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Riflessioni sulla Cucina Solare

Pubblicato il da solaero

 Riflessioni sulla Cucina Solare

 

 

 


 

 

 

 

 

 

 

 

 




Perché cucinare con il sole?

 

 

 

Perché è un modo facile, alla portata di tutti per "toccare con mano" e per utilizzare l'enorme flusso di energia che il Sole fornisce e che, stupidamente, lasciamo scorrere senza neppure accorgerci che esiste.

 

Perché offre uno spunto per interessanti riflessioni circa le contraddizioni della nostra "civiltà avanzata".

 

Perché è affascinante vedere anche solo dell'acqua cominciare a bollire senza nessuna somministrazione artificiale di energia.

 

Perché è uno dei tanti modi per entrare in sintonia con la Natura e i suoi ritmi.

 


 

 

 

 

 

 

 
E' vantaggioso dal punto di vista economico?

 

 

 

Qualcuno ritiene che si tratti di giochini carini ma inutili.

 

Io, che sono considerato un pessimista, sono di parere opposto.

 

 

 

Sicuramente non è un modo per far soldi e, se si utilizzano materiali di qualità, può anche essere difficile ammortizzarne i costi se si considera il solo risparmio di altra energia per cucinare.

 

 

 

Ma anche qui, occorre smetterla di coltivare il proprio orticello con i "paraocchi" e guardare un po' oltre al proprio naso:

 

Cucinando con il sole non solo risparmio qualche insignificante (per ora...) centesimo di Gas o Elettricità, ma risparmio anche qualche modesto grammo di emissioni inquinanti e magari anche qualche piccolo grammo di materiale destinato alla discarica... "Goccia dopo goccia si fa il mare" ma forse questa è una cosiddetta FraseFatta passata di moda...

 

 

 

Inoltre, se continuiamo a consumare sempre di più gas e/o elettricità, non facciamo altro che sostenere la creazione di infrastrutture che hanno un impatto ambientale di proporzioni enormi:

 

Non solo le centrali termoelettriche inquinano, ma, ad esempio, anche le industrie che producono cemento, quelle che producono i fili per gli elettrodotti e i tubi per i gasdotti, le autocisterne per il trasporto del gas e tutti i mezzi necessari per la posa in opera e la manutenzione di queste infrastrutture.

 

Vogliamo prendere coscienza che quando accendiamo un interrutore o un fuoco, il costo effettivo in termini ambientali è di gran lunga superiore ai numerini che compaiono sulla bolletta?

 

 

 

Infine, in una società che sta facendo dei nostri figli una quantità industriale di mostri (a mo' di Huruk-Hai de "Il Signore degli Anelli") con videogiochi (che inculcano odio, violenza, egoismo) musiche alquanto "strane", droghe, modelli di vita insulsi (quando va bene) ecc, ecc, ecc.... la cucina solare può, insieme a tante altre iniziative, contribuire a restituire una visione "alternativa" e pratica ai nostri ragazzi anche se apparentemente disinteressati all'argomento.

 

 

 

Anche se ciò non può essere contabilizzato in un vile bilancio fiscale, siamo sicuri che non costituisca un investimento senza pari?

 


 

 

 

 

 

 

 

 

 E' utilizzabile/utile solo per i paesi "caldi"

 

 

 

Credo di aver già completamente smantellato questa tesi con le mie esperienze invernali in Valle d'Aosta. Però voglio prendere questa considerazione a spunto per ulteriori riflessioni:

 

 

 

Sicuramente i paesi con maggiore insolazione (non quelli più caldi!!!) non possono che essere favoriti.

 

Nei paesi poveri spesso il costo del combustibile per cucinare supera abbondantemente il prezzo del cibo stesso. Le donne devono percorrere quotidianamente chilometri per comprare/raccogliere pesanti fascine di legna; in questo modo la deforestazione non si ferma e i deserti avanzano...

 

La legna viene utilizzata su focolari rudimentali e la conseguente esposizione al fumo contribuisce non poco a destabilizzare le già precarie condizioni di salute di intere famiglie.

 

È evidente che in queste situazioni, la cucina solare costituisce un'alternativa molto interessate (quando conosciuta) ma dobbiamo smetterla di sempre dire agli altri cosa devono fare, dobbiamo smetterla di "predicare bene e razzolare male" (ma anche questa è una FraseFatta che da fastidio a molti), dobbiamo smetterla di pensare <<questa è roba da quarto mondo>>.

 

Non possiamo pretendere di insegnare agli altri ciò che non sappiamo fare bene per noi.

 

 

 

 

 

Quelle popolazioni, spesso le prime vittime dell'illusione Consumismo=Benessere, aspirano ad imitare i "paesi ricchi". Se anche noi cominciassimo a cucinare sistematicamente con il sole, forse contribuiremmo non poco a far loro prendere coscienza sia di questo modo intelligente di utilizzare l'enorme quantità di energia che ci circonda sia della loro maggior ricchezza (in termini di irraggiamento solare). Forse cominceremmo a farli sentire anche solo sentimentalmente un po' meno "ultimi".

 



 

 

 

 


Due ore per cucinare quello che sul gas impiega dieci minuti??????

 

 

 

Questa è forse l'obiezione che più frequentemente mi vedo scagliare addosso dallo

 

stra-scandalizzato di turno. Vediamo di analizzarla.

 

È vero, siamo in una società che va sempre più di corsa, sempre più in ritardo, siamo di fretta dalla mattina alla sera e dalla sera alla mattina.

 

 

 

Ma ci siamo mai chiesti il perché? Ci siamo mai chiesti per chi e per cosa in definitiva corriamo? Ci siamo mai chiesti dove pensiamo di arrivare?

 

 

 

Certo, è quasi impossibile uscire indenni da questo atroce ingranaggio però è inutile che continuiamo a lamentarci se poi non ci fermiamo almeno un attimo a riflettere. Sicuramente non basta porsi queste domande per cambiare le cose però, almeno, non continuiamo ad alimentarlo con il nostro comportamento altrettanto folle!

 

È come quando si va in alta montagna, luogo per eccellenza di pace e ristoro per lo spirito, e ci si imbatte nel fracasso dello stereo del villeggiante fuggito, a suo dire, dall'inferno della grande città ma che non può fare a meno di portare proprio quell'inferno ovunque vada!

 

 

 

Siamo abituati ad avere tutto, subito, sempre (... ma a qualunque costo), basta girare un bottone o una manopola, ecco perché la cucina solare con i suoi ritmi naturali ci sconvolge.

 

 

 

Siamo talmente felici di essere macchine al servizio di macchine che non ci rendiamo neppure conto che, organizzandosi, è possibile mettere gli alimenti in un forno solare al mattino presto, orientarlo ad esempio sulla posizione del sole alle 11, andare al lavoro e al ritorno alle 12.30 trovare il cibo pronto da scodellare senza alcun'altra incombenza!

 

Certo, per ragioni di sicurezza alimentare, è bene farlo solo quando le previsioni meteo e l'osservazione visiva garantiscono le necessarie condizioni, ma se incominciamo ad entrare nell'ottica delle idee, se ogni giorno osserviamo con un po' più di attenzione il cielo e la sua evoluzione, presto ci accorgeremmo che questa soluzione è attuabile molto più spesso di quanto crediamo...

 

A conferma di quanto ho appena affermato ho trovato questo articolo che spiega chiaramente come in altre nazioni, la cottura lenta sia proprio ricercata in quanto assai più compatibile con i ritmi frenetici ed assurdi delle nostre società: http://www.gradipo.net/?p=764

 

 

 

  

 

 

 

 

 

 

 

 

E quando il sole non c'è, si fa digiuno?

 

 

 

Un'altra frequente obiezione idiota di chi deve a tutti costi sminuire il valore di una cosa che non vuole capire.

 

Verrebbe da rispondere: Perché tutti hanno gli occhiali da sole? Oppure, perché non sradichi le piante di ribes dal tuo giardino visto che fruttificano solo per alcune settimane all'anno?

 

Oppure ancora, perché chi ne ha la possibilità è disposto a spendere anche qualche centinaio di Euro per comprare monumentali Barbecues pur sapendo che, quando va bene, verranno usati al massimo 4 o 5 volte all'anno?

 

 

 

La cucina solare non deve essere una filosofia estremista tipo "bisogna abolire il fornello tradizionale".

 

Però quando ci sono le condizioni favorevoli è stupido usare altre fonti con maggiori impatti economico-ambientali.

 

 

 

Quando invece queste condizioni non ci sono, ben vengano i metodi tradizionali a condizione che siano coadiuvati dalla  PENTOLA NORVEGESE e da sistemi che permettano di aumentarne un po' il rendimento (chi usa legna per cucinare veda il Rockett-stove su:  http://solarcooking.org/francais/atrocketpage-fr.htm  http://solarcooking.wikia.com/wiki/Rocket_Stove ).

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 Ma quanto è ingombrante!

 

 

 

Certo, per accumulare o concentrare l'energia solare sono necessari attrezzi non proprio tascabili però se riflettiamo un po' ci accorgiamo che in fin dei conti sono sistemi più piccoli in grado di funzionare autonomamente.

 

Mi spiego:

 

 

 

 

 

 

 

Provocatoriamente, a questo proposito, un giorno sfidai un conoscente particolarmente insistente a trovarmi un sistema di cottura in grado di funzionare più piccolo del mio Sunstove. Costui mi portò un micro fornelletto a pastiglie tipo quello della foto: Quale dei due riesce a far bollire per primo un litro d'acqua in proporzione all'ingombro?

 


 

 

 

 

 

 

Preparammo i nostri aggeggi ma quando lui tirò fuori le pastiglie di combustibile lo bloccai con un bel <<ok ho vinto io!>> Non vi dico il suo sbalordimento!

 

Non aveva riflettuto, infatti, che il mio Sunstove per quanto grande, non implica altre infrastrutture per farlo funzionare.

 

Le pastiglie necessitano per esempio di un camion che le abbia trasportate dalla fabbrica al negozio, di una fabbrica che le produca, di altre infrastrutture per estrarre e trasportarvi le materie prime, ancora infrastrutture che forniscano l'energia necessaria al processo produttivo ecc.

 

 

 

In sostanza il fornelletto in questione, non ha risolto il problema dell'ingombro, lo ha solo spostato in altri luoghi senza neppure alcuna preoccupazione di quanto volume qui vi occupi almeno virtualmente.

 

 

 

Si tratta ancora una volta di fare l'utile esercizio di uscire dalla propria gabbia culturale, di guardare oltre e di analizzare con un po' più di autenticità proprio le cose che diamo di più per scontate; di non fermarsi solo a quello che si vede.

 

 

 

Il fornello a gas, quello elettrico o quello ad altri combustibili, come del resto TUTTI gli altri oggetti che usano energia, sono solo l'ultima parte, e sicuramente la più piccola, di un sistema senza il quale sono solo dei semplici rottami!

 

L'uomo ha saputo creare le infrastrutture per poter disporre di energia là dove non c'è una fonte. Questa è una cosa mirabile, ma se siamo onesti con noi stessi, quando valutiamo un oggetto di questo genere, dovremmo ALMENO riflettere sull'ampiezza e sull'impatto dell'intero sistema indispensabile al suo funzionamento.

 

 

 

 

 



 

 

 

 

 

 

 Ma cucinare con il sole è complicato!

 

 

 

Seppure più raramente, anche questa obiezione mi è già stata fatta.

 

Come per tutte le cose nuove occorre organizzarsi un attimo e avere quel minimo di pazienza e di costanza e che permettono di "farsi la mano" (e in questo caso anche l'occhio per osservare il cielo).

 

Superata questa fase che forse è in gran parte dovuta alla diffidenza "ma quel coso tanto rudimentale cuoce davvero?" non ho riscontrato particolari difficoltà.

 

Se si vogliono ottimizzare le prestazioni è consigliato il riorientamento periodico (piuttosto frequente per le parabole) del sistema ma anche qui nulla di così complicato.

 

Anzi con un forno solare sconsiglio vivamente ogni apertura dello sportello e del coperchio durante la cottura per non disperdere l'energia accumulata quindi non è neppure necessario un presidio tanto vincolante come per la cucina tradizionale.

 

 

 


 

 

 



 

Perché se la cucina solare è così interessante, è così poco utilizzata?

 


Innanzitutto ad oggi poco più dell’ 1% della popolazione mondiale sa che con il sole si può cucinare.

 

Di questo 1% solo pochi possono permettersi di comprare le attrezzature specifiche.

 

Ancora di meno hanno la possibilità/capacità di costruirsele e di mettersi a provare se e come effettivamente funziona.

 

Tutti gli altri che ne conoscono l’esistenza, pur rimanendo stupefatti ed affascinati dalla notizia, piuttosto che cercare di crescere umanamente e rivedere le proprie abitudini, preferiscono accendere il solito pulsante, mettersi le pantofole e non perdersi l’ultima puntata della telenovela preferita o del Grande Fratello...

 

Effettivamente se si vuole comprare uno dei pochi fornelli solari in commercio, la cifra sembra spropositata ma occorre considerare che si tratta quasi solo di realizzazioni artigianali e quindi tali cifre riescono a malapena a coprire i costi effettivi del materiale e soprattutto della manodopera.

 

Per ridurre i costi sarebbe necessario che la produzione possa essere avviata su larga scala da piccole industrie (piccole perché ritengo che le grandi industrie abbiano un impatto sociale ed ecologico sfavorevole). Ma questo non può avvenire fino a quando il mercato è praticamente inesistente.

 

Del resto non è opportuno che la cucina solare venga conosciuta:

 

Chi sperimenta la cottura solare, tocca con mano e prende coscienza di quanta energia il sole invia sulla terra gratuitamente per tutti.
 
A questo punto è facile capire che non solo le energie fossili ma anche e soprattutto le "energie innovative" (fissione e fusione nucleare) all’opposto di quanto viene enfatizzato dagli organi di informazione, sono tecnologie
(ammesso che tali si possano ancora definire) da "preistoria antica" (per non usare parolacce).

 

Se la maggioranza della popolazione arrivasse a capire anche solo questi semplici concetti, i "Signori degli Anelli" in carne ed ossa, ossia i potenti della terra, quelli che la stanno distruggendo e che stanno imponendo il loro giogo ad ogni essere umano, avrebbero i giorni contati…
 

 

  

 

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VORREI MA PROPRIO NON POSSO!

 

 

 

Certamente ci sono casi in cui l’esperienza della cucina solare risulta impossibile, però proviamo a vedere brevemente quali soluzioni si possono trovare ai vari problemi (in sequenza casuale) quando proprio c’è la volontà; infine propongo anche una parziale soluzione all’ ”impossibile”.

 

 

 

A) Non sono capace di fare lavori manuali.

 

Capisco che non tutti abbiano l’esperienza, la pratica e l’attrezzatura per lanciarsi in grandi cantieri però credo che già solo nella modestissima raccolta di progetti di questo blog, ce ne sia per tutti i gusti e per tutte le difficoltà (ad esempio un D.A.T.S. nella versione originale potrebbe essere realizzato anche da un ragazzino in grado di manipolare in sicurezza forbici e cutter e capace di fare due misurazioni un po’ precise).

 

In alternativa ci sono anche parenti in pensione, amici hobbysti, vicini di casa che non possono andare a pescare quando piove… che volentieri potrebbero risolverci il problema magari a fronte di un buon pranzetto solare.

 

 

 

B) Non ho spazio per riporre il manufatto.

 

Un problema sicuramente non da sottovalutare viste le dimensioni delle attrezzature in questione per quanto i progettisti siano i primi a tenerne conto. Ma anche qui si tratta di scegliere, tra i tanti, il progetto che meglio si adatta alle nostre esigenze. Per ora, e non so se lo farò in futuro per ragioni di tempo, ho tralasciato la sperimentazione di fornelli a pannelli semplici in cartone che una volta piegati si possono tranquillamente riporre dietro un armadio. Ma anche un D.A.T.S. nella versione originale è assai gestibile una volta chiuso. Il primrose può essere una soluzione intermedia se solo si ha un angolo libero per un mobiletto di quelle dimensioni.

 

 

 

C) Non ho spazio/luogo adatto per utilizzare l’apparecchio.

 

Come nei punti precedenti si tratta sempre di scegliere il miglior compromesso tra prestazioni, realizzabilità e utilizzabilità.

 

Comunque, per la cronaca, ho visto le pubblicazioni di persone che al centro di Parigi hanno provato ad elaborare soluzioni per cucinare dalla finestra dell’appartamento!

 

In extremis si può provare a posizionare il fornello davanti ad una finestra ben esposta che in estate potrebbe anche rimanere aperta per non creare un’ulteriore barriera alla radiazione solare…

 

Dovrebbero essere reperibili in rete anche idee per cucine che si agganciano alla ringhiera del balcone…

 

Però in caso di totale mancanza di spazio adatto (dimensioni, esposizione…) non dimentichiamoci che possiamo recarci in un parco pubblico (anche se c’è il divieto di usare barbecues, non utilizzando fiamme nessuno ve lo potrà impedire!), in un piazzale, in un prato (chiedendo il permesso ai proprietari), su una spiaggia...

 

E’ evidente che questo uso “da pic-nic” della cucina solare purtroppo non potrà che essere saltuario e non abituale anche in considerazione della necessità di conciliare tempo libero, meteo e spostamento dell’attrezzatura. Però ci consente di fare esperienza molto preziosa per il suggerimento del punto Z).

 

Unica “ombra” per questa soluzione è il pubblico che, fintanto che non abbiamo preso la mano e acquisito la necessaria esperienza, potrebbe intimorirci per paura di fare la figuraccia.

 

Ma una volta disinvolti con il nostro aggeggio, garantisco la soddisfazione nel vedere gli sguardi straniti dei passanti e nel rispondere alle loro domande…

 

Organizzate un pic-nic in un parco dove non si possono accendere fuochi e mentre tutti mangiano il paninetto, voi diffondete nell’aria il profumino magari dello spezzatino con verdure e poi di una crostata solare e osservate cosa succede… Provare per credere!

 

 

 

 

 

  

 

Z) Ho passato mesi di notti in bianco a studiare i progetti, ho fatto tutto quello che potevo (ma per davvero, non con le pantofoline davanti alla TV)… ma non ho trovato soluzioni.

 

Per quanto rara, non si può escludere anche la possibilità di un problema così estremo.

 

Il fatto di non poter sperimentare a piacimento l’esperienza della cottura con il sole, non ci deve però impedire di diffonderne il più possibile la conoscenza contribuendo con il nostro PASSAPAROLA ad aumentare un po’ quell’inaccettabile 1% di popolazione mondiale che conosce questa realtà!

 

E’ evidente che l’aver fatto anche solo un minimo di esperienza come dicevo al punto C), diventa estremamente importante in quanto costituisce un biglietto da visita molto più credibile e convincente.

 

Ma quasi tutti i sostenitori attivi di questa attività, me compreso, fanno del loro meglio per dimostrare l’autenticità delle proprie esperienze sui loro siti, sui loro blog, con i loro video, su riviste…

 

Si tratta solo di fare quel piccolo sforzo di comunicazione per far sì che tra i tanti siti più o meno utili ed istruttivi, che quotidianamente vengono visitati da milioni di internauti senza meta precisa, rientrino anche quelli riguardanti quest’affascinante argomento!

 

Anche questa attività “culturale” rientra a pieno titolo nella “Pratica della Cucina Solare” e vorrei vedere chi dopo aver letto le pagine di questo modesto blog e quelle dei siti consigliati e reperibili in rete ha il coraggio di dire: “Vorrei ma non posso”!

 

  

 


 

 

 

 

 

 

 

D.A.T.S.!

Pubblicato il da solaero

IL D.A.T.S.

 

 

 

 

Copia-di-unionjk.jpg Double-Angled-Twelve-Sided (DATS) Solar Cooker

 

 Copia-di-francia.jpg Le DATS : un Four Solaire à 12 côtés et 2 angles

 

 

 

 

 

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Finalmente dopo un lunghissimo periodo di silenzio dovuto a grossi problemi famigliari ahimè non ancora risolti, riesco a pubblicare la presentazione del “nuovo nato”.

 

Come già riportato nella pagina del Modellini D.A.T.S., questo è uno dei primi progetti che mi è capitato sotto mano già qualche anno fa e la facilità di costruzione mi stuzzicava.

  

Però l'unico metodo di realizzazione descritto non mi convinceva per il supporto fisso della pentola che mi sembrava poco funzionale all'atto della regolazione del marchingegno con il rischio di rovesciarne il contenuto.

  

Il modellino fatto per mia figlia, mi ha permesso di capire molte cose relativamente alla costruzione e alla funzionalità. Inoltre, mi ha permesso di testare con successo quello che sarà il nuovo e definitivo supporto per il concentratore stesso, per la pentola e il materiale di realizzazione che nel frattempo avevo poi  realizzato e collaudato per la Parabola TV.

  

Il progetto propone la costruzione in cartone (materiale di scarto facilmente reperibile ovunque) che però anche il modellino mi ha confermato essere facilmente deformabile con le variazioni di umidità. Conoscendo già il "cartone di plastica" (polipropilene alveolare / coroplast / pannelli da cantiere / materiale delle cartelline semitrasparenti...) nelle applicazioni aeromodellistiche, ho pensato di utilizzarlo nello spessore da 4mm per la struttura del DATS.

  

Altra importante variante: il progetto è un manufatto pieghevole molto ingegnoso. Unendo tra loro solo le parti più lunghe dello spicchio e lasciando la parte piccola libera, questa, grazie alle orecchiette attraversate da un cordino da stringere, viene chiusa solo all'occorrenza dando al manufatto una rigidità che il modellino mi confermava considerevole.

  

Non essendo interessato alla versione pieghevole, ho semplicemente ignorato le orecchiette e "cucito" tutto con lo scotch.

  

Avendo già la parabola di circa 80 cm di diametro e non essendomi potuto permettere una parabola grande in commercio visti i costi superiori a 200Euro, ho deciso di ingrandire un po' le proporzioni del disegno per ottenere un diametro di circa 140cm appunto. Ma poi quando mi sono fatto due conti circa la quantità di specchio adesivo necessaria, ho deciso di  attenermi alle misure del progetto ingrandite solo di 1,2 volte circa per sfruttare al meglio i rotoli di specchio adesivo, ottenendo 4 spicchi da ogni rotolo per un totale di 3 rotoli.

  

Ho anche provato a valutare di incollare alluminio da cucina sugli spicchi in coroplast utilizzando colla spray. Visto il prezzo di questo tipo di colla e la finitura meno liscia dovuta al minor spessore dell'alluminio, credo che il risparmio non sarebbe tale da giustificare questa soluzione. Inoltre l’esperienza mi ha dimostrato che la riflettenza dell’alluminio è più bassa rispetto agli altri materiali soprattutto nello spettro di frequenze che a noi interessa.

  

 

Vediamo ora la costruzione:

 Per evitare di tracciare per 12 volte il progetto, ho proceduto come per le fusoliere dei miei modelli: ho eseguito il disegno su carta l'ho applicato ad un pezzo di compensato da 5mm che ho poi ritagliato con la maggior precisione possibile con seghetto alternativo e levigatrice ottenendo una dima (appoggiata alla porta in fondo sulla foto) con la quale tagliare tutti gli spicchi in coroplast usando un cutter.

 

  

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Per chi usa la prima volta questo materiale, consiglio di non cercare di tagliare con un'unica passata "pesante" ma con tante passate leggere: è più facile seguire fedelmente la dima  ed avere un taglio più "pulito".

  

Nel tentativo di irrigidire ancora un po' la struttura ho realizzato gli spicchi con la "vena" (i tubini) perpendicolarmente allo spicchio stesso.

  

Una volta puliti con cura affinché unto e polvere non diminuissero la presa del collante, ho attaccato con scotch tramato in fibra di vetro (serve per imballaggi pesanti) uno all'altro il lato lungo interno di tutti gli spicchi.

   

 

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Dopodiché ho girato in posizione capovolta il DATS e ho bloccato tra loro le parti piccole dello spicchio sempre dall'interno.

 

 A questo punto con nastro tipo americano (resiste meglio agli UV mentre l'altro no) ho consolidato tutte le "cuciture" all'esterno per aumentarne resistenza e longevità.

  

Un'altra piccola nota per chi non ha molta dimestichezza con questi tipi di nastro adesivo: per migliorarne la presa dopo averlo posizionato, è utile pressarlo con ripetuti passaggi via via più "pesanti" con uno straccio morbido (che scorre facilmente).

 

 

 

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A questo punto, sempre con la dima in compensato, ho tagliato lo specchio adesivo lasciando un piccolo margine per "ribatterlo" alle due estremità dello spicchio e l'ho incollato all'interno (sempre con il metodo dello straccetto).

 

Dopodichè ho rinforzato con due placche di lamierino rivettate interno/esterno la zona attraversata dal sostegno per la pentola che funge anche da sostegno per il concentratore e da asse di rotazione per la regolazione.

  

  

 

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 Il cavalletto di sostegno non è altro che una copia ridimensionata e semplificata di quello della parabola TV (ancora grazie Emilio per il materiale di recupero!). Idem il meccanismo di sostegno e regolazione del “reggipentola” che in questo caso non è provvisto di griglia in quanto il recipiente vi si appoggia con i propri manici.

 

 

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Infine, viste le dimensioni e i pesi del manufatto (forse avrei fatto meglio a non ingrandire il progetto e farlo pieghevole…però così ci stanno comodamente le mie pentole "standard") ho fissato, con l’aiuto di piccole placchette di lamiera come ben visibile sulla prima foto dell'articolo, due cordicelle non elastiche. Una volta regolate alla giusta tensione contribuiscono ad impedire la piccola deformazione "per gravità" che si veniva a creare manipolando il concentratore.

  

 

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Altre due placche/controplacche hanno la funzione di punto di ancoraggio per le cordicelle di regolazione. Non che questo sistema mi piaccia molto, però è il più semplice e rapido che mi sia venuto in mente. Vedremo in sede di collaudo e soprattutto dopo un lungo utilizzo l’effettiva resistenza e funzionalità.

   

 

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 Sebbene manchino ancora alcune rifiniture (rivestimento con ritagli di specchio adesivo delle placche di sostegno in lamiera…) e tiri un vento freddino e fortissimo con raffiche molto turbolente, il 5 aprile non resisto al cielo assai limpido e procedo con la prima “accensione”.

 

La regolazione è assai semplice: basta assicurarsi che l’ombra del cavalletto sia orientata al sole e che l’ombra della pentola “tappi” il buco sul fondo non lasciando apparire raggi di sole sulla superficie di appoggio retrostante.

  

Una volta orientato, infilo la mano dal retro nella posizione della pentola. Nessun rischio di bruciature come con la parabola TV ma un forte calore diffuso tutto intorno.

  

La foto con la pentola dimostra quanta superficie di questa viene colpita dai raggi solari.

 

  

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Prima cottura: 650gr di patate a dadini con tanto di gusti, sale e un filo d’olio (niente acqua come quando si fanno cuocere al forno). Nonostante il ventaccio, la temperatura sale in modo veramente rapido fino ad attestarsi sui 135°C. Risultato: patate stracotte in circa un’oretta con solo una regolazione intermedia.

  

Liberata la pentola durante il pranzo, mia moglie impasta una torta con mele di circa 500gr complessivi.

  

Anche in questo caso rimaniamo stupiti dalla velocità con cui sale la lancetta del termometro che si assesta sui 115°C (ricordiamoci che la torta contiene più liquidi rispetto alle patate a dadini e lievitando limita la superficie della sonda esposta alla temperatura molto più alta dei vapori).

  

Dopo un’ora e un quarto senza riposizionamento (!!!) dobbiamo in urgenza “togliere dal sole” la torta che stava già iniziando a bruciare in un punto della superficie (!). Una volta raffreddata, a merenda, ne constatiamo l’eccellente omogeneità di cottura.

  

 

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 PRIME CONSIDERAZIONI

  

Il fornello ha dimostrato, in questa giornata molto ventosa, non solo una notevole stabilità (con questa configurazione di supporto) ma anche prestazioni che promettono essere estremamente interessanti e che gli utilizzi futuri non potranno che confermare. Ricordiamoci che la pentola non è protetta da nessuna “serra” ma è esposta all’azione diretta di dispersione del calore da parte del vento.

  

Altro grande vantaggio: gli angoli di riflessione sono stati studiati in modo da rendere piuttosto lunghi gli intervalli di riposizionamento senza eccessivi cali di potenza e mi sembra di poter affermare che anche questo obiettivo è stato pienamente raggiunto dal Sig. Teong H. Tan che ha progettato questo fornello.

  

Se poi si tiene conto della semplicità di costruzione (rispetto alla realizzazione di una vera parabola in cartone) e il fatto che al di là dei riflessi (dei quali è sempre bene proteggersi) non presenti punti focali particolarmente pericolosi non posso che essere estremamente soddisfatto di questo primo collaudo.

 

 

 

modellino di concentratore troncoconico D.A.T.S.

Pubblicato il da solaero

IL D.A.T.S. (modellini)

 

 

 



Questo è uno dei primi progetti che mi è capitato sotto mano già qualche anno fa e la facilità di realizzazione mi stuzzicava. Però il metodo di realizzazione descritto non mi convinceva per il supporto fisso della pentola che mi sembrava poco fuznionale all'atto della regolazione del marchingegno con il rischio di rovesciare la pentola.

 

Nel 2008 ho trovato delle foto di una realizzazione che sembra risolvere questo problema inoltre la parabola della Mueller con cui mi sono lanciato nei primi esperimenti utilizza lo stesso principio quindi appena ho avuto un po' di tempo ho preso in considerazione anche la realizzazione di qesto concentratore non parabolico bensì troncoconico.

 

 

 

Avendo già la parabola di circa 80 cm di diametro e non essendomi potuto permettere una parabola grande visti i costi superiori a 200Euro, ho deciso di ingrandire un po' le proporzioni del disegno per ottenere un diametro di circa 140cm appunto. Ma poi quando mi sono fatto due conti circa la quantità di specchio adesivo necessaria, ho deciso di  attenermi alle misure del progetto ingrandite solo di 1,2 volte per ottenere 4 spicchi da ogni rotolo di specchio per un totale di 3 rotoli a 9,90 Euro l'uno.

 

 

 

Ho anche provato a valutare di incollare alluminio da cucina sugli spicchi in coroplast da 4mm utilizzando colla spray. Visto il prezzo della colla e la finitura meno liscia dovuta al minor spessore dell'alluminio, credo che il risparmio non sarebbe tale da giustificare questa soluzione.

 

 

 

Mentre facevo queste riflessioni, avendo promesso a mia figlia una parabola per cucinare alla bambola, ho provato a fare un modellino di questo concentratore. Ho usato del semplice cartoncino sul quale ho riportato la sagoma dello spicchio e poi l'ho rivestito con alluminio adesivo (tipo scotch). Questo modellino mi ha permesso di capire molte cose relativamente alla costruzione e alla funzionalità. Inoltre, mi ha permesso di testare con successo quello che dovrebbe essere il nuovo e definitivo supporto per il concentratore stesso e per la pentola.

 

 

 

Ci ho messo una pentolina delle bambole in plastica per completare il colpo d'occhio e mi sono stupito di quanta superficie di pentola fosse "coperta" guardando da lontano il riflettore puntato verso di me.

 

 

 

Il mattino dopo alle 8 avevo il sole che illuminava il balcone. Per avere la conferma della concentrazione di luce sulla pentolina ho esposto ed orientato il modellino. Il tempo che facevo le regolazioni la pentola (in plasitca verde e rosa!) è già diventata calda.

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Non so ancora il perché, ma ho provato a riempirla d'acqua (10cc) e l'ho rimessa al sole.

 

 

 

Dopo circa un quarto d'ora la pentolina era di nuovo calda e a sensazione, l'acqua era salita a circa 50° dentro una pentolina in plastica verde e rosa di almeno 2mm di spessore alle 8.15 del mattino!!!!

 

 

 

Ero sbalordito!

 

 

 


 

 

 

 

 

Ovviamente la mia mania modellistica non si è fermata qui e durante la realizzazione del presepe mi è venuta voglia di provare a costruire un “nano-D.A.T.S.” in scala con i personaggi unicamente con funzione decoratica ed ecco il risultato:

 

 

 

P1050909

 

 

 

E da due anni aggiunge un tocco di particolarità al nostro presepe e ai nostri biglietti di Natale

 

 

 

auguri08

 

 

 

Auguri 09