Overblog Segui questo blog
Administration Create my blog

Ricopertura aeromodello con Nastro Tramato

Pubblicato il da solaero

Ricopertura di aeromodelli in Espanso
con
Nastro Tramato

 



La tecnica che presento in questa pagina è tanto banale quanto spettacolare (riguardo al rapporto costo-tempo/prestazioni).

Dal punto di vista di resistenza strutturale credo che sia la migliore in assoluto per modelli con cui divertirsi davvero tantissimo (intendo anche per combat e volo in pendii con atterraggi impossibili) spendendo poco in tempo e soldi.

Non a caso è la tecnica di costruzione più usata nella disciplina dello Slope-Combat con i P.S.S. .

 

Concetto base:

 

Si tratta semplicemente di ricoprire l'intero modello in espanso con "strisciate" di nastro adesivo rinforzato con una retina in fibra di vetro (utilizzato per imballaggi pesanti) sovrapponendo di circa mezzo centimetro una strisciata sull'altra.

 

Generalmente si usano nastri da  5cm di larghezza.
Esistono anche misure più piccole ma, oltre al maggior tempo per il rivestimento, si aggiunge parecchio peso per via delle sovrapposizioni assai più numerose.

All'altro opposto ho visto usare anche rotoli da 40cm di larghezza, interessanti per le ali ma difficili da gestire in presenza di curve e bombature. Penso comunque che siano introvabili in Italia.

 

Ovviamente in corrispondenza dei punti di maggiore sollecitazione si possono sovrapporre uno o più "strati".

 

Si preparano le superfici con una buona "scartavetrata" soprattutto per eliminare i pelucchi del taglio con filo caldo.

Poi si procede con una accurata pulizia dalla polvere.

Soprattutto se si utilizza EPP come materiale base, sarebbe necessario dare una spruzzata di colla spray (tipo 77 3M) per migliorare la presa del nastro (sui miei modelli in polistirolo/polistirene non l'ho mai usata e la tenuta è perfetta).

 

A questo punto, srotolare ed appoggiare il nastro senza tenderlo troppo (Attenzione: si rischia di svergolare il pezzo!!!) accavallandolo di circa 5mm sulla striscia precedente quindi pressare con parecchie passate di panno morbido asciutto.

 

 

In corrispondenza delle parti curve occorre "tagliuzzare" il nastro e incollare una "linguetta" alla volta per evitare pieghe troppo vistose e anti-aerodinamiche.

Non cercando ossessivamente il risultato estetico sui miei modelli, non ho mai provato a scaldare leggermente lo scotch con un ferro per termoadesivi ma sembra che funzioni per eliminare le pieghe più piccole che inevitabilmente rimangono.

 

Consiglio di procedere con questo ordine per la fusoliera (dalla coda verso il muso):
le fiancate,  il sotto, il sopra.

 

Riguardo alle ali (che raccomando provviste di un longherone per evitare la flessibilità che altrimenti si manifesta in volo):

 

Incollare una striscia a cavallo del Bordo d'Uscita poi l'intradosso dal bordo d'uscita al bordo d'entrata ed infine l'estradosso sempre dal Bordo d'Uscita in avanti con una ulteriore striscia a cavallo del Bordo d'Entrata

In questo modo gli ultimi cm di Bordo d'uscita hanno già una ricopertura doppia che consente di ricavarvi direttamente gli alettoni (anche se qualcuno preferisce sostituirli con il profilato in balsa perché più rigido).


Il rinforzo della giunzione tra le semiali si ottiene lasciando prolungare la strisciata di circa 8-10cm reciprocamente da una semiala all'altra

 

 


 


Garantisco che ci vuole più tempo per descriverlo che per farlo e anche "la mano" viene nel giro di pochi tentativi!

 

 

Il rovescio della medaglia:

 

Come tutte le cose, anche questa tecnica presenta degli inconvenienti (altrimenti sarebbe la più usata) e principalmente:

 

- Pessimo invecchiamento alla luce solare (lo scotch non gradisce gli UV) e dopo una stagione, massimo due occorre ri-ricoprire il modello (ma se si fa combat duro difficilmente dura così tanto pur essendo robusto...).

 

- Risultato estetico poco attraente in quanto sullo scotch è impossibile verniciare (risultato splendido quando nuovo ma al primo graffio la vernice comincia a sfogliarsi)

 


Qui di seguito propongo delle alternative per cercare di limitare questi problemi però il rapporto costo/peso/resistenza è molto meno interessante rispetto alla tecnica pura.

 

1) Dopo aver ricoperto il modello con lo scotch si può ricoprire a sua volta lo scotch con termoadesivi comunemente usati ma oltre al peso si peggiora drammaticamente il bilancio economico del modello e si esce dalla filosofia minimalista di queste realizzazioni

 

2) Dopo aver ricoperto il modello con lo scotch si può ricoprire a sua volta lo scotch con nastri adesivi colorati resistenti all'UV ma diventa difficile trovare colori intermedi e prezzi interessati (ammesso di aver già trovato i nastri) oppure con vinile per insegne (anche qua occhio al costo...).

 

Per limitare un po' il fattore peso in queste due "soluzioni" la ricopertura con lo scotch tramato può NON essere completa privilegiando solo le parti più sollecitate.

 

3) Si può verniciare (vernici all'acqua che non sciolgano il poli!!!) il modello PRIMA della ricopertura con tinte forti perché lo scotch maschera un po' i decori ed altera un po' i colori. Il problema di cattivo invecchiamento agli UV non viene comunque risolto.

 

4) Usare nastri telati colorati (tipo nastro americano) e UV-resistenti ma attenzione al peso molto, molto più elevato e al fatto che generalmente sono caricati con fibre più elastiche (nylon...) che non la fibra di vetro.

 

Come in tutte le cose occorre cercare il miglior compromesso in funzione di ciò che si vuole ottenere.

 

Ecco alcuni esempi da me realizzati:

 

Il mio primo PSS in assoluto. Dopo 4 stagioni e decine di crash che avrebbero polverizzato al primo colpo un qualsiasi altro modello l'ho mandato in pensione a pezzi ma... volava ancora!!!

 



Un altro successone!!! Questo BF109 è una delizia da pilotare. Per un minimo di decorazione ho scelto del nastro tramato tipo americano giallo (tanto ci dovevo mettere comunque del piombo di centraggio...) per il muso per fare "pendant" con gli impennaggi in coroplast giallo appunto.

 



 

Piper Cub PSS. Per non dover mettere troppo piombo dato il muso corto, ho rinunciato a qualche punto di resistenza nella parte posteriore rivestendo la parte posteriore al baricentro con scotch normale da ufficio. Un terribile crash (con tanto di botto) in picchiata da una ventina di metri ha fatto danni insignificanti. Incredulo, dopo qualche minuto lo stavo di nuovo pilotando come se nulla fosse accaduto (...e non uso EPP!) - decorazione: striscia di vinile rosso.

 

 

Nota bene:

Le tecniche sopra descritte, pur essendo ampiamente collaudate dalla disciplina dello SLOPE COMBAT, e da me stesso, devono essere verificate e collaudate da ogni singolo modellista che ne faccia uso al fine di mantenere sempre gli adeguati parametri di sicurezza in funzione delle proprie esigenze (volo dolce - acro spinta...) e capacità di pilotaggio.

!!!  NON POSSO QUINDI ESSERE RITENUTO RESPONSABILE DELLE ALTRUI IRRESPONSABILITA'  !!!

P.S.S.

Pubblicato il da solaero

P.S.S.: questi sconosciuti...

 

 


 



Spesso mi è capitato, chiacchierando con qualche modellista, di dire che costruisco anche dei PSS (ne potete vedere alcuni nella categoria "AERO - Alcune mie realizzazioni").

Qualcuno mi ha detto "ah si..." ma con quello sguardo un po' perso che dimostra chiaramente che non ne aveva mai sentito parlare; qualcun' altro invece, incuriosito mi ha chiesto spiegazioni.

 

Comunque ben pochi di quelli che ho conosciuto in questi ultimi tre anni sanno di cosa si tratta.

 

Ecco quindi che ho pensato di aggiungere questo articolo che spieghi brevemente cosa sono i PSS per chi non li conoscesse e dia la possibilità a chi già li conosce, di visitare alcuni siti specifici con foto e documenti interessanti.

 

P.S.S. sta per Power Slope Soaring oppure Power Scale Soaring che significa su per giù: riproduzione di aereo a motore da usare in pendio (quindi sprovvisto di motore).

 

Non a tutti questa "forzatura" piace: se un aereo vero ha il motore, la riproduzione deve avere il motore. Se non si vuole il motore si facciano volare gli alianti.

Ma il bello dell'aeromodellismo è che ognuno fa ciò che più gli piace quindi per altri (tra cui il sottoscritto) il motore, il rumore, l'olio, le carburazioni... a volte sono solo una "scocciatura" spesso indispensabile per veder volare un modello di aereo.

Perciò la possibilità di eliminare questo disagio andando in pendio e, nel silenzio, veder volare PER ORE ad altezza occhi una (semi-)riproduzione è una bella soddisfazione.

 

Teoricamente qualsiasi aereo vero potrebbe essere ridotto in un PSS ma per ragioni di equilibri si tende a prediligere quelli con una superficie alare già un po' più grande (es. Warbirds) e con il muso un po' più lungo (es. aerei a reazione o aerei di linea). Infatti l'assenza del motore si sente soprattutto quando dentro a quel cofano vuoto occorre mettere parecchio piombo per poter avere il modello centrato.

 

Beninteso, nessuno vieta di rielaborare un po' i piani aumentando un po' la superficie alare ed allungando un po' il muso, anzi direi che questa è una pratica molto comune.

 

Dal punto di vista del volo, sono modelli molto agili e con risposte pronte dato il carico e  l'allungamento alare ridotto.

Questo però è anche il principale lato negativo dei PSS: il minor allungamento determina un'efficienza inferiore rispetto ad un aliante e quindi la necessità di condizioni un po' più energiche.

 

Va comunque detto che, dopo averlo centrato in modo ottimale, ho provato a lanciare il mio Piper Cub una giornata in cui l'Easy-Glider-aliante-puro faceva fatica a rientrare al punto di lancio. Avevo messo in conto la scarpinata per recuperarlo in fondo ai dirupi invece sono sempre atterrato ai miei piedi !!!

 

Del resto, il carico alare di un PSS in genere risulta più favorevole in quanto mediamente inferiore ad altri tipi di aeromodello per via della mancanza di una delle parti più pesanti: il motore appunto.

 

Se dovessi classificare i PSS, li raggrupperei in due grandi categorie (ovviamente una che sfuma nell'altra) e cioè:

 

          1)   PSS riproduzioni

 

          2)   PSS da combat

 

Come lo dice la parola stessa, al primo gruppo appartengono tutti i PSS costruiti con tecniche e finiture "da riproduzione".

In questo caso il legno e la fibra di vetro sono i veri protagonisti.

A titolo di esempio questo articolo è corredato proprio da alcune foto che ho scattato a PSS-Riproduzioni nel 2007 all'incontro annuale internazionale di PSS di MACON in Francia.

Difficile in alcuni casi capire che si tratta di un aliante se non per la mancanza dell'elica.

 







 

Riguardo ai PSS da Combat, invece, siamo all'opposto come filosofia: un modello che assomigli vagamente ad un aereo vero di una certa fama, rifinito in maniera alquanto rapida e sommaria da lanciare in pendio insieme ad un'altra ventina della stessa specie (magari tutti tagliati con la stessa passata di CNC) per simulare un combattimento scandito da apposite regole (http://combatrc.free.fr/).

 

Non essendoci le eliche per tagliare le strisce, si cerca il contatto diretto, altrimenti chiamato collisione!

Da qui la necessità di modelli economici e resistentissimi per rimanere il più a lungo possibile in volo (in genere motivo di vittoria) anche se i punti vengono generalmente attribuiti sia al "cacciatore" che al "cacciato" in quanto si vuole favorire il gioco di squadra e lo spettacolo.

Questi modelli sono generalmente costruiti con espansi (il più resistente e quasi indistruttibile è l'EPP anche se piuttosto costoso) rivestiti con nastro tramato: uno scotch caricato con un reticolo di fibre di vetro utilizzato per imballaggi pesanti (vedi Ricopertura aeromodello con Nastro Tramato). Per deriva e stabilizzatore si usa il coroplast (polipropilene alveolare) magari recuperato da vecchi pannelli di cantiere.

 

Evidentemente questi modelli sono molto apprezzati anche da chi non fa combat ma ha poco tempo per costruire ed ha il portafogli piccolo (come nel mio caso) oppure vola in pendii con buona dinamica ma con una superficie atterrabile molto piccola e/o accidentata come ad esempio il caso dei pendii nei dintorni di Marsiglia (http://propentes.free.fr/)


 


Invito tutti, inoltre, a visitare il sito di P.Y.M., il disegnatore di quasi tutti i miei PSS, dove troverete ulteriori spiegazioni (in francese) e soprattutto tante foto, video e links:
http://pym6969.free.fr/index.php

 

 

Se queste poche righe non sono riuscite a fare sufficiente chiarezza, oltre a segnalarmelo, potete approfondire ulteriormente l'argomento consultando ancora questi due siti anglofoni.

 

www.pssaonline.co.uk/

 

www.inlandsloperebels.com/

 

 







... ... ... ma la mente umana è proprio stramba : prima fai il diavolo a quattro per obbligare un modello a motore a volare senza motore, poi quando scopri che vola molto bene, è divertente da pilotare, facile da costruire, costa poco ecc... ti viene voglia di provare a rimetterci un motore per quando si vuole andare al campo in compagnia di tutto il gruppo (beh... l'aeromodellismo è anche questo...).

Il carico alare appunto limitato e la facilità di lavorazione degli espansi rendono abbastanza agevole l'installazione anche di un motore a scoppio (va bene anche di potenza limitata), ma forse, con l'evoluzione delle motorizzazioni elettriche + LiPo, il sogno del volo "pulito" e quasi silenzioso continua proprio su questa strada... ... ...

 

Diciamo che, pur con un percorso completamente diverso, siamo tornati vicino (attenzione alle misure regolamentari) alla costruzione di un modello da RC-Combat tradizionale!

 

Oltre al mio Yak 3 PSS motorizzato visibile sempre nella categoria "AERO - Alcune mie realizzazioni", con questo link avrete un altro esempio (sempre da un progetto PSS di PYM) di quanto ho appena detto.

 

http://adal.heberg-forum.net/ftopic193_usine-p40-mousse.html

 

 

Trasportino alianti

Pubblicato il da solaero

 


 

TRASPORTINO PER ALIANTI

(per modelli medio-piccoli)




 

Essendo un convinto "pendiista", più volte mi sono trovato nella necessità di trasportare i modelli per qualche centinaio di metri per raggiungere la zona di volo ma, dal momento che nessuna soluzione mi convinceva più di tanto, continuavo a trasportarli un po' infilati in un vecchio zaino e un po' in mano con tanta fatica (soprattutto quando si deve camminare per un'ora sotto il solleone di luglio) e procurando loro non pochi danni.

 

Un giorno volevo provare quello che speriamo diventi il nostro nuovo pendio insieme a Paolo ma, durante il pranzo dai miei, mi sono accorto di aver dimenticato a casa mia lo zainetto che usavo di solito. In soffitta c'era una vecchia portantina e ho ripiegato su quella.

 

Non avendo né lacci né elastici, il trasporto è stato ancora più da incubo per le povere ali del mio Mustang però Paolo mi disse che la portantina era interessante... magari con qualche tubo per infilarci ali e fusoliere.

 

Lì per lì non ci ho fatto caso ma tornando a casa pensavo a quali tubi usare quando mi si accese la lampadina: perché non usare appunto quella portantina con anziché dei tubi una "gabbia" fatta con piccoli profilati di alluminio per infilare ali e fusoliere?

 

Detto fatto il giorno dopo mi ero già procurato il materiale: un pezzo di compensato che avevo in garage; imbottitura in LDPE recuperata da imballaggi di componenti elettronici; quadrelli, L e piattina di alluminio da 1,5cm; rivetti da 3mm; guaina isolante per tubi di vari diametri per imbottire l'alluminio in modo che non segnasse le parti dei modelli; alcune viti e fascette da elettricista: totale circa 25 Euro.


Le ali (corda max 30cm) vengono infilate dall'alto, appoggiano sulla base in compensato rivestita in LDPE e sono tenute bloccate/distanziate da "salsicciotti" fatti con spezzoni di guaina isolante per tubi dentro la quale ho inserito un elastico. All'estremità dell'elastico sono fissati degli uncini (realizzati con filo di ferro da vecchi attaccapanni di tintoria) che "abbracciano" le guaine di protezione laterali.

 

Le fusoliere invece si appoggiano con la punta sulla base dentro alle sedi ricavate anche quelle da imbottiture in LDPE e vengono bloccate con cinghietti in velcro (nelle foto ho usato i "salsicciotti" poi sostituiti con il velcro) in zona coda.

 

Gli avanzi di guaina isolante per tubi mi sono serviti per realizzare due alloggiamenti laterali per baionette e ballast.

Non ho pesato il tutto, ma l'aumento di peso rispetto alla portantina "nuda" è assai modesto; per contro l'ingombro è abbastanza evidente. In auto lo carico coricato e lo riempio con le valigette degli attrezzi che uso portarmi appresso.

In due serate avevo il mio portamodelli pronto per la domenica successiva e così per due fine settimana ha diluviato!


 





 


 

 

 

Infine se si volesse avere le mani libere per altre cose, si può attaccare la valigetta della radio sotto alla portantina.

 

 

 


 

A seconda delle dimensioni e della configurazione posso trasportare fino a 6 modelli (piccoli). Generalmente in pendio mi porto sempre 2 o 3 modelli: uno per condizioni forti (PSS), uno per condizioni deboli e magari anche un elettrico. Così potrebbero rimanermi ancora alcuni piccoli posti per gli amici o per accessori e/o viveri.

 






 

Unico punto non risolto: non so cosa darei per sapere cosa pensa chiunque incontri uno svitato come me su un sentiero di montagna con una tale impalcatura sulle spalle!!!

 



  

Cucinotto tipo "Primrose"

Pubblicato il da solaero

 

Fornello solare di Roger Bernard tipo "Primrose"



( Petit résumé en langue Francaise au fond de la page)

Vedi a titolo di esempio: www.nord-nature.org/fiches/fiche_b6.htm  e www.mueller-solartechnik.com/manuals/primrose.htm  +

 


 

Dopo essermi procurato le istruzioni dettagliate ed il materiale necessario, ho iniziato la costruzione di questa, a mio avviso, affascinante cucina solare.

 

Dico affascinante perché abituati come siamo alla comodità totale in tutto, il fatto di vedere che con il sole si può cucinare in maniera quasi identica (tranne nei tempi) a come facciamo di solito potrebbe essere il primo passo per far cadere la diffidenza della moltitudine verso questo utilizzo così semplice e diretto dell'enorme quantità di energia che proviene dalla nostra stella.

 

Infatti, come si può intuire dalle foto, la posizione del cuoco è identica a quella di una cucina a gas tradizionale. Inoltre, volendo, lo stesso operatore può ripararsi dal solleone con un normale ombrellone o sotto una tettoia in quanto è sufficiente che sia esposta la parte riflettente.

 

La pentola viene inserita in una apposita piattaforma intercambiabile con un foro su misura e il più possibile ermetico e riceve i raggi solari di sotto (nel caso di una pentola circolare anche di fianco) concentrati dalla parte riflettente a forma di paraboloide. Si crea così l'effetto serra necessario per limitare le perdite di calore dovute all'aria circostante.

 

(nelle foto le vecchie piastrelle servono a tenere ben appoggiata la piattaforma alla struttura per limitare le fughe di aria calda dalla "serra")

 







 


Questa soluzione ha altri vantaggi:

          1. E' possibile controllare la cottura e mescolare senza perdere il calore accumulato nella "serra" (anche se conviene sempre scoperchiare il meno possibile!!!)

          2. Nella difficoltà di reperire pentole nere e/o vernice nera atossica è possibile verniciare senza troppe preoccupazioni una comune pentola in quanto le esalazioni sicuramente poco salutari non vengono più a contatto con il cibo come avviene in un Forno Solare

          3. Relativa insensibilità al vento dal momento che il riflettente aperto si trova in basso e in posizione quasi orizzontale.

          4. Un ingombro assai limitato in quanto le dimensioni sono contenute e, in posizione di riposo, chiudendo il riflettente, diventa un comodo tavolino da appoggio.



 

Il progettista consiglia di usare una pentola rettangolare lunga tipo pesciera che raccoglierebbe quasi tutto il fascio di luce ma non avendone trovate, non solo nere ma neppure normali, a prezzi accettabili ho optato per l'altra soluzione  proposta. Si tratta creare una piattaforma con il foro di misura per una normale pentola tonda. Sotto questa base vengono montati due ulteriori riflettenti a 45° che raccolgono le estremità del fascio e lo dirigono sui fianchi della pentola stessa.

 








Se mai troverò questa famosa pesciera potrò costruire un'altra piattaforma con apposito foro su misura.

 

Sconsigliati rimangono i recipienti in terracotta (cattivi conduttori di calore), i recipienti in vetro che possono essere usati con altre cucine solari (l'operatore rischia di essere abbagliato dal fascio luminoso che li attraversa) e tutti i recipienti con manici troppo in basso (impediscono ad una porzione troppo ampia di pentola di beneficiare della "serra")

 

Per il resto, ho seguito il più fedelmente possibile le istruzioni ma, ritenendo la struttura troppo leggera per reggere gli specchi da 3mm (impossibile trovarne da 2mm consigliati), ho optato per uno specchio adesivo incollato su una lastra di Polipropilene alveolare (coroplast) da 4mm.

 

Inoltre, sempre tenuto conto della latitudine e delle temperature non sempre ottimali nella mia regione, ho previsto la possibilità di montare in futuro un doppio vetro (altra soluzione suggerita dal progetto).

 

Altra piccola variazione: anziché caricare di peso la parte posteriore del riflettente per bilanciarlo, visto il suo peso assai modesto, ho preferito stringere un po' i bulloni dei perni in modo che ci fosse il necessario attrito che gli impedisca di spostarsi dalla posizione impostatagli.

 

Infine anche la  messa in opera è veramente banale:

 

         1. PRIMA  di aprire il riflettente si inserisce la pentola (dal foro della pentola uscirebbe un fascio di luce molto potente).

        
         2. Si orienta la cucina osservando l'ombra della gamba anteriore sul distanziale in basso.
 



          3. Si apre il riflettore osservando (SEMPRE CON OCCHIALI SCURI!!!) che la parte più intensa del fascio luminoso colpisca il fondo della pentola. 
 

 

          4. Per evitare inutili sprechi di energia il progettista consiglia di coprire la pentola e la parte superiore meno isolata con un foglio di sughero o con una coperta di lana.

 

 

Prossimamente fisserò in fondo ad una delle gambe posteriori una cordicella di 160cm.

Servirà come riferimento per l'ombra del piano di lavoro che non dovrà allungarsi oltre tale misura equivalente alla posizione del sole di circa 30° sull'orrizzonte, al di sotto della quale il fornello non risulta matematicamente efficiente.

 

Dopo i primi test mi permetto di suggerire solo due varianti: lo spostamento delle rotelle dalle gambe posteriori a quelle anteriori e una struttura generale molto più robusta in modo da poter montare gli specchi in vetro che sono sicuramente più efficienti e soprattutto più resistenti alla pulizia di quelli adesivi.

 

In quest'ottica appena mi passeranno sotto mano degli specchi della giusta dimensione penso che li inserirò all'interno della serra (riflettenti a 45° per pentola tonda e pannello posteriore) al posto dell'alluminio da cucina che comunque lascia delle grinze. Verranno bloccati con graffette metalliche in quanto la colla, se non quella apposita, potrebbe rovinare lo specchio e/o perdere tenuta alle alte temperature.


Prossimamente (appena meteo e tempo libero decideranno di mettersi d'accordo...  ) completerò e pubblicherò i risultati dei primi Test.



Nell'attesa osservate attentamente la foto seguente e...


...meditate, meditate, meditate!


Avete meditato a lungo e avete il cervello che fuma? Allora eccovi le prime prove: TEST CUCINOTTO TIPO “PRIMROSE”

Poi, se ancora non vi siete annoiati: Comparazione SUNSTOVE – “PRIMROSE”

 




 Ce cuiseur est un mariage, à mon avis bien réussi, d'un four et d'une parabole avec en plus la position de l'opérateur identique à celle de la cuisine traditionnelle (ce qui pourrait aider à faire comprendre la cuisson solaire aux sceptiques...)
Disons que j'ai suivi le projet  tel quel (très clair et précis à mon avis) sauf pour la structure entièrement en bois (pas de carton) et pour les miroirs.
En effet je n'ai pas trouvé les miroirs conseillés de 2mm. Avec les 3mm + contrepoids, la structure n'aurait par résisté à la charge. Alors j'ai utilisé un miroir adhésif collé sur un panneau en Coroplast (polypropylène alvéolaire, peut-être connu comme panneau de chantier?)
Là, plus de problèmes pour la structure qui autrement risque d'être un peu frêle.
Pour l'isolation de la parois arrière, j'ai exagéré avec une découpe de poly avancée de mes modèles-réduits.
Les réflecteurs à l'intérieur de la serre sont en papier alu cuisine mais dans le futur je vais les changer avec des miroirs en vitre dans l'espoir de gagner encore "quelque chose" à dépenser pendant les journées où la météo ne sera pas au top.

bidone deposito

Pubblicato il da solaero

Il  "BIDONE-DEPOSITO" per aspirapolvere


 

Dal momento che spesso lavoro in sala (!), non posso di sicuro portarmi appresso il vecchio bidone aspiratutto che uso in garage che quando lo accendo, con i suoi 150dB, lo si sente fino al sesto piano del condominio.

 

Però il piccolo aspirapolvere di casa, seppure altrettanto potente e con una rumorosità assai contenuta, ha il filtro di dimensioni davvero piccole e significherebbe sostituirlo ogni tre o quattro serate di lavorazioni con polvere e trucioli.

 

Ispirandomi ai bidoni che si usano per pulire le ceneri e le braci dai caminetti, ho pensato di realizzare un "deposito" intermedio tra il bocchettone e il filtro dell'aspirapolvere.

 

 

 

 

  

Certo, non posso sperare di mantenere il filtro nuovo in eterno ma sicuramente di allungargli notevolmente la vita utile soprattutto quando si tratta di aspirare materiale non troppo fine e volatile.

 

Ho quindi comprato un bidone da spazzatura piuttosto grande di forma un po' ellittica (9 Euro). Le dimensioni maggiori rispetto a quelli utilizzati per i caminetti non devono consentire, nelle mie intenzioni, una capienza maggiore di spazzatura, ma la possibilità di rallentare e disperdere molto di più i flussi di aria e quindi permettere il deposito di particelle di polvere più piccole.

 

Dopo aver trovato tra i "rottami" dei raccordi a gomito di tubi in plastica che si adattavano al bocchettone dell'aspirapolvere, con la sega a tazza, ho realizzato i due fori di dimensioni appena inferiori al necessario per inserirci con un po' di forza i gomiti bloccati poi semplicemente da una fascetta da elettricista.

 

Per cercare di disperdere e rallentare ancora un po' i flussi d'aria portatori di sporcizia, ho orientato il gomito "di carico" di circa 45° verso il basso. Dalla parte opposta e un po' più in alto il gomito di aspirazione l'ho rivolto verso il coperchio di circa 45°.

 

Ho quindi collegato il bocchettone all'aspirapolverino di mia moglie, un tubo di un altro aspirapolvere al raccordo di "carico" ed ero pronto per il trionfale collaudo.

 

Appena acceso l'aspirapolverino, però il mio bidone-deposito si è pericolosamente accartocciato su se stesso sotto l'effetto della depressione che evidentemente avevo sottovalutato.

 

Fortunatamente il materiale non era troppo fragile e una volta spento l'apparecchio, ha ripreso la sua forma senza spaccature.

 

Per evitare ulteriori rischi, però ho dovuto creare una struttura interna con legnetti di recupero (ancora una volta grazie Emilio) che irrigidisse il sistema.

Questo lavoretto, al di là della momentanea scocciatura, ha comunque avuto il vantaggio di appesantire un po' il bidone (rendendolo più stabile) e i legnetti assolvono anche ad una ulteriore funzione di "frangiflusso" rafforzata anche dall'inserimento di una vecchia zanzariera metallica (rimossa nella foto) sopra alla struttura in legno con solo il foro in cui si inserisce il raccordo di aspirazione.

 






Per avere un apparecchio sempre al massimo dell'efficienza e quindi che consenta all'aspiratore di ingoiare la minor quantità di materiale possibile consiglio comunque di svuotare spesso il bidone-deposito anche se molto capiente.

1 2 3 > >>