Overblog Segui questo blog
Administration Create my blog

forno modello "Sunstove"

Pubblicato il da solaero

Costruzione di un "SUNSTOVE"

 (forno ad alta efficienza)





Una volta capito i disegni costruttivi del SUNSTOVE trovati su:

 

http://www.sungravity.com/interior_and_case_drawings.html  (occorre rollare fino in fondo alla pagina: dopo lo spazio bianco c'è la seconda parte...)

 

mi sono messo alla ricerca delle lastre in alluminio per Offset. L'unica tipografia della zona con macchine grandi indicatami, mi propone una lastra leggermente più piccola in larghezza (-6,5cm) mentre la profondità corrisponde al progetto. Decido quindi di fare un forno leggermente più stretto di tale misura. Mi costa la cifra astronomica di 10E perché è già predisposta alla stampa con il "gel", una specie di vernice blu che ricopre la parte posteriore ma che date le temperature potrebbe rilasciare esalazioni non molto commestibili.

 

Mi ci è voluto quasi un litro di acetone e mezza bobina di carta da carrozziere (oltre che una bella dose di olio di gomito) per ottenere una superficie accettabile (ma facendo cadere una goccia di acetone, si forma ancora un alone azzurro...). Non molto ecologico come bilancio ma non sono riuscito a trovare di meglio.

 

Ho poi riportato il progetto sulla parte interna e proceduto con i tagli e le pieghe (procedere sempre dall'esterno verso l'interno). Devo dire che alla fine questo materiale è molto facile da lavorare anche se piuttosto tagliente per le dita...

 

Come da istruzioni ho bloccato la forma con i rivetti.


 


 

 

 

   

Ispirandomi alla realizzazione di MICSOLAIRE interamente in cartone e visto il prezzo di una lastra Offset con gel da togliere ho deciso di far una costruzione "ibrida" realizzando il guscio esterno non in alluminio ma con cartone di recupero. L'unico pezzo grande che avevo sotto mano era l'imballaggio di un letto da ospedale che se da una parte garantisce una notevole robustezza grazie all'elevato spessore, dall'altra mi ci è voluta tutta l'esperienza che avevo per piegarlo alla volontà del progetto.

 

 






Una volta incollato in posizione ho preferito foderare l'interno con alluminio da cucina per riflettere ancora un poco l'irraggiamento infra-rosso visto lo spessore di isolamento comunque limitato.

 

 

 



E' poi stata la volta della cornice che unisce i due gusci realizzata con legno di recupero (grazie Emilio) da 3X10cm. Nella fase di taglio di questi pezzi, ricordarsi che le misure si riferiscono all'interno e non all'esterno del pezzo (chi come me non ha testa...mangia ulteriore segatura...)

 

 



Una volta fissato il guscio esterno alla cornice di supporto (qui ho fatto una piccola variante al progetto in quanto non l'ho inserito all'interno ma all'esterno con stecche di legno avvitate)  ho poi proceduto con la coibentazione: qualche straccio di lana e poi palline di carta dai sacchetti del pane usati era il mio progetto ma poi visto il poco spazio disponibile ho optato per 10 strati di sacchetti del pane appallottolati e poi distesi (in modo che facciano molte grinze e rimangano "ariosi") poi ancora uno strato di alluminio riflettente e poi ancora 10 strati di carta da pane attaccati a metà della struttura in legno con puntine da disegno a cui ho tolto il cappellino di plastica colorata.  Si potrebbe usare anche la carta di giornale ma tutto quell'inchiostro non destinato al contatto con il cibo mi lascia diffidente.

 

 


 

 

 

 

Infine ho inserito il guscio interno in alluminio che appoggia su due quadrelli di legno che ne assicurano la stabilità e la rigidità anche quando carico.

Sempre con legno di recupero ho poi realizzato la cornice dello sportello. Volendo un forno più efficiente anche a metà stagione, ho voluto provare il doppio vetro  spaziato di circa 1cm inserito in tagli appositi realizzati sulla cornice. N.B.: contrariamente a quello che molti credono, non ho usato vetri sperciali ma del comunissimo vetro per finestre da 2mm!

 

E' poi stata la volta di cerniere e chiusure. Anche qui ho voluto fare le cose in grande nella speranza di guadagnare ancora qualche punto di efficienza non certo per stravolgere la filosofia della cottura solare lenta e dolce quanto per poter utilizzare il forno anche in "bassa stagione" o con cielo leggermente velato.

 

Infine, non avendo certezze sulla non tossicità della vernice nera per alte temperature in mio possesso, ho realizzato il fondo nero tagliando la lastra di un vecchio forno. A questo punto ho pensato che alzandola di 1cm dal fondo con 2 listelli di legno non poteva che dare una resa migliore in quanto trasmette meno calore all'alluminio e quindi al materiale di isolamento piuttosto che alla pentola.

 

Ora il mio Sunstove sarebbe operativo in quanto è stato progettato per non avere necessità di ulteriori pannelli riflettenti molto sensibili al vento ma vista la latitudine non tropicale in cui opererà ho voluto aggiungerne uno che inoltre, una volta chiuso, protegge il vetro e contribuisce a mantenere la temperatura in caso di nuvole (cfr. la sezione "pentola norvegese") Si tratta di un pannello di compensato da 5mm sul quale ho incollato ritagli di specchio adesivo  E' fissato allo sportello con due cerniere con perno smontabile così in estate e in caso di vento è possibile ripristinare il SUNSTOVE originale.
La regolazione dello specchio avviene con piccolo profilato di alluminio bloccato con un morsetto "maison" che si stringe con dadino a galletto.

 

  

 

 A questo punto però a forza di aggiungere "optionals", il peso della struttura è diventato importante e temendo che il guscio di cartone per quanto spessissimo, non riesca a mantenere nel tempo la sua forma, ho aggiunto ancora un listellino di legno davanti e due "zampe" dietro (ormai, etto più, etto meno...) che consentono al fondo di stare sospeso da terra di circa 1cm.

 

 


 

 

  

Pur essendo terminato da qualche settimana, riesco ad organizzarmi per i primi test solo... il 21 dicembre SOLSTIZIO D'INVERNO ovvero il giorno in cui il sole è più basso sull'orizzonte e quindi, in teoria, il culmine del periodo più sfavorevole per la cottura solare.

 

Ma la curiosità è forte, la giornata limpida anche se soffia un vento fortissimo (che farà ballare non poco il termometro) e così installo l'apparecchio al sole.

Incredibilmente, come da scheda qui sotto riportata, riesco ad ottenere l'ebollizione di 250ml d'acqua in 1h05, ripeto al SOLSTIZIO D'INVERNO!!!!

 

 

 

 

  


21 dicembre... BOLLE!!!

 


Il 23 dicembre giornata altrettanto limpida ma con una temperatura di 5° e assenza di vento ripeto la prova che mi da sostanzialmente risultati identici.

 

Il 28 dicembre decido di provare a cuocere qualcosa. Avevo sotto mano solo delle patate e una cipolla. Sotto riporto la scheda della prova. Avendo ritardato il pranzo per altri impegni, proviamo ad assaggiare le patate come contorno. Posso assicurare che erano ottime ma stracotte e sicuramente sarebbe stato sufficiente un tempo di cottura decisamente inferiore per questa quantità di cibo.

 

 

 

 

 

Per curiosità durante una "seduta essicativa" in cui ho "acceso" il forno solo per cercare di togliere un po' di condensa, il termometro con la sonda inserita nella pentola vuota e secca ha segnato 132°C!

 

Mi ritengo molto soddisfatto di questa prima serie di prove effettuate proprio nel periodo durante il quale tutti i manuali di cucina solare dicono sia impossibile cucinare!!!

 

Unica nota negativa è la condensa che si forma tra i doppi vetri del coperchio. Infatti, per evitare il più possibile contatto alimentare con sostanze non commestibili, avevo siliconato solo la parte esterna del vetro esterno ma in questo modo il vapore passa tra i due vetri e vi rimane intrappolato. I piccoli forellini che ho fatto sulla cornice durante queste prove per consentire un ricambio di aria nell'interspazio dopo l'utilizzo del forno non sono sufficienti pertanto:
o decido di sigillare anche la parte interna del vetro interno
oppure costruisco un'altra cornice per il vetro esterno con possibilità di aprire la camera d'aria dopo la cottura e consentire l'eliminazione dell'umidità.

 

Seppure più laborioso (costruzione di un'ulteriore cornice ed estrazione del vetro esterno dal coperchio esistente con operazione chirurgica) ho optato per questa soluzione visto che la sola condensa della cottura in corso non sembra compromettere il funzionamento del forno (anche se in questi test la temperatura nella pentola si stabilizzava a 108° quella all'interno del forno continuava a crescere) e posso così evitare l'uso di materiali chimici.

 

 

 

 

 

Finalmente ecco gli Ulteriori test del SUNSTOVE

 

Si veda anche: Comparazione SUNSTOVE – “PRIMROSE” 

 

                                                un Sunstove per la Sardegna

 

 

 

bilanciatore modelli

Pubblicato il da solaero

BILANCIATORE PER AEROMODELLI

 

 



Tutti sappiamo che uno dei parametri principali per avere un aeromodello "sano" è il suo corretto centraggio.

Dovendo provare per la prima volta alcuni progetti di  modelli PSS sui quali avevo investito anche parecchio tempo per una parvenza di decorazione, non potevo accontentarmi del sistema di bilanciamento con le dita posizionate più o meno in corrispondenza del punto di progetto e mi sono deciso a costruire un bilanciatore un po' più preciso.

 

Mi sono quindi ispirato ad una realizzazione descritta sul sito dei "Grands Planeurs Radiocommandés" per realizzare il mio strumento.

 

Non avendo modelli grossi, mi sono accontentato di due reggimensola avvitati ad un asse di recupero. Ho piegato le estremità e vi ho avvitato due connettori che terminano a punta smontati tempo addietro da un vecchio PC. In mancanza di tali connettori, due spezzoni di barra filettata sagomata a punta con la mola faranno la stessa funzione.

 

 

 

 

 

 

 

 

Con un profilato di alluminio ad U (a dire il vero avevo solo degli L che ho unito con i due rivettini visibili sulle foto) di circa 10cm ho ricavato il supporto delle ali.

 

Al centro ho fatto un foro da circa 10mm (calcolare grossolanamente il doppio del diametro della "punta") sulla prima guancia mentre in corrispondenza dell'altra, al centro del foro, ho appoggiato un chiodino e con una martellata (su un'incudine per non svergolare il pezzo) ho segnato il piccolo incavo che ospiterà la punta-fulcro della bilancia.

 

 

 

 

 

 

Infine due feltrini antiscivolo per trattenere il modello e per non segnare l'ala ed ecco il mio bilanciatore.

 


 

 

Beninteso, vi si possono installare anche le guide per fissare la distanza dal bordo d'attacco ecc ma, segnando un puntino su ogni semiala con un pennarello indelebile in corrispondenza del CG e posizionando entrambe le punte in quella posizione, si ottiene lo stesso il risultato voluto.

 

 

 

 

 

Pur trattandosi di una realizzazione alquanto spartana, semplificata ed economica, devo dire che sono rimasto colpito dalla sensibilità e quindi precisione dello strumento: bastano pochi grammi di piombo (2 o 3) oppure spostare di uno o due millimetri (lavorare sempre simmetricamente sulle due semiali) per ottenere il basculamento del modello. Basculamento che viene fermato dal bordo del foro che arriva a toccare la "punta" ed impedisce così il rovesciamento del modello.

 

Una volta allineato il sistema ai riferimenti sull'ala, il centraggio si può ritenere effettuato quando il modello rimane in equilibrio senza che i bordi del foro inferiore del profilato ad U in alluminio tocchino la "punta".

 

 

...e per quanto riguarda il PIOMBO se non se ne può fare a meno...

 

Per completezza di informazione, anche se ormai tutti i modellisti che conosco ne fanno uso, trovo molto pratici i contrappesi adesivi utilizzati dai gommisti per l'equilibratura delle ruote (credo quelle in lega).
La forma piatta e la possibilità di piegarli e modellarli facilmente unita al fatto che siano tarati (con impresso la grammatura di ogni singolo rettangolino) mi hanno fatto abbandonare gli altri tipi di peso per centraggio.
Se si è amici di un gommista, ben volentieri vi darà qualche "stecca" nuova di piombini altrimenti, come nel mio caso, basta chiedere un secchiello di quelli usati. Una buona lavata in acqua bollente e oltre che lo sporco, anche quello che rimane di adesivo se ne va con un po' di pazienza.

 

Dopodiché si possono fissare con nuovo biadesivo, avvitare previo forellino per la vite ecc. l'importante è che siano ben fissati ed in caso di urto non possano trasformarsi in schegge vaganti e quindi pericolose.

 

 


MENU Cat. AERO - Trucchetti ed attrezzature

Pubblicato il da solaero

Se desiderate consultare tutti gli articoli della Categoria, li trovate in cascata in ordine di inserimento.

 

Altrimenti cliccate qui sotto sull'articolo che vi interessa.



          1) Bilanciatore  per aeromodelli

          2) Bidone deposito  (...per evitare di avere il filtro dell'aspirapolvere sempre intasato) 

          3) Trasportino alianti - quando aeromodellismo fa rima con escursionismo...

Tecnica di ricopertura con la carta

Pubblicato il da solaero

RICOPERTURA DEL MODELLO CON CARTA KRAFTO SIMILI

 


 

"Ricetta tradizionale"

 

Secondo la tecnica utilizzata nel COMBAT-RC (e alla quale mi sono ispirato) si tratta di ricoprire il modello con carta Kraft (carta da pacchi marrone) dopo averla bagnata accuratamente con un miscuglio di 50% colla vinilica + 50% acqua (ma ho trovato anche versioni che richiedono consistenza di yogurt ecc.).

Si deve ritagliare la carta con un margine di 1 o 2 cm rispetto alla parte da ricoprire tenendo conto del senso delle fibre (ben visibili sul lato "interno" di questa carta) inzupparla con il miscuglio ed applicarla con cura sul pezzo aiutandosi con un pennello per lasciare il meno bolle possibile e poi dare ancora una mano di colla+acqua sulla superficie esterna.

Con un po' di esperienza, si dovrebbe riuscire a ricoprire il modello con pochi pezzi di carta + qualche "rattoppo" qua e là.

A seconda delle esigenze, dopo aver lasciato asciugare per almeno 24 ore, si può carteggiare finemente e dare ancora una mano di miscuglio ancora più diluito. Si ottiene una superficie abbastanza liscia, molto dura e piuttosto rigida tanto che spesso non è neppure necessario mettere un longherone (parlo di modelli di massimo 120cm di ap. alare e non destinati all'acrobazia) se si ha cura di rinforzare la parte centrale dell'ala con un doppio strato di carta.

Dopodiché si può dipingere e infine, se si utilizza un motore a scoppio, dare l'antimiscela.



La mia "ricetta"

 

Ma la procedura sopra descritta non si adatta bene alle mie necessità: si sporca molto (almeno i pasticcioni come me...), sarebbe meglio avere un aiuto, è abbastanza difficile ricoprire con precisione le forme complesse (in modo particolare delle fusoliere) e soprattutto non sempre la carta si tira allo stesso modo in quanto non inzuppata uniformemente quindi possibilità di grinze e bolle che poi non si riassorbono durante l'asciugatura, necessita di parecchio spazio (protetto magari con un telo). C'è anche chi inzuppa preventivamente i fogli nell'acqua utilizzando la vasca da bagno.
Inoltre tutto diventa ancora più complicato con carta di grammature inferiori molto soggetta a lacerarsi quando bagnata.

Su consiglio di un'amica che usava una tecnica simile per costruire scenografie teatrali (grazie Giovanna!), ho quindi provato a tagliare la carta in pezzi di tre formati: circa 7,5x10,5 (un quarto di A5), circa 10x15 (metà A5) e circa 15x21 (A5) per le ali. Inoltre per le forme più complesse si possono anche ritagliare pezzi su misura. La fibra della carta deve essere sempre parallela al lato più lungo.





Basta poi sovrapporre di almeno 5mm una lastra sull'altra.

Si ottiene così un peso leggermente superiore ma ricordiamoci che si può scegliere anche una carta più leggera (es. 60 o 40gr/m2) in quanto la "griglia" delle sovrapposizioni costituisce di per sé una buona struttura...


Verso il miscuglio (nel mio caso 50% Vinavil e minimo 50% acqua) dentro una vaschetta in alluminio (quelle che si trovano nei supermercati per cuocere i cibi in forno) o analoga purché di dimensioni leggermente superiori al foglio più grande da "trattare". Queste vaschette possono essere riutilizzate più volte se, a lavoro terminato, si ha l'accortezza di lavarle subito dopo aver versato il miscuglio in un barattolo ermetico.

Con un pennello immergo completamente il foglio nel miscuglio e lo lascio inzuppare per circa un minuto (sarebbe ottimale tenere in ammollo tutti i pezzi per la stessa durata).

 




Nel frattempo do una leggera pennellata di miscuglio sulla superficie da ricoprire in modo da inumidirla e rimuovere (o fissare) eventuale polvere o pelucchini dopodiché estraggo delicatamente il foglio con le mani aiutandomi con uno spiedino lungo di legno. I pezzi più piccoli li faccio scorrere sullo spiedino stesso per eliminare l'eccesso di colla (sempre attenti al peso...) mentre quelli più grandi li appoggio sopra un piano inclinato (visibile sulla foto) ricoperto con una pellicola di plastica che "scarica" direttamente nella vaschetta e li sgocciolo con il pennello o meglio con una spatolina di gomma oppure un piccolo rullo di metallo.

 


A questo punto applico il pannello alla parte da ricoprire facendo in modo da sovrapporlo di circa 5mm ai pannelli già posati , quindi con il pennello faccio aderire bene tutta la superficie spingendo le bolle verso l'esterno.


 



Molto spesso si rende necessario fare dei taglietti con la punta delle forbici per evitare grinze nelle zone con forti curvature (musetti, estremità alari ecc.). A tal fine tengo vicino alla zona di lavoro un barattolo (azzurro sulla foto) con acqua nella quale immergo le forbici dopo ogni pannello tagliuzzato per evitare che la colla impasti le punte e renda impossibile un successivo taglio pulito. Prima di estrarre il foglio dalla vaschetta basta ricordarsi di asciugarle con un pezzo di carta assorbente (che dura tutta la serata).


Consiglio di ricoprire le fusoliere partendo dalla coda e soprattutto di ricoprire tutte le superfici in maniera simmetrica (fianco destro/sinistro, sopra/sotto, intradosso/estradosso...) perché asciugando la carta tira parecchio e il rischio di ritrovarsi una struttura permanentemente "bananata" è sempre in agguato (sembra che neppure bagnando nuovamente la carta si riesca a correggere la forma assunta).


 

Nello specifico, uso ricoprire una semiala alla volta (usando l'altra come appoggio) come da prospetto a fianco. La doppia sovrapposizione su bordo d'entrata e bordo d'uscita irrigidisce notevolmente queste zone "delicate" inoltre mi consente di ricavare gli alettoni direttamente dall'ala tagliando solo la parte inferiore a V e usando la copertura superiore come cerniera.






Riguardo agli impennaggi, il depron da 6mm è generalmente un buon punto di partenza. In questo caso però cerco di ricoprire le due facce con un solo foglio ciascuna, massimo due se le dimensioni sono eccessive rispetto alla vaschetta più grande di cui dispongo.

 

 



Ovviamente anche l'asciugatura deve poter avvenire in maniera lenta ed uniforme quindi:
- non con una parte appoggiata,
- non vicino ad una fonte di calore,
- non con esposizione al sole
e possibilmente con una posizione che non favorisca deformazioni a causa del peso.



 



Nel caso di ali particolarmente sottili però, non sempre questi accorgimenti sono sufficienti e per limitare ulteriormente i rischi di svergolature, quindi consiglio di procedere come segue: ricoprire solo una decina di cm (assolutamente non di più) le estremità e la parte centrale. Quando asciutto rivestire la parte più ampia quindi appoggiare le parti già asciutte su due tavoli opportunamente distanziati e ben allineati e caricarle con pesi (sacchetti freezer contenenti 1kg circa di sabbia sono l'ideale).

 


 

 

Infine ho scoperto uno scotch particolare: quello che si usa a supporto per la stuccatura di crepe e giunzioni in cartongesso. Praticamente è una rete in fibra di vetro con un minimo di colla.
Utilizzandolo come rinforzo qua e là sotto la carta, viene inglobato e diventa un blocco unico con la copertura: si ottengono caratteristiche strutturali decisamente interessanti per i nostri piccoli modelli in espanso!


 


Se questo metodo di ricopertura risulta più lungo rispetto al metodo a pezzo unico, il risultato è molto più interessante (ovviamente a mio parere) e soprattutto io ora lavoro tranquillamente in un angolo della sala da pranzo!


Qualcuno dirà che tutti questi pannelli sono vistosi ed è vero (ma con una paziente carteggiatura si migliora di molto)... ma se si guardano bene alcuni aerei veri, si vedono eccome i pannelli, pure con molti rivetti che si potrebbero riprodurre con un pennarello indelebile o con una paziente opera di puntinatura con colla densa...

Inoltre dipende sempre di cosa si vuole ottenere: a me interessa un'estetica piacevole diciamo dai 5m di distanza in su, dal momento che pur rimanendo affascinato da una riproduzione dettagliatissima, i modelli li "gusto" soprattutto quando sono in volo.


Per dovere di completezza, sembra che si possa ridurre notevolmente lo "scalino" tra i pannelli lacerando la carta anziché tagliarla. Questo però significa strappare un pezzettino alla volta mentre, avendo a disposizione una macchina tagliacarta che tronca 10 fogli alla volta, generalmente non impiego più di due minuti per preparare la copertura di tre modelli completi!

Come accennavo in alto, con questo sistema anche la decorazione diventa interessante: non solo è possibile verniciare secondo il proprio gusto o la riproduzione da eseguire (sempre occhio al peso!) ma è anche possibile scegliere carta di colori diversi (in una buona cartolibreria si trova carta kraft usata per regali di vari colori dal rosso al verde passando per l'alluminio...) oppure si può stampare il soggetto (attenzione a certi inchiostri che colano con l'acqua), ritagliare immagini da riviste,... inzuppare e applicare al posto voluto... e chi più ne ha più ne metta. Praticamente, per usare un'espressione forte, si arriva a fondere il modellismo con il "découpage"... ... ...


Ho inoltre provato ad aggiungere al miscuglio del colorante concentrato per pareti (quello che si trova nei colorifici in piccoli flaconcini): il risultato è stato ben superiore alle aspettative!
Inoltre con un solo flaconcino posso ricoprire almeno 4 modelli pertanto il prezzo a volte simile a quello di una bomboletta spray viene ulteriormente suddiviso... Sull'aliantino arancione della foto qui sotto a sinistra ho poi dato solo una spruzzata di trasparente lucido per proteggere la copertura dall'umidità. Per un modello multicolore si potrebbe usare questa tecnica per il colore dominante e poi procedere con la verniciatura per gli altri colori...




Ecco alcuni esempi:



Aliantino "anni 60" ricoperto con carta stampanti di recupero immersa nel miscuglio acqua/vinavil/tempera concentrata per idropittura murale + una mano di spray trasparente per imermeabilizzare.




Yak3 P.S.S. motorizzato ricoperto con carta stampanti di recupero con scritte stampate, turapori all'acqua, vernice spray e antimiscela.

 
 









































Macchi C202 P.S.S.. Ricopertura mimetica con carta roccia per Presepi (!) e coccarde stampate.

 


 









































Mustang P.S.S. realizzato per mia figlia. Ricoperto con carta stampanti di recupero, decorato con scritte stampate, immagini di Winnie Pooh da volantino pubblicitario e vernice spray del supermercato.

 

 









































Concludendo: è vero che la ricopertura con la carta è più laboriosa e più lunga rispetto all'utilizzo dei moderni materiali termoaderenti ma non dimentichiamo che si tratta di una tecnica alla portata anche di un bambino che abbia dimestichezza con l'uso corretto delle forbici e con un costo molto vicino allo zero (soprattutto se si ha l'accortezza di riciclare la carta straccia dall'ufficio...).

Pro:

Facile da riparare

Facile (e divertente) da decorare (per chi ne ha voglia....)

Ottima rigidità

Costo insignificante

Contro:

Tempo di realizzazione



Nota bene:

Le tecniche sopra descritte pur essendo ampiamente collaudate dalla disciplina del COMBAT-RC e da me stesso devono essere verificate e collaudate da ogni singolo modellista che ne faccia uso al fine di mantenere sempre gli adeguati parametri di sicurezza in funzione delle proprie esigenze (volo dolce - acro spinta...) e capacità di pilotaggio.

 

 !!! NON POSSO QUINDI ESSERE RITENUTO RESPONSABILE DELLE ALTRUI IRRESPONSABILITA' !!!

 

MENU Cat. AERO - Tecniche

Pubblicato il da solaero

Se desiderate consultare tutti gli articoli della Categoria, li trovate in sequenza in ordine di inserimento.

 

Altrimenti cliccate qui sotto sull'articolo che vi interessa.

 


          1) Costruzione di una Fusoliera da Blocco di Espanso (in lenta  costruzione )

          2) Costruzione di "Fusoliere in "struttura di Espanso" 

          3) la mia
Tecnica di ricopertura con la carta

 

          4)  Ricopertura aeromodello con Nastro Tramato

forno a scatola

Pubblicato il da solaero

 

Fornetto solare a scatola

 

Questo è stata la prima realizzazione che abbiamo provato a fare con mia moglie.


Finita la parte strutturale è rimasto fermo per mancanza di tempo per quasi 3 anni poi lo abbiamo ripreso in mano per portarlo a termine.


E' realizzato con scatole di cartone di recupero montate come da maggior parte dei piani costruttivi. L'isolamento è realizzato con segatura di legno e la parte riflettente interna con alluminio da cucina incollato con colla alimentare (v. ricetta nella sezione PENTOLA NORVEGESE - clik  Che cos'è ).

 

 


All'interno due placche di ferro smaltato nero recuperato da vecchi forni dismessi e distanziati di circa 1cm dal fondo e dalla parete con due listellini di legno fanno funzione di ulteriore trasformatore di luce in calore

 

 

Dopo un violentissimo temporale che riuscì a raggiungere il manufatto ben riparato sotto la tettoia, abbiamo deciso di rifare i riflettenti originariamente in cartone rivestito con il solito alluminio da cucina che comunque a distanza di due anni presentavano parecchie imperfezioni e tante microbolle createsi forse nel lungo periodo di stoccaggio in una cantina non sufficientemente secca.





Ma il 9 agosto era una giornata tersa e non ho resistito alla tentazione di provarlo così com'era.

Verso le 13.00 ho messo la pentola da 20 cm di diametro con circa 900ml d'acqua sulla placca nera e ho appoggiato il vetro che nel frattempo avevo tagliato ma al quale non avevo ancora fatto una cornice e che quindi lasciava delle belle fessure da 1mm lungo i bordi (v foto sotto). Ho orientato alla bell'emeglio i riflettenti basandomi sulla posizione appena visibile del loro riflesso.

 

 

Con stupore dopo circa un'ora l'acqua bolliva allegramente!!! Non a caso uso questo termine in quanto a differenza di quando bolle sul fornello in cui ci sono alcune grosse "bolle", qui tutta la superficie era in movimento in maniera spettacolare.

Volendo "disinfettare" il manufatto ho lasciato bollire tutto il pomeriggio orientando il forno ogni ora circa. Solo verso le 18 ha smesso di bollire allora ho chiuso i riflettenti sopra al vetro e ho lasciato tutto lì per iniziare a valutare anche la eventuale funzionalità di "pentola norvegese" (- clik Che cos'è ).


 

 

Dopo un'ora e mezza, dovendo liberare il terrazzo, ho aperto con disinvoltura i riflettenti, ho tolto il vetro con delicatezza per non tagliarmi ma quando ho afferrato la pentola mi sono ancora ustionato e sono dovuto andare alla ricerca di una presina per poterla estrarre!!! (successive misurazioni hanno confermato la capacità di mantenere una temperatura di sicurezza alimentare superiore a 65° per circa due ore).

A questo punto prima di una ristrutturazione profonda, ho voluto aspettare che mi arrivasse il termometro a termocoppia che avevo ordinato per fare un test di efficienza ed eventualmente un confronto tra "stato pietoso" e stato operativo del fornetto.


Dotati della nuova strumentazione, abbiamo poi fatto ancora alcuni tentativi poco fruttuosi o per il vento forte che alimentava le fughe di calore dagli spifferi dello "sportello" o per l'instabilità meteo che oscurava il sole proprio quando non doveva!!!


Ma il 30 agosto finalmente il cielo era terso, la brezzolina era fresca ma assai moderata ecco quindi che verso mezzogiorno installiamo il nostro "ambaradan" questa volta con il riso, due bei pomodori, mezzo zucchino tagliato sottilissimo, gusti (appena), un pizzico di sale e un cucchiaino d'olio extravergine. Forse abbiamo contato un po' troppo sul succo dei pomodori ed abbiamo aggiunto solo poca acqua (un bicchiere in più non sarebbe guastato...) nel giro di un'ora la temperatura raggiunta consentiva l'inizio della cottura che abbiamo terminato due ore più tardi (tanto nel forno solare il cibo non scuoce). La temperatura massima raggiunta è stata di 120° C!!!
Seppure un po' asciutto, il risotto superava tutte le aspettative tant'è che la nostra bimba di due anni ce ne ha lasciato solo un piccolo assaggino e continuava a chiederne "ancola, ancola..."



 


 

<< < 1 2 3 4 5 6 > >>