranzetto in un luogo ideale per gli amanti della quiete e della natura, in cui il tempo sembra essersi fermato alcuni decenni orsono.

 

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Dopo la breve visita al piccolo ma interessantissimo mulino ad acqua destinato alla pesta della canapa da tessuto, delle mele e delle noci della frazione Artò restaurato

recentemente, rientriamo a casa passando dalla Valsesia con gli occhi pieni di bei ricordi di volo e non solo.

 

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...FINE!


Colle del Piccolo San Bernardo - Col de la Traversette - Fort de la Redoute ruinée…

Pubblicato il da solaero

Colle del Piccolo San Bernardo - Col de la Traversette - Fort de la Redoute ruinée…

 

 


 

Già da parecchio rinviavo l’intenzione di portare la mia bambina più grande (3 anni) a fare una facile escursione in montagna e finalmente il 23 agosto siamo riusciti nell’intento.

 

Avevo scelto di fare questa escursione un po’ oltre confine data la necessità di pianificare accuratamente l’itinerario in funzione dell’età della bambina (varietà di cose da vedere, varietà di difficoltà e relativa brevità).

Il sito francese www.geoportail.fr e una sua applicazione software sviluppata da Loxane e www.ign.fr che avevo acquistato l’anno scorso erano le uniche che mi permettessero questa delicata operazione.

 

Arrivati al Colle del Piccolo San Bernardo verso le 9.00, facciamo colazione in macchina dato che il calore del sole è azzerato da un vento teso e gelido che soffia dall’Italia. Il forte è là che ci attende appena visibile dal parcheggio.

 



Il forte si trova in corrispondenza dell'intersezione visiva del pendio in secondo piano e quello verdeggiante in primo piano. Su questo in alto a sinistra si vede un tratto del sentiero

 

Partenza a piedi alle 9.30 dopo esserci ben imbacuccati. Seguiamo l’evidente sentierino che parte praticamente davanti al vecchio ospizio per portarsi sul versante opposto del canalino a Sud.

 

 


Il sentiero, che solo in questo primo tratto è un po’ impegnativo per la piccola a causa di pietrisco, ci porta rapidamente in un ampio pianoro molto panoramico, con già la vista sul Monte Bianco alle spalle e un grazioso piccolo laghetto che affascina la bimba.

 




 


Tutta la valle di Bourg Saint Maurice si apre davanti a noi e nella foschia si intravvede pure il massiccio di Belledonne sullo sfondo.

 

 


La nostra meta ora è ben visibile alla destra dell’arrivo della seggiovia come pure il tratto più ripido per accedervi, ovvero la pista di sci che collega il comprensorio sciistico di La Thuile con La Rosière.

 

 


Inutile dire che, in questo tratto piuttosto riparato dal vento, il caldo comincia a farsi sentire e alle frequenti pause di mia figlia per vedere questo fiore piuttosto che quel sasso(!) dobbiamo aggiungerne alcune per scoprirci progressivamente ed ungerci con l’odiata crema solare.

Superato un torrentello su una tipica passerella di montagna che ha entusiasmato la piccola, arriviamo alla base della pista di sci dopo aver intravvisto un gregge di pecore e due cavalli uno dei quali assai simpatico.

 




 


Con calma affrontiamo la salitona e giungiamo al colle (2383m) dove la veduta si apre sulla conca della Rosière (Combe des Moulins) con vista sulla Val d’Isère e sul Mont Pourri con la relativa stazione sciistica di Les Arcs riempiendoci gli occhi di panorama.

 






 



Costeggiamo il forte per fare alcune foto al punto di partenza dove avevamo lasciato la macchina e per rivedere buona parte del percorso fatto.

 




 


All’improvviso un immenso gregge di pecore e agnelli, condotto dall’abile cane pastore e dal suo padrone, ci circonda prima di raggiungere il nuovo pascolo assegnato. Non vi dico l’entusiasmo della bambina!

 

 

Vista l’energia di mia figlia che ancora sprizzava in tutte le direzioni, decido di avanzare ancora di qualche centinaio di metri in leggera discesa per vedere se ci sarà un improbabile (causa rocce) posto per atterrare qualora il vento dovesse girare e consentirmi un volo.

 

 

Passata la gradita e belante confusione, avanziamo un po’ alla volta e alla fine, visto che di cento metri in cento metri eravamo giunti ormai in prossimità del Col des Embrasures decido di raggiungere l’arrivo della seggiovia del Roc Noir (2340m) unico punto che potrebbe consentirmi un atterraggio non troppo difficoltoso e con un’esposizione più favorevole (S e SW) nel caso in cui il vento avesse iniziato a tirare dalla vallata Francese con il progressivo riscaldamento dei versanti.



 

 


Sono ormai le 13.00 ovvero tre ore abbondanti che passeggiamo a oltre 2000m, monto il tendalino paravento e ci gustiamo l’ottima insalata di riso preparata dalla nonna.

 

Dopo mangiato, andiamo fino alla tavola di orientamento dalla quale il panorama risulta ancora più completo. Eccone alcuni scatti con relativa descrizione.

 


Bourg Saint Maurice e la Tarentaise



 

La Rosière al termine della seggiovia, Les Arcs di fronte e il Mont Pourri in alto a sinistra



Ancora la valle



nella spaccatura, l'inizio del Beaufortain



La diga di Tignes


 


Intanto il vento da NE non aveva ancora smesso di scuotere il tendalino e si fanno via via più deboli le speranze per un voletto.

 

Alle 14.30 scatta l’ora della nanna per la bambina e intanto che “Morfeo viene a prenderla”, noto che qualcosa sta cambiando: il nastro da audiocassetta attaccato alla punta dell’antenna della mia radio posizionata tra due pietre un po’ più lontano, ogni tanto segnala il passaggio di una termica dalla Combe des Moulins a S-SE.

 

Nel giro di venti minuti la frequenza di questi cambi di direzione diventa sempre più evidente e decido di montare il mio vecchio fedele Easy-Glider elettrico che da sempre mi accompagna verso la scoperta di nuovi pendii.

Lancio verso Tignes, guadagno parecchi metri ma la turbolenza è esagerata, poi è la volta di una serie di discendenze dalle quali esco solo facendo ricorso al motore grazie al quale riesco faticosamente  a posare ai piedi.

Eppure ormai la mia “manica a vento” solo ogni tanto si gira ancora a NE… non capisco… Dopo alcuni minuti riprovo: dopo 5 minuti di dura lotta in tutte le direzioni e quote e con il vecchio pacco batterie quasi scarico atterro miracolosamente ancora una volta ai piedi: non c’è verso di stare su e la turbolenza è tra le peggiori nelle quali abbia volato.

Eppure… con una giornata così… possibile che non ci sia neppure una piccola termica???

 

Sconsolato, lascio il versante S-SE e percorro la trentina di metri della spianata per dare un’occhiata al panorama dal versante verso W che termia a picco qualche centinaio di metri più in basso sulla strada che conduce al Piccolo San Bernardo.

 

Lì sorpresa: nonostante il vento da N-NE mi scuota i capelli con rinnovata energia, l’erba sulla cengia mostra chiaramente che il vento è di direzione opposta!

 

Lancio e, stupito, mi trovo in aria molto calma. Guadagno lentamente qualche metro con i soliti 8 davanti al pendio. A mano a mano che la quota aumenta, mi spingo sempre più lontano alla ricerca di qualcosa di più energico che ovviamente trovo verso sinistra in corrispondenza della spalla del Roc Noir. Evidentemente in quella zona il pendio raccoglie tutta la termodinamica generata dalla valle della Tarentaise.

In certi momenti salgo a velocità impressionanti, rarissime le turbolenze. Il vecchio Glider diventa un puntino e ad un certo punto finisco in vite perché non capisco più com’è messo.

 

Una volta accertata la regolarità di tale “ascensore”, incomincio ad allontanarmi anche verso valle in tutte le direzioni e solo in poche zone non prendo quota! Quindi via al programma di stupidaggini estreme di quando non si teme più di “finire sotto” e tutto quello che la povera “mousse” poteva eseguire, gliel’ho fatto fare!

In due occasioni, dopo aver immagazinato una buona quota di sicurezza, provo a portarmi sulla mia verticale e poi verso la Combe des Moulins ma lì la situazione in aria è completamente diversa e mi ritrovo a dover battere in ritirata a causa delle sempre presenti turbolenze e discendenze.

 

 














Ad un certo punto noto in quota, veramente molto, molto in alto la sagoma di un aliante vero. Prodigiosa macchina umana che, silenziosa e discreta, attraversa il cielo da N a S proveniente da chissà dove magari lanciato da un tiro di verricello al prezzo di pochissime emissioni di Co2!

Vorrei fargli una foto ma con il mio modesto apparecchio per di più gestito con una sola mano e con un solo occhio, non posso certo sperare di riuscirla!

 

Solo la vocina della mia piccola che si era svegliata, mi scuote dall’incanto e realizzo di aver volato su questo versante per un’ora e dieci minuti senza un secondo di motore, quando a terra ero ancora sbattuto da tutte le parti da un vento che sembrava impazzito.

 

Sono le 16.15, ora di ritirare la roba e rimettersi in marcia visto che alla fine abbiamo raddoppiato il percorso. Decido di atterrare sulla pista di sci esposta a S nonostante sia conscio che in questa zona le turbolenze saranno in agguato; però è l’unico posto in cui non ci siano roccette troppo sporgenti (ricordo che siamo oltre 2300m).

Benchè avessi impostato un avvicinamento molto veloce vengo nuovamente sbattacchiato in tutti i modi. Comunque riesco a posare dignitosamente nonostante un pauroso stallaccio all’ultimo metro di quota.

 

 

Durante la merenda ancora qualche foto al panorama e poi via!

 

 
ancora Tignes e la sua diga




Dalle nuvole fa capolino la cupola del Monte Bianco e la sagoma dell'Aiguille Noire du Peuteurey risalta nell'omba



il primo tratto del ritorno: fino al forte si sale!


Come per l’andata, imposto il ritorno con ritmo calmo e giocoso consentendo alla piccola di appagarsi il maggior numero di curiosità e di vivere con tutto l’entusiasmo possibile questa piccola avventura a costo di ritardare un po’ la cena.

Man mano che ci avviciniamo al Forte constato che la brezza di valle proveniente dal sottostante vallone sembra calda e regolare… verrebbe voglia di rilanciare… ma sarà proprio brezza o solo il ricciolo (o rotore) della vera brezza che soffia dall’altra parte del versante? Forse proprio qui sta la spiegazione delle turbolenze nelle quali ero incappato in precedenza…

 

Faccio ancora qualche foto, ogni tanto una sosta per l’acqua…

 

 





 

Un’ultimo sguardo alla Combe des Moulins…

 





 

Di nuovo sul pianoro del laghetto: al forte stanno sparando???

 

 


ed eccoci all’auto due orette più tardi.

 

 

Io, non più abituato a camminare in montagna con lo zaino, sono piuttosto “cotto” ma incredibilmente la piccola ha ancora voglia di saltare e cantare!

 

Bilancio:

Sono raggiante, non solo ho fatto una bella ora di volo e acquisito ancora un po’ di esperienza di aerologia e di pilotaggio in montagna ma, raddoppiando di netto il percorso prestabilito, mia figlia di tre anni ha camminato (ovviamente al suo ritmo) per più di 8 chilometri durante 5 ore abbondanti con un dislivello complessivo di quasi 400m!

Questo la dice lunga circa le potenzialità e le necessità dei bambini, altro che immobilizzarli davanti alla TV a guardare i cartoni e ad intossicarsi con patatine!

Il bambino, per sua natura, è movimento e scoperta.

Si tratta solo di condire questo mix con l’adeguato grado di giocosità e di entusiasmo ovviamente bilanciando con oculatezza gli obiettivi sulla cartina.

 

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Racconti e Foto di Pendio



 

Ho trovato che un ottimo modo per conciliare l’aeromodellismo con la famiglia consiste nel coinvolgerla in uscite “turistiche” o “escursionistiche” soprattutto in pendio.

Oltre che essere già io un "pendiista" convinto, la bellezza e la varietà dei panorami e il contatto in genere più diretto con la natura in luoghi spesso poco conosciuti (e quindi poco affollati) sono infatti molto graditi ai miei congiunti.

Al momento attuale ho già collezionato parecchie gite ma difficilmente avrò il tempo di raccontare quelle passate. Descriverò quindi principalmente le prossime che farò anche se purtroppo il tempo e gli impegni ci sono sempre più di ostacolo.

Nella prima sezione racconterò le uscite a portata d’auto con al massimo una decina di minuti di avvicinamento a piedi, mentre nella seconda quelle in cui a tutte le qualità già citate sopra, si aggiunge una buona dose di aria buona e di salute grazie a qualche oretta di passeggiata o cammino a piedi.

 

 

 

         Pendii "da auto"

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          "CAMMINARVOLANDO"
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Riflessioni...

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RIFLESSIONI

           

 

Spinto da alcuni visitatori, ho deciso di creare una piccola raccolta schematica di pensieri in ordine casuale frutto dei miei approfondimenti a 360° in tema di energia ed ecologia.

 

Scriverò un po' alla volta, in queste pagine le mie riflessioni e le risposte alle obiezioni che comunemente mi vengono fatte. Alcune potrebbero già essere esposte nelle varie pagine del blog.

 

Spero che siano utili ai curiosi o ai confusi in tema di "ecologia pratica" se non altro come spunto per ulteriori approfondimenti.

 

 

 

  • Riflessioni varie (In futuro forse...) 

 

La data di pubblicazione di queste pagine verrà modificata in funzione di ogni aggiornamento.


 

 

Parabola TV Satellitare 1

Pubblicato il da solaero

Parabola TV Satellitare 1





(    Petit résumé en langue Francaise au fond de la page)




(Img. 1)

 

 

Sì, proprio una di quelle che a migliaia si vedono su tetti, balconi e facciate in tutti gli angoli del mondo.

Con grande facilità e con una spesa alquanto contenuta (ovviamente usando il più possibile materiali di recupero) possono essere convertite in un efficiente fornello solare!

 

(Img. 2, 2b)


foto tratta da: http://www.nimbustier.net/photos/2009/03/medina-fes.html

 

 

C'era una volta...

Dato che avevo deciso di provare anche questo tipo di aggeggio infernale, un bel giorno di agosto dell'anno scorso, mi sono recato da un installatore di impianti satellitari per chiedere se aveva la possibilità di procurarmi una parabola TV dismessa (io per far prima non l'avevo manco installata visto che la tivù proprio non la sopporto). La risposta è stata che lui elimina immediatamente le parabole perché tanto costano così poco (circa 40 Euro) che non ha senso fare magazzino con rottami... Solo dopo avergli giustamente assicurato che sarei venuto a ritirarla il giorno stesso per non fargli fare magazzino ha preso il mio numero di telefono.

A Tutt'oggi, quasi un anno dopo, non ho ancora sentito l'installatore.

 

Qualche giorno dopo sono andato anche all'isola ecologica ed ho pregato l'operatore di tenermene una se la vedeva passare, ma la risposta è stata che loro non possono tenere nulla da parte, anche se garantivo di ritirarla nella giornata.

Eppure un' "isola ecologica" dovrebbe favorire proprio il riutilizzo piuttosto che lo smaltimento visto che le discariche sono colme e il comune piange perché lo smaltimento costa...

I costi di  gestione di un tale servizio, sarebbero abbondantemente compensati dai risparmi sullo smaltimento...

 

 

Un giorno di ottobre, un  mio collega mi telefona dicendo che aveva trovato una parabola leggermente ellittica (con asse maggiore: 83cm e asse minore 72cm) in offerta a 22 Euro.

 

(Img. 3 )

 

Seppure a malincuore gli dico di comprarmela. Non è tanto la cifra che mi pesa, quanto il fatto di sapere che sebbene si tratti di un oggetto di lunga durata e quindi poco inviato in discarica, ho dovuto comprare un piatto nuovo quando ce ne sono sicuramente alcuni pronti ad essere seppelliti insieme a tonnellate di altri rifiuti.

 

W il consumismo folle!!!

 

Realizzazione

Comunque, lasciamo perdere la filosofia e passiamo al concreto. Una volta in possesso del mio "piatto" ho iniziato a meditare su come modificarlo per il mio scopo.

Infatti, contrariamente alle costose parabole concepite apposta per la cottura, le parabole TV hanno un punto focale piuttosto lontano dalla propria superficie e piuttosto difficile da centrare e regolare correttamente.

Non essendo riuscito a trovare nessuna soluzione interessante su internet, ho pensato di sospendere la parabola alla struttura che regge la pentola con 4 barre filettate (da 6mm).

In questo modo è possibile regolare con sufficiente precisione il punto di fuoco sulla pentola semplicemente avvitando dei dadi a galletto (con relativi controdadi bloccati al punto esatto una volta trovata la regolazione soddisfacente).

 

(Img. 4)


 

Inoltre, in questo modo, risolvo il problema del punto di fuoco vagante (e quindi pericoloso).

Sovente, infatti, avevo visto l'uso di parabole semplicemente appoggiate e tenute in posizione con spessori mentre solo la pentola beneficiava di un appoggio "sicuro".

 

Con la soluzione che ho adottato, eccezion fatta per la fase di montaggio e smontaggio, il punto di fuoco rimane comunque abbastanza protetto ed identificabile con la zona su  cui poggia la pentola.

 

La prima regolazione grossolana, l'ho fatta in casa installando temporaneamente il braccio del ricevitore sat. e ho quindi fissato il punto di partenza per le successive regolazioni.

Durante questa prova mi sono anche accorto che, per ragioni di equilibrio delle masse, conveniva usare la parabola "a testa in giù" in quanto rimane praticamente appesa alle barre filettate.

Inoltre, con questa configurazione, il punto di fuoco avrebbe colpito proprio il fondo della pentola e non le pareti come ho visto sempre fare in giro.

 

 

(Img. 5)


 

 

Il supporto della pentola (e della parabola) è costituito da due spezzoni di profilato di alluminio da 20x20mm uniti da due profilati sempre di alluminio da 20x10mm piegati a semi-esagono.

Non disponendo di attrezzatura specifica, ho eseguito le pieghe inserendo nella morsa un tondino di metallo duro. Poi ho stretto il tutto fino ad ottenere un incavo sufficiente a garantirmi la non rottura quando terminavo a mano la sagomatura con l'aiuto di una dima di carta.

 

 

(Img. 6, 7, 8)






 

 

Non posso dire che esteticamente sia particolarmente bello, comunque funziona.

A questo supporto ho attaccato con filo di ferro una griglia recuperata da un forno guasto in modo da poterci appoggiare anche pentole con diametro inferiore e/o una caffettiera.

 

 

(Img. 9)


 

 

Le barre filettate terminano in una collare per tubi (tipo quelli adoperati per fissare tubazioni volanti ai muri) che stringe degli spezzoni di tubo di recupero aventi funzione di evitare gli scalini dovuti al profilato a sezione quadrata.

 

 

(Img. 10)


 

 

Il supporto pentola/parabola appoggia su due cerniere regolate da altrettanti spezzoni di barra filettata con dado lungo (più facile da manovrare a mano) che consentono di "mettere in bolla" la pentola anche su terrazzi non proprio piani, come il mio.

 

 

(Img. 11)


 

 

Il cavalletto è realizzato con listelli di legno di recupero (ancora una volta grazie Emilio) ed è articolato in modo da poterlo chiudere. In questo modo con pochi minuti di lavoro si riesce a ridurre notevolmente l'ingombro per il trasporto e lo stoccaggio.

 

Come dicevo in alto la posizione più "naturale" dovuta alla parabola "sottosopra", richiede uno sforzo minimo per tenerla nella corretta posizione "azimutale".

Ho quindi preso un semplice scarto di perlina da 125cm, da una parte ho realizzato una fila di fori (da infilare in un perno apposito) per spingere la parabola in avanti quando il sole è alto nel cielo;  dall'altra parte, una serie di "denti di sega" consentono di sostenerla indietro quando il sole cala sull'orizzonte.

Del tipo "più banale di così non si può".

 

 

(Img 12, 13)




 

 

Infine è stata la volta del riflettente. L'idea era di utilizzare uno specchio adesivo "economico" (10E) che avrei ordinato via internet ma comprando solo quello, le spese di spedizione avrebbero inciso pesantemente. Ho quindi optato per uno specchio "alta qualità" con pellicola protettiva trasparente da rimuovere una volta installato per la somma di 21E disponibile nel vicino colorificio.

Per meglio seguire il profilo concavo, ho tagliato lo specchio adesivo in strisce da 5 cm.

 

Appena iniziato ad incollare la prima striscia mi sono però accorto che la parabola era verniciata con una vernice "ruvida" a "buccia d'arancia" sulla quale l'adesivo aderiva con difficoltà e che lasciava una finitura piuttosto micro-ondulata che sicuramente avrebbe degradato le prestazioni.

Dopo aver consumato una grossa tanica di Olio di Gomito®, ho terminato la sverniciatura e ho potuto iniziare ad incollare il riflettente.

Nonostante le strisce fossero abbastanza strette, l'operazione è risultata piuttosto "rognosa". Dove la curvatura era più accentuata ho dovuto anche tagliare trasversalmente le strisce ed aggiustarne la corrispondenza per evitare la formazione di onde che, oltre a degradare le prestazioni della parabola, avrebbero facilitato anche il distacco della striscia nel tempo. con pellicola protettiva trasparente da rimuovere una volta installato per la somma di 20E

 internet e, comprando solo quello,

 

(Img. 14)


 

Finalmente, il 26 giugno, è stata la volta della regolazione: come "schermo" di proiezione ho usato la solita pentola nera piena di acqua e con gli occhiali scuri ho iniziato ad avvitare i dadi a galletto sulla barra filettata. In pochi istanti sono riuscito ad ottenere un punto focale minimo di circa 3cm di diametro.

 

 

(Img. 15)


 

 

Dopodiché è arrivata la nuvola di Fantozzi!

 

Il giorno dopo alle 8 di sera, appena prima che gli alberi impedissero al sole di raggiungere il terrazzo, ho provato a poggiare sulla griglia un pezzo di legno che con mia grande sorpresa ha immediatamente iniziato a fumare e dopo 8 secondi esatti ha preso fuoco. Dico sorpresa perché oltre all'ora non più favorevole, non avevo ancora tolto la pellicola protettiva dallo specchio adesivo! Quindi anche in condizioni poco favorevoli sono riuscito ad ottenere temperature dell'ordine dei 250°!

 

(Img. 16)


 



Il 28 giugno, giornata splendida, ho fatto alcune prime prove "non ufficiali" con ancora la pellicola protettiva sugli specchi:

 

La caffettiera da sei tazze con 300ml d'acqua ha fatto il caffè in 11minuti, un litro d'acqua a 20°C ha iniziato a bollire dopo 29 minuti dimostrando una rapidità a cui non ero abituato!

 

 

(Img 17, 18)




 

 

E alla fine della giornata:

 

 

(Img. 19, 20)




 

 

 

Certo che se tutte quelle migliaia di "padelle" diffusissime in tutto il pianeta, anche in paesi poverissimi, venissero utilizzate in questo modo, si avrebbe un risparmio di combustibili e un abbattimento di Co2 domestico decisamente interessante...

 

 

Stufi della TV-Spazzatura? Qualcuno propone di tenerla spenta per preservare lo spirito (e per risparmiare elettricità).

Io, in più, propongo di smontarsi la parabola, preservare lo spirito, risparmiare elettricità e quando c'è il sole, pure sul gas!


 


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Il 5 luglio durante l'annuale manifestazione di alianti RC al magnifico pendio della "Pira" organizzata dal nostro gruppo, ho avuto la possibilità di testare la parabola in montagna a quasi 2300mt s.l.m.

 

(Img. 21)


 

Nonostante la quota che consente un miglior irraggiamento (minor filtro ai raggi) e la "giacca a vento" (fatta con carta alluminio imbottita di alcuni spessori di carta da pane) che avvolgeva le pareti (NON IL FONDO!!!) della caffettiera, le prestazioni sono pressochè identiche a quanto già rilevato a casa.

Le da 6 tazze di caffè impiegavano mediamente 12 minuti per essere consumabili con cielo apparentemente terso. Evidentemente, l'effetto della brezza è assai importante.

 

(Img. 22, 23)




 

Devo dire che il successo che ha avuto questa mia realizzazione ha, in questa sede, superato abbondantemente le mie aspettative: tanta la curiosità delle persone convenute, tante domande, tante considerazioni positive/affascinate e... tanti caffè!

 

Vorrei solo ribadire e fissare un concetto che più volte ho dovuto chiarire quel giorno.

Infatti qualcuno, preso dall'entusiasmo,  mi credeva quasi un genio...

Vorrei precisare, a tal proposito, che sia ben chiaro che io non ho inventato nulla, ho solo (ri-)costruito, per di più in maniera alquanto spartana, e (ri-)proposto un'invenzione le cui origini risalgono come minimo a quasi 3000 anni fa!

 

Infatti è storicamente provato da Plutarco che l'accensione della fiamma olimpica, almeno a partire dall'VIII sec. a.C. avviene con uno specchio concavo a forma di paraboloide in metallo lucidato!

 

(Img. 24, 25)


 


C'è ancora qualcuno che osa definire la nostra una civiltà "evoluta"???

 

 



   Parabole satellitaire TV (Img.1)

 

Oui! Exactement une des milliers de paraboles qu'on voit sur les toits, sur les terrasses, partout dans tous les pays du monde (Img. 2, 2b).

Il est possible de les transformer facilement en cuiseur solaire avec une dépense très modeste surtout si on utilise des matériaux de récupération.

 

Ma parabole est légèrement elliptique et mesure 83cm sur son axe majeur et 72cm sur son axe mineur (Img. 3).

 

Contrairement aux coûteuses paraboles réalisées exprès pour la cuisson, les paraboles TV ont un point focal assez éloigné et assez difficile à bien régler. Pour ces raisons j'ai pensé de suspendre la parabole au support de la casserole avec 4 tiges filetée de 6mm.

Un système d'écrous papillon et contre-écrous permet de régler le point focal et le démontage rapide (Img.4).

En plus, de cette façon je n'ai plus de foyer "libre" (donc dangereux) comme souvent j'ai vu sur Internet.

Le premier réglage du foyer, je l'ai obtenu très simplement en positionnant à sa place, le bras du récepteur satellitaire.

 

Pendant ce réglage je me suis aperçu que si j'utilisais la parabole "tète en bas" (Img. 5) elle restait toute seule près de la bonne position par effet de son propre poids. Mais, surtout, de cette façon le point focal frappe toujours le fond de la casserole et non pas les parois comme si on l'utilise dans sa position originelle.

La marmite (et donc la parabole) appuie sur un support en tubes carrés d'alu pliés simplement avec un étau, (aidé par un bout de métal dur et un dessin pour déterminer le bon angle) car je n'ai pas de moyens plus spécifiques (Img. 6, 7, 8).

C'est pas très esthétique mais ça marche.

La grille d'un vieux four complète ce support pour pouvoir utiliser aussi des marmites petites ou une cafetière (Img. 9).

 

L'image 10 montre l'articulation et le blocage des tiges filetées. Le tuyau permet un mouvement lisse sur la section carrée.

 

Tout le "groupe" (parabole+ tiges+support) s'appuie sur deux charnières (Img. 11) qui permettent de régler la bonne position de la marmite même sur des terrains pas plans.

 

Un portique pliable en bois de récupération soutient le tout. Cela permet de démonter en quelques minutes l'engin pour le transporter ou le ranger plus aisément.

 

Comme je disais en haut, la position "naturelle" de la parabole permet de régler la position "azimuthale" sans effort. Donc une petite planche de bois de 125cm est suffisante. Elle a été percée d'une part d'une série de trous pour pousser la parabole en avant quand le soleil est haut dans le ciel.

De l'autre coté des "dents de scie" la soutiennent quand le soleil est bas. Impossible faire plus simple! (Img. 12, 13)

 

Pour finir, j'ai choisi un miroir adhésif que j'ai tranché en bandes de 5cm pour mieux épouser la surface concave de la parabole.

Malheureusement la parabole était recouverte par une peinture très résistante et granulée ce qui ne permettait pas un bon accrochage de l'adhésif et laissait une finition très mauvaise.

J'ai donc du, pas sans difficultés, enlever cette peau pour coller le miroir qui même en bandes a demandé pas mal d'effort et encore quelques coupures par travers pour bien couvrir le plat (Img. 14).

 

Finalement, le 26 juin j'ai fais les réglages avec une casserole noire au foyer.

Ayant déjà fait un premier réglage avec son bras, au bout de quelques minutes j'ai obtenu une tache focale d'environ 3cm de diamètre (Img. 15).

 

Le jour après à 8h du soir, j'ai mis sur la grille un bout de bois qui a commencé immédiatement à fumer et après 8 secondes il a pris feu (Img. 16).

J'ai donc obtenu des température d'environ 250°C  à une heure assez peu favorable pour ce type d'expériences et je n'avais pas encore enlevé le film de protection du miroir: j'ai été surpris!

Le 28 juin, très belle journée, j'ai fait quelques tests non officiels avec encore le film de protection:

La cafetière de 6 tasses (300ml d'eau) a fait le café en 11 minutes, un litre d'eau à 20°C a commencé a bouillir au bout de 29 minutes (Img. 17 et 18).

 

...et à la fin de la journée: (Img. 19, 20)

 

Il est évident qu'une éventuelle transformation en cuiseur solaire de tous ces milliers de paraboles très répandues même dans les pays pauvres, permettrai une épargne importante de combustible et une émission de CO2 domestique beaucoup réduite...

 

Il y a des associations qui proposent de pas allumer la télé pour préserver l'esprit (et pour épargner de l'énergie électrique). Moi je propose, en plus, de démonter sa parabole, préserver l'esprit, épargner de l'électricité et quand le soleil brille aussi du gaz!

 

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Le 5 juillet, pendant la rencontre VDP annuelle (planeurs R/C) organisée par mon Club sur la merveilleuse pente de "La Pira" (La Pierre),  j'ai eu la possibilité de tester la parabole en montagne à presque 2300m d'altitude. (Img. 21, 22, 23)

Bien que l'altitude permette une meilleure pénétration des rayons solaires (moins de filtre) et l'"anorak" (alu cuisine fourré de papier) que j'ai mis autour (pas sur le fond!) de la cafetière, les performances sont presque identiques aux essais chez moi.

Environ 12 minutes pour faire les 6 tasses de café. Il est évident que la brise fraîche joue un rôle assez important.

 

Cette réalisation a rencontré parmi le public, en cette occasion, un succès inattendu: beaucoup de curiosité, beaucoup de questions, beaucoup d'enthousiasme et... beaucoup de cafés!

 

Je veux simplement faire une précisation importante que j'ai déjà du répéter plusieurs fois ce jour-là:

En effet quelqu'un, par l'effet de l'enthousiasme,  me pensait un génie.

Et bien, PAS DU TOUT! Je n'ai absolument rien inventé!

J'ai simplement (re-)construit, même de façon assez minimaliste et "brutale", et (re-)proposé une invention déjà bien connue il y a presque 3000 ans!

C'est Plutarque qui nous raconte que la flamme olympique est allumée avec des miroirs paraboliques en métal poli au moins depuis le VIIIe siècle avant Jésus Christ! (Img. 24, 25)

 

Est ce qu'il y a encore quelqu'un qui pense que la notre est une civilté "avancée"???

 

 

Ulteriori test SUNSTOVE

Pubblicato il da solaero


Ulteriori test per il "Sunstove"

 

 

Se ancora non l'avete fatto, vi consiglio di leggere prima la pagina Presentazione Modalità e spiegazioni generali riguardanti i test per meglio capire quanto segue.

 

 

 

 

Nonostante non abbia ancora trovato il tempo per sistemare lo sportello del Sunstove per limitare i danni da condensa, decido di effettuare ancora qualche test.

 

La giornata è serena ma con molta foschia in quota ma il forno sembra non avere troppi problemi a portare all'ebollizione il contenuto della pentola e pur in presenza di parecchia acqua, raggiungo temperature inattese sia nel recipiente che nel forno.

 

In poco tempo comincia a formarsi condensa tra i due vetri ma vedo che questo non pregiudica l'efficienza del forno in quanto la temperatura sale costante fino al raggiungimento dell'equilibrio termico. Le modifiche allo sportello andranno comunque fatte per evitare danni alla struttura.

 

Dopo un'ora scarsa apro lo sportello e vengo investito da uno sbuffo di vapore rovente che ad essere sincero mi ha colto impreparato : attenzione quindi, non è necessario un fuoco o una resistenza elettrica per ustionarsi!!!

 

Il piatto supera la prova assaggio a pieni voti anche se tendente al "molto cotto".

 


 

 

 

Visto che le condizioni meteo non si erano modificate più di tanto decido di fare una prova piuttosto singolare: cuocere delle patate con la buccia come si faceva una volta sotto la cenere ossia "nature" senz'acqua e con solo un piccolo goccio d'olio per ungere la pentola. Ho solo avuto cura di scegliere patate piuttosto piccole per favorire l'ingresso della temperatura fino al "cuore"

 

Inoltre vedo che il forno ha conservato una temperatura piuttosto elevata al suo interno e questo non può che rendere più rapida anche la salita della temperatura per la cottura.

 

Il vento nel frattempo ha rinforzato giustificando temperature nel forno un po' inferiori alla prova precedente però, nella pentola, la scarsità d'acqua mi regala un picco di ben 135°C con più di mezzo chilo di cibo.

 

In questo caso è impossibile vedere quando le pietanze cominciano a bollire e tra un lavoro e l'altro nell'orto il tempo passa. Neppure non voglio aprire il forno per saggiare il grado di cottura perché ogni intervento in questa direzione provoca inesorabilmente un grosso e rapido spreco di preziosa energia accumulata lentamente.

 

Avendo spostato l'ora di cena un po' più tardi, alle 19.15 quando il sole è tramontato sul terrazzo ho provato a chiudere il riflettente per testare anche la capacità di "tenere il caldo" di un aggeggio così rudimentale e dall'isolamento fatto di materiali così poveri.

Ebbene, nonostante la massa d'acqua (che, ricordo, è molto inerte non solo nel salire di temperatura ma anche nel cederla) decisamente scarsa per non dire insignificante, la pentola ha impiegato ben 52  minuti per arrivare in zona di allarme alimentare! Sono veramente soddisfatto!

 

 


 

 

 

La giornata splendida e decisamente limpida non ci ha colti impreparati e appena arriviamo a casa mia moglie prepara l'impasto per una torta questa volta un po' più seria che non quella provata precedentemente con il PRIMROSE.

 

Gli ntervalli di rilevazione sono un po' più distanziati causa altri impegni e si è verificata una piccola "défaillance" della sonda del forno, ma ancora una volta batto il mio record di temperatura con un bel 150°C dei vapori della pentola!

 

Questa volta ho dovuto interrompere la cottura perché... cotta! E ce lo diceva con un bel colore bruno scuro che di lì a poco sarebbe diventato tendente al nero...

 

 

 

 

 

La prova di assaggio il giorno dopo, ad una festa per le nostre due bimbe: chi non era stato informato del metodo di cottura pensava che fosse stata cotta in un forno tradizionale (...che mediamente consumano tra 900 e 2500 W).

 

Qualche giorno dopo ripeto l'esperienza (questa volta con i termometri da forno) con una torta alle mele da 650gr ed ottengo praticamente gli stessi valori.

 

 

 

 

E qui siamo in Valle d'Aosta a  45°44'xx" N e non a Dakar o Addis Abeba o in qualsiasi "paese caldo" che la maggior parte degli scettici-ridicolisti insinuano come unico luogo in cui si possa tentare la cucina solare!!!

E per di più con un rudimentale attrezzo costruito alla "bell'e meglio" da un hobbista pasticcione!

 

 

 

 

 

 

 

TEST CUCINOTTO TIPO “PRIMROSE”

Pubblicato il da solaero


Test Cucinotto tipo "Primrose"

 

Se ancora non l'avete fatto, vi consiglio di leggere prima la pagina Modalità e spiegazioni generali riguardanti i test  per meglio capire quanto segue.

 


 

 

Come al solito inizio delle misurazioni con acqua.

Si noti che l'ebollizione inizia con parecchi gradi al di sotto dei famosi 99,99°C e questo credo sia dovuto unicamento al fatto che, in questo tipo di fornello, l'energia colpisca il fondo della pentola che diventa quindi la zona più calda originando l'ebollizione, quando il resto del recipiente è ancora ad una temperatura inferiore.

 

Una prova precedente aveva dato però una temperatura di picco di 108°C: evidentemente oggi il cielo non era così trasparente come sembrava...

 

 


 

 

 

Oggi primo piatto destinato alla consumazione: un risotto con spinaci selvatici raccolti al momento.

La temperatura sale un po' più velocemente (evidentemente c'è una minore barriera ai raggi solari) nonostante gli ingredienti in più aggiunti alla stessa quantità d'acqua della prova precedente.

 

Sicuramente il riso sarebbe stato consumabile dopo i classici 20 minuti (diciamo mezz'ora in questo caso) dall'inizio dell'ebollizione ma nessun commensale era pronto e così l'ho lasciato a cuocere anche per verificare la teoria secondo la quale un fornello solare non scuoce i cibi.

E invece devo dire che questo apparecchio è "troppo potente" e il risultato è stata una crema di riso piuttosto che un risotto. Comunque le galline che aspettavano ansiose gli avanzi sono rimaste "a becco asciutto"...

 

Non sono stati registrati i valori rilevati nella serra in quanto non sono riuscito a posizionare in un angolo d'ombra la sonda k e si leggevano valori di oltre 170°C: quanto riesce a provocare poco più di mezzo m2 luce solare riflessa e concentrata!!!!

 


 

 

 

 

Vista la giornata interessante dal punto di vista meteo, decido di fare un altro esperimento "commestibile". Non sono un amante della carne ma volevo provare anche questo tipo di alimento.

Ho lasciato cuocere un'ora prima di assaggiare (no, non ripeto il pranzo alle 15.30!) e comunque anche questo piatto è risultato stracotto ovviamente.

Quindi posso concludere che questo tipo di fornello solare differisce da un comune fornello elettrico o a gas quasi solo per i tempi un po' più lunghi con il quale raggiunge la temperatura di cottura, anzi di ebollizione, visto che la cottura degli alimenti inizia molto prima (circa 75°C per la carne e 85°C per verdure e cereali.

 


 

 

Anche se le condizioni meteo cominciano a non essere più ottimali (vento fresco teso) decido di provare a completare il menù della giornata anche con un "dessert".

Le cosiddette "Ossa dei morti" era la cosa più semplice e rapida da mettere in pentola e così, fidandomi solo della mia memoria  per le proporzioni, ho iniziato ad impastare farina e zucchero. Solo a questo punto mi accorgo di non avere né mandorle né nocciole, richieste dalla ricetta tradizionale ma decido di procedere comunque con questa ricetta strampalata.

Non faccio i soliti salsicciotti ma stendo l'impasto sul fondo della pentola in modo che sia il più possibile uniforme ed a contatto con la parte riscaldata.

 

L'acqua utilizzata in quantità inferiore rispetto alle altre esperienze non solo lascia salire più rapidamente la temperatura ma consente anche di raggiungere temperature (ricordo dei vapori) decisamente più alte che non con gli alimenti ad alto contenuto di H2O.

 

Dopo un'ora di cottura, decido di togliere il "sigillo" di farina al buchino dal quale passa la sonda. Infatti ci sembra che l'impasto abbia perso poca acqua e quindi sia lontano dalla consistenza tradizionale piuttosto secca e dura di questa specie di biscotto.

 

Un po' per questo e un po' per l'ora non molto favorevole e un po' per il vento che ha preso a soffiare violento (ricordo che in sede di test non copro il coperchio della pentola con l'isolante) la temperatura ha fatto un balzo in discesa.

 

Dopo due ore di cottura provo a scoperchiare per tastare la consistenza dell'impasto che ormai da tempo ha preso un bel colore bruno ed emana un delizioso profumino.

Decidiamo di lasciarlo asciugare ancora un po' quindi rimetto il coperchio.

Con mio grande stupore, la temperatura (scesa a 78°C) sale di nuovo velocemente segno che il cucinotto è efficiente anche con il sole ormai basso sull'orizzonte.

 

Avrei voluto fotografare il risultato ma avevo dimenticato l'apparecchio a casa (i test li faccio in campagna da mia mamma visto che abito in città). Ma provvidenzialmente è passata di lì Raffaella Roffino, fotografo, che ha immortalato la mia prima pseudo-torta-biscotto solare. Grazie di cuore a Raffaella.

 










Dal punto di vista del gusto, devo dire che nonostante la penuria di ingredienti usati, alla fine non era neppure sgradevole da sgranocchiare.

 

 


 

 

Conclusioni della giornata:

 

Evidentemente, organizzandosi un po' meglio ed iniziando la cottura verso le dieci, è sicuramente possibile cucinare un primo (magari da servire freddo tipo un'insalata di riso), un secondo con contorno, per il pranzo, ed infine una torta per la merenda; il tutto utilizzando un solo fornello, un solo recipiente e senza aver consumato alcuna energia!

A voi le considerazioni...

 

Modalità e spiegazioni generali riguardanti i test

Pubblicato il da solaero

Modalità e spiegazioni generali riguardanti i test.


 

Per non appesantire troppo le pagine relative ai singoli aggeggi di cottura, ho deciso di creare una categoria specifica per le prove pratiche.

Chi volesse approfondire l'argomento con alcuni dati e valori potrà guardare la pubblicazione delle tabelle dei primi test e delle prove di "collaudo" dei vari fornelli.

 

Quando faccio le prove?

Ovviamente in giornate di bel tempo!

Raramente, però, posso sfruttare la fascia oraria migliore (10.00 - 14.00) per motivi di lavoro.

 

Cosa cucino per prova?

Le prime misurazioni generalmente le faccio con della semplice acqua (nelle quantità indicate di volta in volta).

 

Infatti l'inerzia termica dell'acqua è straordinaria: lo sapevate che occorre circa il triplo di energia per portare all'ebollizione un cubetto di ghiaccio che non per fondere lo stesso cubetto di piombo?(1)

 

Quindi se, per esempio, un forno riesce a portare all'ebollizione 500ml d'acqua in un'ora, sicuramente non avrà problemi a portare alla cottura in tempi inferiori 500 gr di cibo che contiene solo una percentuale minore di acqua!

 

Superata questa prima fase di prove, inizio a cuocere qualche alimento molto semplice ed improvvisato il più delle volte con i primi ingredienti che mi capitano in mano dando origine a ricette a volte interessanti ma il più delle volte assai strampalate. In questa fase infatti  la degustazione di piatti prelibati non è l'obiettivo principale dei test volti al semplice collaudo dell'apparecchio

 

 

 

Strumenti:

I dati riportati sono ottenuti con un termometro digitale munito di due sonde K acquistato su:

 http://www.virtualvillage.fr/Items/003920-016?sck=43656861

 

 

 

Generalmente una sonda viene inserita all'interno del forno e una all'interno del recipiente di cottura attraverso il foro visibile sul coperchio in vetro.

 

 

Dopo parecchie misurazioni ho provato a rendere "ermetico" questo foro sigillandolo insieme al filo della sonda con un micro impasto di acqua e farina (un po' come si fa per sigillare il "BAEKEOFFE" piatto tipico alsaziano). In questo modo il vapore fuoriesce con maggiore difficoltà con grande  vantaggio per la temperatura del recipiente di cottura (e per la salute dei forni meno "invasi" dall'umidità).

 

In caso di test su parabole, visto che manca un forno o una "serra", la sonda non utilizzata rileva la temperatura ambiente che è, in questo caso, molto influente sulla temperatura del recipiente di cottura non protetto.

 

In futuri esperimenti di comparazione, le due sonde verranno inserite nel recipiente di cottura degli apparecchi a confronto.

 

I dati raccolti vengono poi inseriti in una tabella. Spero in futuro di trovare uno strumento che mi consenta di arricchire questo modo di presentazione anche con alcuni grafici.

 

Per la cronaca, terminata la fase di "collaudo" preciso, per l'utilizzo abituale, adopero un termometro tradizionale da forno e un termometro a stelo per la verifica della cottura della carne (inserito nel foro del pomello del coperchio della pentola). Questo per avere comunque un'idea di quello che succede all'interno di questi straordinari sistemi di cottura e per monitorare i rischi alimentari (vedi http://www.solarcooking.org/italiano/foodsafety-it.htm).

 

 

Come leggere i valori di temperatura?

Benché si tratti di uno strumento molto preciso, le temperature vanno comunque interpretate con uno scostamento di qualche grado in quanto è quasi impossibile creare l'ombra sulla sonda K. Pertanto piccole alterazioni di valore sono date dall'azione diretta del sole sulla sonda stessa. In alcuni casi in cui questa azione ha determinato valori troppo alterati,  come nel caso del cucinotto tipo Primrose (qui il sole è concentrato da un paraboloide), sono indicati tra parentesi o non disponibili  e correlati da relativo commento.

 

Intervalli di rilevazione:

Non disponendo di attrezzature sofisticate (data-logger ecc.), la registrazione dei valori avviene manualmente, come riportato prova per prova, ad intervalli più o meno regolari (a seconda degli altri impegni a cui devo far fronte nel contempo). Credo che nonostante gli intervalli di lettura non proprio precisi, la tabella consenta comunque di avere un'idea abbastanza precisa delle performances dello strumento analizzato.

 

Intervallo di ri-orientamento verso il sole:

Durante i test, salvo diversa indicazione, i forni vengono riposizionati ogni due letture (una si e una no) mentre le parabole e altri concentratori più sensibili, vengono orientati ogni lettura.

Durante l'utilizzo abituale per cucinare, invece, il ri-orientamento avviene soprattutto in funzione della temperatura interna (quindi più sovente in caso di giornata velata e/o meno frequentemente fintanto che la temperatura rimane elevata)

 

Comparazioni tra sistemi di cottura:

Pur trattandosi di apparecchi di diversa efficienza invito a non fare alcun confronto se non quelli che proporrò in futuro in quanto, per avere un riscontro corretto, occorre raccogliere i dati degli apparecchi contemporaneamente.

Infatti anche se le prove vengono ovviamente effettuate con cielo limpido, l'irraggiamento effettivo non è determinabile con la semplice osservazione visiva del cielo. Anche se due giornate sembrano ugualmente terse,  a seconda dell'umidità, dell'inquinamento... l'irraggiamento che giunge sulla superficie terrestre può essere anche molto diverso. Si potrebbe erroneamente credere che un forno a bassa efficienza (V. Fornetto) possa essere più performante di uno Sunstove se le condizioni meteo apparentemente identiche erano più favorevoli durante le prove del primo.

 

Precisazioni per il controllo della temperatura all'interno del recipiente di cottura:

La sonda K che inserisco nel foro del coperchio, misura la temperatura dei vapori contenuti nella pentola che può raggiungere valori anche elevati (oltre 150°).

Il termometro a stelo, invece, misura principalmente la temperatura all'interno del cibo e quindi all'incirca 100°C al massimo (v. schizzo in basso).

 

Ricordo che, indipendentemente dalla temperatura con la quale viene riscaldato, nessun alimento contenente acqua può raggiungere al suo interno temperature superiori a 99,99°C fintanto che c'è acqua!!!

 

Quindi, per esempio, ad una temperatura dei vapori rilevati dalla sonda K di 135°C, il termometro a stelo inserito nello stesso cibo indicherà 105°C (99,99°C del cibo + circa 5°C dovuti alla conduzione termica dello stelo che attraversa il vapore a 135°C).

Questa precisazione mi sembra importante affinché chi vorrà fare a sua volta dei test non si senta deluso se, utilizzando un semplice termometro a stelo (di facile reperimento a circa 10Euro contro i 31Euro del digitale), non leggerà mai valori di molto superiori a 100°C.

 

 

 


 

•(1)   da: "La chaleur solaire et ses applications industrielles" par Augustin MOUCHOT - Tours 02 Juin 1869.  Ristampato nel 1980 da Librairie scientifique et technique ALBERT BLANCHARD - 9, rue de Médicis, Paris 6ewww.blanchard75.fr

 

Menu Cat. SOL - TEST e PROVE

Pubblicato il da solaero

Se desiderate consultare tutti gli articoli della Categoria, li trovate in sequenza in ordine di inserimento.

Altrimenti cliccate qui sotto sull'articolo che vi interessa.


 

          1)  Modalità e spiegazioni generali riguardanti i test



          2)  Test fornello tipo "PRIMROSE”

  
          3) 
Ulteriori test per il SUNSTOVE

 

          4) Comparazione SUNSTOVE – “PRIMROSE”

Fusoliere in "struttura di Espanso"

Pubblicato il da solaero

Fusoliere in "STRUTTURA di espanso"
Ovvero come costruire "tradizionalmente" ad un costo "10 volte" inferiore.


 

Si tratta semplicemente di costruire le strutture in maniera molto simile a come si fa con il legno tenendo conto ovviamente di spessori maggiorati e rivestimenti lavoranti (scotch, carta o fibra) per ottenere la stessa robustezza.

 

Quello che presento è il mio primo tentativo e in quanto tale evidenzia tutti i difetti possibili però sicuramente è un modo di costruire affascinante e che intendo perfezionare e riutilizzare in futuro per altri modelli.

 

Anziché usare la vista laterale per ottenere le dime in compensato e tagliare un blocco, l'ho usata per tagliare due pannelli di depron da 3mm con deriva inclusa (ma escludendo il muso che verrà realizzato da blocco "scolpito" e carteggiato per non complicarmi troppo la vita in questa prima esperienza).



 

Su queste "basi" ho poi incollato le semi-ordinate realizzate con depron da 6mm (quelle che costituiscono il cono di coda) ed estruso "affettato" a circa 6mm di spessore (quelle della parte cilindrica) già svuotate.









 

Una volta tolti gli spilli ad incollaggio avvenuto, per quanto riguarda la parte cilindrica della fusoliera ho semplicemente preso un pannello di depron da 6mm, l'ho rivestito di scotch marrone da pacchi affinché non si spezzasse, e gli ho dato la forma arrotolandolo brutalmente sul matterello da cucina sottratto a mia moglie approfittando di un momento di distrazione  

Dopodiché è stato incollato, tenuto in posizione con righelli metallici e caricato in modo che sposasse al meglio la forma delle ordinate.

 




Per quanto riguarda il cono posteriore invece, ho tagliato tanti listellini di depron da 6mm che ho cercato di incollare fianco a fianco come il fasciame di una barca. Mi sono accorto che il depron da 6mm è piuttosto difficile da piegare e lavorare in queste dimensioni e sicuramente la prossima volta disegnerò le semi-ordinate per un rivestimento di 3mm oppure farò 2 strati di rivestimento da 3mm.

 

In ogni caso la seconda semifusoliera è già venuta meglio (segno che la tecnica è relativamente facile da acquisire) e la colla poliuretanica (usata per tutti gli incollaggi) fa miracoli quanto a rigonfiamento e quindi tutte le fessure sono risultate belle riempite.



 

A questo punto una bella "scartavetrata" con il tampone per eliminare tutti gli "scalini" e per ottenere la forma tondeggiante (sia chiaro, io non mi sono accanito più di tanto per un' estetica perfetta ma i perfezionisti hanno pane per i loro denti...).

 

Devo dire che la rigidità ottenuta mi ha davvero stupito.

 

Ho poi praticato gli scassi anche sulle "basi" in depron da 3mm che reggono le ordinate (sempre alla ricerca del grammo dove è facile) con un saldatore elettrico, inserito la guaina per il comando del cabra ed infine assemblato le due semifusoliere.

 








Dopo aver fatto un blocco con alcuni spezzoni di estruso, l'ho incollato provvisoriamente con un punto di colla alla fusoliera fin qui realizzata e ho inserito il tutto dentro ad una "scatola" realizzata con le 4 dime in compensato (fatte per un'altra fusoliera in espanso pieno di questo modello) per ricavare con l'archetto la sede dell'ala e la sagoma del muso che poi ho portato alla forma desiderata col tampone.

 



Infine ho staccato di nuovo il muso, vi ho ricavato la sede e l'accesso per le batterie, vi ho inserito una prolunga per l'alimentazione della radio e poi ho incollato il tutto con la giusta quantità di colla. Quando asciutto ancora una passata di tampone per regolarizzare la giunzione ed ecco la fuso pronta per la
ricopertura con la carta o con Nastro Tramato. Peso 175gr per 110cm di lunghezza e 12 cm di diametro nella parte cilindrica.

 

 

 





Nota bene:

 

Le tecniche sopra descritte, pur essendo ampiamente collaudate dalla disciplina dello SLOPE-COMBAT e da me stesso, devono essere verificate e collaudate da ogni singolo modellista che ne faccia uso al fine di mantenere sempre gli adeguati parametri di sicurezza in funzione delle proprie esigenze (volo dolce - acro spinta...) e capacità di pilotaggio.

 

!!!  NON POSSO QUINDI ESSERE RITENUTO RESPONSABILE DELLE ALTRUI IRRESPONSABILITA'  !!!

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