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Presepe 2008

Pubblicato il da solaero

PRESEPE DEL 2008

 presepe 2008

 

Quest'anno il presepe è molto semplice: con mia mamma in ospedale, la seconda bimba in arrivo e mio papà invalido da gestire, il tempo è veramente poco...

Quindi una tettoia di tela e tronchi di legno legati con le corde offre riparo alla Sacra Famiglia. Una striscia di muschio raccolto in estate e carta roccia di circa cm 40x180 costituisce il percorso delle pecore e dei loro pastori con le offerte.

 

I personaggi sono vecchissime statuine in gesso che però per noi hanno un grande valore: sono quelle dei nostri nonni.

 

La legna non manca ma il povero pasto è cucinato con il D.A.T.S.... (agli scettici ricordo comunque che gli specchi concavi venivano utilizzati già 8 secoli a.C. per accendere la fiamma olimpica...)

 

 Come si può dedurre dalla foto, questo è il primo anno che il nostro presepe diventa anche biglietto di auguri per parenti ed amici.

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

qUEST'ANNO

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Pubblicato il da solaero

PRESEPI...

 PA040394  

(Micro-Presepe: noce su losa con personaggi e cometa in filo di rame intrecciato) 

 

 

Approfitto di queste Festività a cavallo tra il 2011 e il 2012 per aprire una nuova categoria dedicata ai miei modestissimi presepi.

 

Fin da piccolissimo sono sempre stato coinvolto da mia mamma nella realizzazione del semplice presepe famigliare e non posso dimenticare i lunghi momenti di incanto che, inebriato dal profumo del muschio secco, passavo davanti a queste umili rappresentazioni illuminate anche solo dalle luminarie dell’albero che allestivamo dietro la capanna al suono di un carillon a molla regalatomi da un caro zio che lavorava lontano …

 

Emozioni semplici ma pure che mi porto dietro e che custodisco gelosamente e per le quali da anni cerco di realizzare qualcosa di mio per ogni Natale.

 

 

Da qualche anno, inoltre, la realizzazione del presepe ha preso per la mia famiglia un’ulteriore significato: una volta completato, scatto parecchie foto con l’apparecchio digitale e la migliore diventa il nostro biglietto augurale da inviare sia per posta ordinaria che tramite posta elettronica.

In questo modo le ore che dedico alla realizzazione del presepe diventano anche un sincero e profondo augurio per chi riceve un biglietto molto semplice ma autentico e di un certo spessore morale (coloro che sanno quanto tempo ci vuole per realizzare anche solo una piccola casa  apprezzano molto…).

 

La “svolta” se così si può chiamare, però l’ho avuta solo due anni fa quando ho provato a cercare su internet qualche spunto per il presepe del 2010 e mi sono imbattuto prima nel sito:

  http://www.xseven.it/artisti/presepi/

 

che utilizzando politirolo ha subito attratto il mio interesse dal momento che ne ho parecchio di avanzo dei miei aeromodelli 

e poi sul forum:  

http://www.presepeforum.altervista.org/phpBB2/index.php

  

 

Non mi sono fatto mancare neppure qualche confronto internazionale con questi blog francesi il secondo dei quali apre all'universo del Presepe Provenzale la cui tradizione è straordinariamente ricca:  

http://kidou57.over-blog.com/

 

http://santons-et-creches-de-provence.over-blog.fr/

 

 

Ringrazio sentitamente quanti, con questi mezzi hanno messo a disposizione di tutti le loro tecniche e le loro idee al punto di consentire anche ad un “negato” come me in termini artistici di realizzare qualcosa che mi da soddisfazione.

 

I miei presepi si caratterizzano per:

  • Genere Popolare in ambiente rurale: provenzale, vita attuale oppure scorci del passato con qualcosa che mi entusiasma (forni solari, arnie ecologiche, orto sinergico…),
  •  
  • Semplicità: pochi edifici, pochi personaggi,
  • Realizzazioni con materiali poveri e possibilmente di recupero,
  •  
  • Riduzione al minimo di accessori acquistati

 

 

Ora Vi propongo alcuni commenti sui recenti presepi che ho realizzato:

 

Parabola TV 2

Pubblicato il da solaero

PARABOLA SATELLITARE TV 2

 

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Nell’articolo "Bilancio anno 2010" avevo detto che probabilmente avrei realizzato un altro fornello su base di parabola satellitare TV. Finalmente ci sono riuscito.

 

Perché ancora una Parabola TV?

Semplicemente perché forse si tratta del tipo di fornello la cui componente principale è talmente diffusa che chiunque potrebbe allestirne uno anche in paesi medio-poveri, dove comunque questo manufatto è ben presente. Inoltre già da sola la parabola costituisce una parte “altamente prefabbricata” del fornello alla quale basta solo fornire un idoneo supporto.

 

Gli obiettivi che mi ero posto con questa realizzazione erano:

- Dare un altro esempio di lay-out a chiunque voglia provare la cucina solare spendendo davvero poco.

- Proporre una costruzione semplificata (soprattutto eliminando il supporto esagonale per la pentola utilizzato per la Parabola TV Satellitare 1  e di realizzazione un poco più complessa).

- Maggiore facilità nel ridurne l’ingombro per lo stoccaggio limitando al massimo le parti da smontare.

Infine, la volontà di smentire ancora una volta con esempi concreti le insinuazioni di qualcuno che, pur avendo sperimentato la cucina solare, sembra non voglia ammettere la possibilità di realizzare questi manufatti con materiali di recupero quindi ad impatto 0 se non addirittura a credito, visto che una quindicina di chili di materiali vari non sono andati ad intasare una discarica o ad avvelenarci l’aria in qualche inceneritore (ora denominati “termovalorizzatori” tanto per mettere un po’ di fumo negli occhi ai cittadini babbei).

 

L’idea di questo lay-out mi era venuta vedendo un mobiletto sfondato abbandonato vicino ad un cassonetto della spazzatura, ma anche tenuto conto delle dimensioni difficilmente compatibili con quelle di una qualsiasi parabola, ho preferito costruire una struttura “su misura”.

Ovviamente tutte le variabili possibili sono ammesse.

 

Vediamo nel dettaglio la lista dei materiali:

 

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La “padella”, di recupero, mi è stata regalata da un amico installatore svizzero.

Il legname per la struttura l’ho recuperato smontando due bancali (pallet, pedane... ) destinati ad essere distrutti in quanto già rotti in alcuni punti.

 

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Le barre che reggono la griglia (recuperata da un vecchio forno), sono delle barre di un vecchio porta-pacchi di automobile salvato all’ultimo, alcuni anni fa, dal trasporto all’isola ecologica: sono relativamente leggere e molto rigide.

Gli angolari di rinforzo, uno spezzone di filo di ferro e una piastra di metallo (non visibile sulla foto) giacevano da tempo in un deposito di ciarpame e la ruggine se ne stava impossessando.

 

Ho acquistato:

Le rotelle (quelle che avevo smontato dalla carcassa di un vecchio server sono risultate un po’ sottodimensionate).

Alcuni morsetti da elettricista per fermare la treccia d’acciaio.

Lo specchio adesivo (sostituibile con alluminio da cucina sebbene meno riflettente).

La treccia di acciaio da 1mm non avendo a disposizione in sufficiente quantità il filo per freni recuperato da una mia vecchia bicicletta.

Le viti, ma facendo i pistini potevo drizzare alla morsa e/o all’incudine i chiodi dei bancali e riutilizzarli.

 

Vediamo ora alcuni dettagli della realizzazione (per il resto rimane valido quanto spiegato in Parabola 1):

 

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Nella foto sopra, in posizione aperta la parabola sospesa con i fili d’acciaio (al posto delle barre filettate della versione precedente). Si notino i fili incrociati molto efficaci nell’impedire le oscillazioni “a pendolo” anche in presenza di vento forte.

 

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(foto sopra) il solito sistema di regolazione super-banale

 

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(foto sopra) la posizione della griglia e del piano d’appoggio (particolare molto apprezzato dalla cuoca) su cui posare mestoli, presine, aromi ecc. Attenzione a posizionarlo a DESTRA della griglia guardando il sole in modo che una dimenticanza nel riposizionamento del fornello …non faccia arrostire cose non previste…

 

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(foto sopra) L’appoggio a tre punti, più stabile di quello a 4, in posizione aperta (si noti l’asta che blocca le “braccia” delle ruote) e in posizione chiusa (foto sotto).

 

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Ed infine il fornello in posizione di riposo: un mobilettone compatto di circa 105x120x40cm le cui rotelle pivotanti consentono di passare attraverso qualsiasi porta.

 

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Prime regolazioni: …Un imprevisto.

 

Quando la gran parte dello specchio era posato secondo il solito sistema già usato per parabola 1, approfittando di un momento soleggiato ho “acceso” per la prima volta per qualche minuto questo fornello per verificare la corretta regolazione del punto focale.

Ovviamente non si trattava di cucinare qualcosa essendoci ancora parecchie rifiniture da portare a termine quindi ho posato sulla griglia la prima cosa resistente al calore che mi è venuta in mano: un vecchio mattone incrostato di sabbia.

Mentre cercavo di visualizzare il punto focale (con la maschera per saldare visto che gli occhiali da sole non erano abbastanza scuri per questa operazione) ho incominciato a sentire un leggero sfrigolio. Non ci ho fatto caso pensando che fossero delle impurità che venivano bruciate, ma quando dopo qualche minuto ho tolto il mattone, mi sono accorto che quello sfrigolio altro non era un principio di vetrificazione della sabbia che ancora incrostava il mattone!!!

 

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La cosa mi ha veramente stupito. E’ vero che questa parabola ha un diametro maggiore di circa 10cm rispetto alla parabola 1, è vero che gli specchi erano nuovi, è vero che l’ombra del braccio del ricevitore (ancora da smontare in quella prova) è minima, ma avete idea di quale temperatura è stata raggiunta in corrispondenza del punto focale per ottenere una cosa del genere???

 

Decido quindi di ripetere l’esperienza a lavori ultimati per documentare meglio il fenomeno con un altro mattone e un pezzo di losa:

 

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Ecco alcuni risultati

 

Mattone

Data: 06/09/11 (quindi già più vicino all’equinozio d’autunno che al solstizio d’estate...)

ora: 12.35 circa

tempo: 1 minuto circa

 

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Dopo circa 30 secondi:

 

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dopo circa 1minuto

 

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qualche secondo dopo aver tolto il mattone dal punto focale:

 

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e dopo il raffreddamento:

 

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Ora tocca alla Losa

Data: idem come sopra ovvero 06/09/11 (quindi già più vicino all’equinozio d’autunno che al solstizio d’estate...)

ora: 12.40

tempo: 1 minuto circa

 

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Dopo circa 30 secondi:

 

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Dopo circa un minuto:

 

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e qualche secondo dopo aver tolto la losa dal punto focale:

 

 

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Dopo il raffreddamento:

 

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E come se non bastasse guardate cos’è successo alla griglia di acciaio: un’astina ha cominciato a fondere pure lei! Qualcuno ha ancora dubbi sulle temperature raggiunte nel punto focale?

 

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Vi rendete conto di cosa si può fare con un disco di neanche 1 metro di diametro ricoperto alla bell’e meglio di specchio adesivo di bassa qualità???

 

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Non sarà il caso di incominciare a dare seriamente il giusto peso all’energia pulita che Fratello Sole regala direttamente ad ogni singolo essere umano???

Bilancio anno 2010

Pubblicato il da solaero

Bilancio attività 2010

 

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Tempo di chiusura dei bilanci per le aziende, desidero rompere il silenzio del blog per fare un po’ il punto della situazione delle mie attività di cucina solare nell’anno passato.

Silenzio, come già altrove accennato, dovuto a molti fattori soprattutto di tempo materiale il che, però, non significa che io abbia abbandonato le mie esperienze, anzi, se devo riassumere in pochissime parole il bilancio delle attività devo dire che il 2010 è stato per la mia cucina solare un anno molto proficuo.

 

Dopo la realizzazione del D.A.T.S., non ho costruito altri fornelli, ma mi sono dedicato ad un utilizzo massiccio di quelli già realizzati. Anzi, ad essere precisi, l’utilizzo è stato fatto soprattutto da mia mamma (che praticamente cucina quasi sempre per tutta la famiglia) che nonostante la sua 5° elementare e una vita di cucina tradizionale, non ha avuto il minimo problema ad entrare in sintonia con la filosofia della cucina solare (a dimostrazione che è una cosa a portata proprio di tutti, se c’è un minimo di volontà). Grazie mamma!!!

 

Sono stati pochi i giorni di bel sole in cui non ci fosse almeno un fornello solare in azione nonostante casa e terrazzo fossero pesantemente interessati da opere di ristrutturazione edilizia con polvere, calcinacci e materiali depositati ovunque (situazione destinata a perdurare ancora per almeno metà di quest’anno, purtroppo).

Il più delle volte i fornelli hanno operato in condizioni che definire pietose è poco: hanno subito ogni sorta di maltrattamenti “fisici” e parecchie volte arrivavo a casa per pranzo e trovavo un fornello in azione con una quantità di polvere depositata sui riflettenti che mi chiedevo come potesse ancora cuocere (per fortuna che i coperchi delle pentole chiudono molto bene!) …eppure funzionava ancora!

Ricordo che mi trovo sempre intorno a 45°N quindi, tenuto conto anche di quanto sopra, l’efficienza di questi mezzi così semplici, rudimentali e realizzati con  “  ’l piulèt” meriterebbe ben altra considerazione da parte di tutti.

 

Tutti e quattro gli ultimi modelli sono stati utilizzati anche se forse la simpatia di mia mamma per la Parabola TV ha fatto sì che questo modello sia stato sfruttato un poco di più degli altri. Ma vediamo alcune brevi note per ciascuno:

   

 

 

SUNSTOVE

 

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E’ ancora stato utilizzato principalmente per produrre torte, tante torte visto che una partita di queste è anche stata destinata ad alcune vendite di beneficienza. Ha subito una caduta dal tavolo (su cui appoggia per evitare a mia mamma di doversi chinare visti i suoi acciacchi alla schiena), ma fortunatamente ha dimostrato una robustezza non indifferente per un oggetto realizzato con cartone e comune vetro per finestre da 2mm e continua ad operare come se nulla fosse.

Dal punto di vista costruttivo non mi sono ancora deciso a cambiare lo sportello con il doppio vetro che così com’è consente la formazione di condensa, ma fintanto che funziona è inutile perderci del tempo.

 

CUCINOTTO MOBILETTO TIPO PRIMROSE

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Forse quello che è stato meno sfruttato (ma ha lavorato pure lui, e tanto e bene) sia perché nella prima parte dell’anno abbiamo provato maggiormente il D.A.T.S. sia perché a mia mamma non entusiasma il fatto di dover utilizzare unicamente la pentola intorno alla quale è stato costruito.

Non escludo comunque la possibilità di realizzare un altro inserto per una pentola di un altro formato.

 

PARABOLA TV1

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Come dicevo sopra è stata la più utilizzata sia per la sua leggerezza negli spostamenti (ricordo tra calcinacci e depositi) che per il fatto che tutto sommato accetta qualsiasi tipo di pentola anche con il fondo non troppo annerito.

Questo però, a mio avviso, è anche un punto debole in quanto la concentrazione al punto focale, se da una parte consente di cucinare anche con una pentola non rigorosamente nera, in alcune occasioni ha creato il presupposto per un inizio di bruciatura negli alimenti.

Nelle giornate più terse, il problema viene comunque risolto inserendo sotto la pentola una piccola piastra radiante in ghisa (quelle che comunemente si possono utilizzare sulla fiamma del gas): è necessario un breve tempo di “preriscaldamento” della piastra stessa che però consente un accumulo molto utile nel caso passi una nuvoletta (ricordo che la pentola è esposta all’aria aperta pertanto se manca il sole la temperatura scende piuttosto rapidamente).

piastra 

Continua ad operare con il film di protezione dello specchio (ormai assai opaco ed ingiallito) che rimuoverò solo quando noterò un significativo calo delle prestazioni.

 

 

D.A.T.S.

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Una vera rivelazione: ne siamo semplicemente entusiasti. Forse è quello che per il suo ingombro ha subito i maggiori traumi e che ha raccolto maggiori quantità di polvere (ricordo che ne ho realizzato una versione leggermente ingrandita) ma che ha dimostrato una versatilità in termini di cose cucinate veramente completa: dalle torte, ai primi, ai contorni  anche se forse la cosa che ci ha colpito di più è la qualità della cottura della carne.

Cito solo l’esempio di un arrosto da 1,2Kg cotto in circa due ore (nonostante l’apertura a metà cottura per affettare il pezzo e i successivi scoperchiamenti per bagnare le fette con il sughetto!!!) intorno al 10 di ottobre (si, proprio ad ottobre in Valle d’Aosta!).

 

A proposito di carne...

Alcuni sperimentatori di cucina solare si sono accorti che la carne cuoceva meglio in una pentola nera con il coperchio trasparente piuttosto che in una pentola con il coperchio in metallo nero. A prima vista il coperchio nero assorbe molta più energia che non quello trasparente e gli alimenti si trovano a cuocere a tutti gli effetti in una specie di forno. Eppure ancora una volta la pratica confutava la teoria.

Osservazioni più precise hanno evidenziato che mentre il calore del forno quasi unicamente di tipo infrarosso penetra lentamente dall’esterno dell’alimento fino al centro (non a caso si usano termometri a stelo per verificare che la temperatura di sicurezza alimentare abbia raggiunto il cuore dell’alimento), lo spettro di radiazione più ampio che ci arriva dal sole che comprende anche la luce visibile ed ultravioletta, riesce a penetrare più in profondità nei tessuti dove degenera poi in energia infrarossa ovvero calore. Questo fa sì che nel caso di coperchio trasparente la cottura data dal calore raccolto dalla pentola nera sia aiutata anche dal calore che si viene a sviluppare all’interno dei tessuti attraversati fino a varia profondità dalla luce!

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A questo punto non stupisce più che la qualità della carne cucinata con il D.A.T.S. risulti decisamente superiore a quella cucinata con gli altri fornelli: basta guardare “quanti soli” vengono riflessi dentro alla pentola (più profonda del solito in questa foto) dai “petali” superiori di questo concentratore attraverso il coperchio trasparente.

 

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Dal punto di vista strutturale ho dovuto aggiungere due ulteriori cordicelle che opportunamente tensionate mantengono meglio la forma che altrimenti, anche a causa dei traumi subiti per i suddetti lavori, tende ad ovalizzarsi troppo.

 

 

Progetti futuri

È veramente difficile per me fare delle previsioni e dei progetti visto che puntualmente contrattempi e problemi mi fanno inesorabilmente slittare ogni cosa (ma magari chissà che ogni tanto non succeda anche qualcosa di favorevole…). Avendo trovato piena soddisfazione soprattutto in termini di qualità/prezzo/difficoltà costruttive  in queste quattro configurazioni, al momento non penso di lanciarmi in nuove sperimentazioni.

Comunque se trovassi il tempo non mi dispiacerebbe realizzare una replica storica di uno dei primi fornelli solari realizzati dal mitico quanto dimenticato (od occultato?) e quindi sconosciuto Augustin Mouchot negli anni '60 del 1800 (!!!).

   mouchot

Devo dire, inoltre, che accarezzo molto il sogno di realizzare un D.A.T.S. sempre in coroplast ma dalle dimensioni originali e pieghevole e uno in robusta struttura metallica saldata  e vero specchio di recupero da installare fisso in giardino come se fosse un barbecue… sognare non costa nulla …magari quando andrò in pensione (sempre che la mia generazione mai ci potrà andare…).

Tornando con i piedi per terra, credo che, tempo permettendo, approfitterò molto probabilmente di un piccolo stock di parabole TV usate regalatomi da un amico installatore svizzero per costruire a mia mamma un altro lay-out di cui ho già il progettino in testa con una satellitare...

  idea

 

 

Comparazione SUNSTOVE – “PRIMROSE”

Pubblicato il da solaero

Comparazione SUNSTOVE – “PRIMROSE

 

 

Finalmente riesco a trovare il tempo per mettere a confronto il Sunstove, che ormai ha ampiamente dimostrato le sue eccellenti qualità, con il “Primrose” ancora un po’ in fase di studio.

 

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Ovviamente la prova è avvenuta in contemporanea onde beneficiare dello stesso identico irraggiamento e, trattandosi di luglio e di due fornelli molto potenti, con ben un litro di acqua (di cui ricordo la grande inerzia termica).

Questo determina quindi una relativa lentezza nell’aumento delle temperature che consente un controllo più accurato ed intervalli di rilevazione più rilassati.

Ho rilevato solo la temperatura dei vapori nelle pentole in quanto, in questa sede, la temperatura dell’ambiente-forno (soprattutto per il “Primrose”) non avrebbe avuto alcun significato.

 

Vediamo i dati raccolti:

 

test

 

Si noti innanzitutto la progressione delle temperatura praticamente identica per i due manufatti che conferma quindi la validità di entrambe.

E questo già non è poco, visto che il Primrose necessita di un maggiore lavoro di “falegnameria” comunque ampiamente compensato da un’ergonomia di tutto rispetto.

 

Molto interessante, poi, osservare che l’ebollizione per il primrose inizia con quasi un quarto d’ora di anticipo ed una temperatura dei vapori rilevata inferiore. Già altre osservazioni confermavano l’ebollizione visibile intorno ai 95-98° C, ovvero prima che il termometro registri i 100-101° C come avviene regolarmente nel Sunstove.

A ben pensare questo è normale visto che la pentola riceve l’energia unicamente dal basso proprio come su un fornello tradizionale. Il fondo colpito dal fascio di luce intensa raggiunge sicuramente i 99,99° C. Salendo attraverso il liquido meno caldo il vapore così formato gli cede qualcosa ed ecco perché la temperatura nella pentola si stabilizza intorno a questi valori. Nel forno, invece, il riscaldamento avviene in maniera differente ed il vapore, ricevendo ancora energia, ha la possibilità di aumentare ancora di temperatura. Inoltre il coperchio della pentola del “Primrose”, seppure avvolto da una coperta è più esposto alla dispersione mentre nel forno ne subisce l’effetto serra.

Nulla di cui stupirsi, quindi, se non per rimanerne affascinati!

 

Ovviamente quanto detto sopra non costituisce alcun impedimento alla cottura degli alimenti dal momento che, ricordo, nessun cibo può salire oltre i 99,99° C fintanto che contiene anche solo poche molecole d’acqua allo stato liquido (qui stiamo parlando di ben 1 litro!) e questa esperienza lo conferma pienamente.

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un Sunstove per la Sardegna

Pubblicato il da solaero

Un Sunstove per la Sardegna

 

Un giorno di tarda primavera un caro amico mi chiese se potevo aiutarlo a costruire un Sunstove. Era sua intenzione portarselo in vacanza in Sardegna da parenti un mesetto dopo.

Visti i miei impegni, il tempo libero per la realizzazione non era molto, ma ci siamo messi subito all’opera forti anche dell’esperienza di  costruzione del mio (vedi pagina dedicata).

Dato che questo apparecchio si sarebbe trovato ad operare ad una latitudine assai più vantaggiosa (intorno ai 39° N) e con temperature medie superiori, abbiamo optato per:

 

1)      il vetro singolo (anche qui normalissimo vetro per finestre da 2mm recuperato da una vecchia porta-finestra)

2)      un riflettente economico (stagnola da cucina) per il coperchio reso rimovibile avente funzione essenzialmente di protezione del vetro.

3)      Imbottitura di isolante dimensionata un poco più sottile di quella inserita nel mio (soliti vecchi sacchetti del pane stropicciati intervallati da alcuni strati di alluminio da cucina).

 

Questo alleggerimento ci ha dato la possibilità di non mettere le gambe di sostegno come sul mio ma solo una base per renderlo più stabile (avanzo di compensato da 5mm).

Ultima differenza rispetto vecchio, la struttura esterna è stata realizzata, come da progetto, con una lastra di alluminio da Offset (parte più riflettente verso l’interno) per resistere meglio all’umidità sicuramente maggiore che non in Valle d’Aosta. Del resto ora avevo trovato gratuitamente lastre offset usate, destinate alla discarica, che con una rapida passata di solvente sono tornate come nuove.

Anche la placca nera è un recupero di un recupero di una placca da forno. Non essendo abbastanza grande è stata giuntata al centro.

 

Ecco alcune foto del manufatto finito:

 

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Prima della “partenza” mi rimaneva giusto un sabato ed una domenica per i test; fortunatamente il meteo soprattutto di sabato è stato clemente.

Viste le piccole modifiche rispetto al mio, ho pensato di fare le prove in parallelo tra i due Sunstoves in modo da evidenziarne le differenze.

Come in altre prove, il test si articola in due fasi: dopo aver raggiunto l’equilibrio termico (ossia quando il forno dopo aver raggiunto la sua temperatura massima cede all’ambiente la stessa quantità di energia che riceve), chiudo il coperchio e verifico la capacità di mantenere la temperatura come se fosse una “pentola norvegese”. Questo sia per testare l’efficienza del forno in quanto tale, sia per farmi un’idea di quanto tempo la cottura potrebbe proseguire in caso di passaggi di nuvole.

La gonnellina di stagnola che si vede sulle foto ha una funzione di guarnizione.

 

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Ecco i risultati della prima prova:

 

  confronto 1

 

La prima cosa che si vede dalla tabella è che il mio risulta un po’ più performante dal punto di vista della velocità di aumento della temperatura e soprattutto della temperatura massima raggiunta. Sembrerebbe che il doppio vetro costituisca un vantaggio, ma il sospetto che questo non fosse sufficiente a giustificare questa differenza era insinuato anche dal fatto che, toccando la parete posteriore esterna dei due forni, il mio risultava sensibilmente meno tiepido.

Il sospetto è poi stato confermato quando, chiusi i coperchi per testare la tenuta del calore senza ulteriore immissione di energia (tipo “pentola norvegese”), il mio forno ha tenuto una temperatura di sicurezza alimentare per quasi un’ora in più rispetto all’altro! Va comunque ricordato che questo dato va rettificato dal fatto che le temperature di partenza di questa parte di prova erano assai diverse tra i due: 135° C contro 115° C.

Si noti anche la differenza di acqua rimasta nelle due pentole segno evidente della maggiore energia accumulata dal mio forno.

Pur riconoscendo che le prestazioni in termini assoluti del nuovo Sunstove sono comunque eccellenti e che non avrebbe avuto problemi a cuocere qualsiasi alimento (soprattutto a quasi 5° di latitudine in meno…), non sono assolutamente soddisfatto di questa realizzazione.

 

Si dice che “la notte porta consiglio” e infatti dopo poco che ero a letto realizzo che il mio Sunstove, oltre ad uno strato maggiore di isolante, ha la “vasca” esterna in cartone triplo rivestito all’interno da alluminio da cucina (per riflettere all’interno anche i pochi raggi infrarossi che sono riusciti ad attraversare gli strati precedenti) mentre nel nuovo c’è solo una sottile parete di alluminio che com’è noto è un discreto riflettente ma anche un ottimo conduttore di calore...

Detto fatto al mattino preparo un nuovo sandwich di sacchetti del pane stropicciati e alluminio da cucina e un rivestimento in cartone (avevo sotto mano solo del doppio strato) con alluminio da cucina, smonto la “vasca” interna, estraggo l’isolante già installato ed aggiungo questi ingredienti con il cartone appoggiato alle pareti esterne. Rimonto e metto al sole.

Purtroppo la giornata non è tersa come il giorno precedente comunque ritento. Ecco i risultati:

 

confronto 2

 

Questa volta l’obiettivo è pienamente raggiunto: le prestazioni sono allineate in entrambe le fasi della prova, anzi per poco tempo il nuovo Sunstove ha addirittura superato il vecchio, segno che non sempre il doppio vetro è vincente: è sicuramente utile in condizioni di freddo esterno e soprattutto di vento, ma ogni lastra riflette comunque verso l’esterno una parte di radiazione solare e questa ne è la conferma.

Probabilmente in condizioni più limpide il vecchio forno avrebbe raggiunto una temperatura massima leggermente superiore ma questo era già stato messo in conto quando avevamo optato per il vetro singolo.

Incredibile cosa possono fare in quest’ambito un po’ di cartone e stagnola.

Questa esperienza confuta totalmente una teoria, sulla quale già non ero affatto d’accordo, secondo la quale non è il caso di impazzire per la coibentazione delle pareti quando la principale fuga di energia è il vetro.

E’ evidente che la superficie vetrata è la peggiore dal punto di vista del “risparmio energetico”, ma proprio per questo, in un sistema in cui l’equilibrio energetico è così critico, è indispensabile limitare il più possibile le “falle” negli altri punti. Del resto, a ben riflettere, non è poi così difficile e costoso aumentare un’imbottitura fatta di carta, cartone e stagnola.

 

Superata questa volta l’”omologazione” il nostro nuovo Sunstove è pronto per l’imbarco.

Purtroppo però caricando l’auto, il mio amico si rende conto di aver esagerato con le valigie quindi non rimane più spazio per il forno che viene così spedito a destinazione tramite corriere espresso.

Passano i giorni ma il forno non arriva.

 

Finisce la prima settimana e nulla.

Dopo dieci giorni ancora nulla. Comincio a temere che il nostro lavoro sia andato perso o distrutto.

 

Penultimo giorno di vacanza, ricevo la telefonata dal mio amico: il forno è arrivato integro!

Mi piacerebbe sapere per quale motivo ha impiegato 15 giorni per arrivare a destinazione… avrà fatto il giro del mondo per un errore di carico oppure sarà rimasto bloccato in osservazione in qualche specie di dogana quale materiale altamente sospetto (effettivamente… se non si sa cos’è…) oppure… l’autotrasportatore ha deciso di provarlo per alcuni giorni prima di consegnarlo? MISTERO

 

Sta di fatto che rimane giusto il tempo per una prova culinaria e poi il rientro, ma il forno rimane saggiamente in terra sarda pronto per il prossimo anno. Verrà utilizzato saltuariamente dai parenti mentre nella vacanza di quest’anno, il mio amico si concede il lusso di usarlo intensamente. Ecco alcune sue foto:

 

 

 

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sch CITATION PSS

Pubblicato il da solaero

 

Cessna CITATION -  PSS by PYM

 

http://pym6969.free.fr/index.php

 

  SCHEDA

COMMENTI:

E' la prima realizzazione del progetto sviluppato dal mitico PYM per soddisfare proprio un mio desiderio che gli avevo espresso qualche mese prima.

Tanti, tanti anni fa (troppi), avevo appreso dalla pagina semi-strappata di una rivista francese dell’esistenza di modelli di aerei a motore semplici ed economici realizzati in materiali espansi ed usati in pendio.

Vicissitudini della vita mi avevano poi allontanato dal modellismo, ma mi si era fissato in mente il sogno di un modello in polistirolo di Citation (che all’epoca prestava servizio VIP qui al vicino aeroporto) da far volare da un cocuzzoletto a monte della casa della mia nonna, dove in genere soffiava sempre un gran ventaccio e dove spesso mi sedevo a seguire il decollo del suddetto Citation che impostava la salita proprio all’altezza degli occhi.

Ora, quel cocuzzoletto è invaso da arbusti e vi passa uno stradone, ma il sogno si è comunque realizzato sul pendio ufficiale e le prime quattro foto che seguono hanno per me un fascino davvero particolare: sono tornato indietro di almeno 20 anni: è il Citation vero che, decollato dall’aeroporto, sale davanti alla collina oppure è il mio umile modello che gioca con le ascendenze del pendio?

Grazie PYM per avermi fatto tornare un po’ ragazzino!!!

 

 

 

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Affondata "a tutta BIRRA"   !!!

 

 

Foto by PYM

 

 

Vedi anche: Fusoliere in "struttura di Espanso"

 

Tecnica di ricopertura con la carta

 

 

Riflessioni sulla Cucina Solare

Pubblicato il da solaero

 Riflessioni sulla Cucina Solare

 

 

 


 

 

 

 

 

 

 

 

 




Perché cucinare con il sole?

 

 

 

Perché è un modo facile, alla portata di tutti per "toccare con mano" e per utilizzare l'enorme flusso di energia che il Sole fornisce e che, stupidamente, lasciamo scorrere senza neppure accorgerci che esiste.

 

Perché offre uno spunto per interessanti riflessioni circa le contraddizioni della nostra "civiltà avanzata".

 

Perché è affascinante vedere anche solo dell'acqua cominciare a bollire senza nessuna somministrazione artificiale di energia.

 

Perché è uno dei tanti modi per entrare in sintonia con la Natura e i suoi ritmi.

 


 

 

 

 

 

 

 
E' vantaggioso dal punto di vista economico?

 

 

 

Qualcuno ritiene che si tratti di giochini carini ma inutili.

 

Io, che sono considerato un pessimista, sono di parere opposto.

 

 

 

Sicuramente non è un modo per far soldi e, se si utilizzano materiali di qualità, può anche essere difficile ammortizzarne i costi se si considera il solo risparmio di altra energia per cucinare.

 

 

 

Ma anche qui, occorre smetterla di coltivare il proprio orticello con i "paraocchi" e guardare un po' oltre al proprio naso:

 

Cucinando con il sole non solo risparmio qualche insignificante (per ora...) centesimo di Gas o Elettricità, ma risparmio anche qualche modesto grammo di emissioni inquinanti e magari anche qualche piccolo grammo di materiale destinato alla discarica... "Goccia dopo goccia si fa il mare" ma forse questa è una cosiddetta FraseFatta passata di moda...

 

 

 

Inoltre, se continuiamo a consumare sempre di più gas e/o elettricità, non facciamo altro che sostenere la creazione di infrastrutture che hanno un impatto ambientale di proporzioni enormi:

 

Non solo le centrali termoelettriche inquinano, ma, ad esempio, anche le industrie che producono cemento, quelle che producono i fili per gli elettrodotti e i tubi per i gasdotti, le autocisterne per il trasporto del gas e tutti i mezzi necessari per la posa in opera e la manutenzione di queste infrastrutture.

 

Vogliamo prendere coscienza che quando accendiamo un interrutore o un fuoco, il costo effettivo in termini ambientali è di gran lunga superiore ai numerini che compaiono sulla bolletta?

 

 

 

Infine, in una società che sta facendo dei nostri figli una quantità industriale di mostri (a mo' di Huruk-Hai de "Il Signore degli Anelli") con videogiochi (che inculcano odio, violenza, egoismo) musiche alquanto "strane", droghe, modelli di vita insulsi (quando va bene) ecc, ecc, ecc.... la cucina solare può, insieme a tante altre iniziative, contribuire a restituire una visione "alternativa" e pratica ai nostri ragazzi anche se apparentemente disinteressati all'argomento.

 

 

 

Anche se ciò non può essere contabilizzato in un vile bilancio fiscale, siamo sicuri che non costituisca un investimento senza pari?

 


 

 

 

 

 

 

 

 

 E' utilizzabile/utile solo per i paesi "caldi"

 

 

 

Credo di aver già completamente smantellato questa tesi con le mie esperienze invernali in Valle d'Aosta. Però voglio prendere questa considerazione a spunto per ulteriori riflessioni:

 

 

 

Sicuramente i paesi con maggiore insolazione (non quelli più caldi!!!) non possono che essere favoriti.

 

Nei paesi poveri spesso il costo del combustibile per cucinare supera abbondantemente il prezzo del cibo stesso. Le donne devono percorrere quotidianamente chilometri per comprare/raccogliere pesanti fascine di legna; in questo modo la deforestazione non si ferma e i deserti avanzano...

 

La legna viene utilizzata su focolari rudimentali e la conseguente esposizione al fumo contribuisce non poco a destabilizzare le già precarie condizioni di salute di intere famiglie.

 

È evidente che in queste situazioni, la cucina solare costituisce un'alternativa molto interessate (quando conosciuta) ma dobbiamo smetterla di sempre dire agli altri cosa devono fare, dobbiamo smetterla di "predicare bene e razzolare male" (ma anche questa è una FraseFatta che da fastidio a molti), dobbiamo smetterla di pensare <<questa è roba da quarto mondo>>.

 

Non possiamo pretendere di insegnare agli altri ciò che non sappiamo fare bene per noi.

 

 

 

 

 

Quelle popolazioni, spesso le prime vittime dell'illusione Consumismo=Benessere, aspirano ad imitare i "paesi ricchi". Se anche noi cominciassimo a cucinare sistematicamente con il sole, forse contribuiremmo non poco a far loro prendere coscienza sia di questo modo intelligente di utilizzare l'enorme quantità di energia che ci circonda sia della loro maggior ricchezza (in termini di irraggiamento solare). Forse cominceremmo a farli sentire anche solo sentimentalmente un po' meno "ultimi".

 



 

 

 

 


Due ore per cucinare quello che sul gas impiega dieci minuti??????

 

 

 

Questa è forse l'obiezione che più frequentemente mi vedo scagliare addosso dallo

 

stra-scandalizzato di turno. Vediamo di analizzarla.

 

È vero, siamo in una società che va sempre più di corsa, sempre più in ritardo, siamo di fretta dalla mattina alla sera e dalla sera alla mattina.

 

 

 

Ma ci siamo mai chiesti il perché? Ci siamo mai chiesti per chi e per cosa in definitiva corriamo? Ci siamo mai chiesti dove pensiamo di arrivare?

 

 

 

Certo, è quasi impossibile uscire indenni da questo atroce ingranaggio però è inutile che continuiamo a lamentarci se poi non ci fermiamo almeno un attimo a riflettere. Sicuramente non basta porsi queste domande per cambiare le cose però, almeno, non continuiamo ad alimentarlo con il nostro comportamento altrettanto folle!

 

È come quando si va in alta montagna, luogo per eccellenza di pace e ristoro per lo spirito, e ci si imbatte nel fracasso dello stereo del villeggiante fuggito, a suo dire, dall'inferno della grande città ma che non può fare a meno di portare proprio quell'inferno ovunque vada!

 

 

 

Siamo abituati ad avere tutto, subito, sempre (... ma a qualunque costo), basta girare un bottone o una manopola, ecco perché la cucina solare con i suoi ritmi naturali ci sconvolge.

 

 

 

Siamo talmente felici di essere macchine al servizio di macchine che non ci rendiamo neppure conto che, organizzandosi, è possibile mettere gli alimenti in un forno solare al mattino presto, orientarlo ad esempio sulla posizione del sole alle 11, andare al lavoro e al ritorno alle 12.30 trovare il cibo pronto da scodellare senza alcun'altra incombenza!

 

Certo, per ragioni di sicurezza alimentare, è bene farlo solo quando le previsioni meteo e l'osservazione visiva garantiscono le necessarie condizioni, ma se incominciamo ad entrare nell'ottica delle idee, se ogni giorno osserviamo con un po' più di attenzione il cielo e la sua evoluzione, presto ci accorgeremmo che questa soluzione è attuabile molto più spesso di quanto crediamo...

 

A conferma di quanto ho appena affermato ho trovato questo articolo che spiega chiaramente come in altre nazioni, la cottura lenta sia proprio ricercata in quanto assai più compatibile con i ritmi frenetici ed assurdi delle nostre società: http://www.gradipo.net/?p=764

 

 

 

  

 

 

 

 

 

 

 

 

E quando il sole non c'è, si fa digiuno?

 

 

 

Un'altra frequente obiezione idiota di chi deve a tutti costi sminuire il valore di una cosa che non vuole capire.

 

Verrebbe da rispondere: Perché tutti hanno gli occhiali da sole? Oppure, perché non sradichi le piante di ribes dal tuo giardino visto che fruttificano solo per alcune settimane all'anno?

 

Oppure ancora, perché chi ne ha la possibilità è disposto a spendere anche qualche centinaio di Euro per comprare monumentali Barbecues pur sapendo che, quando va bene, verranno usati al massimo 4 o 5 volte all'anno?

 

 

 

La cucina solare non deve essere una filosofia estremista tipo "bisogna abolire il fornello tradizionale".

 

Però quando ci sono le condizioni favorevoli è stupido usare altre fonti con maggiori impatti economico-ambientali.

 

 

 

Quando invece queste condizioni non ci sono, ben vengano i metodi tradizionali a condizione che siano coadiuvati dalla  PENTOLA NORVEGESE e da sistemi che permettano di aumentarne un po' il rendimento (chi usa legna per cucinare veda il Rockett-stove su:  http://solarcooking.org/francais/atrocketpage-fr.htm  http://solarcooking.wikia.com/wiki/Rocket_Stove ).

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 Ma quanto è ingombrante!

 

 

 

Certo, per accumulare o concentrare l'energia solare sono necessari attrezzi non proprio tascabili però se riflettiamo un po' ci accorgiamo che in fin dei conti sono sistemi più piccoli in grado di funzionare autonomamente.

 

Mi spiego:

 

 

 

 

 

 

 

Provocatoriamente, a questo proposito, un giorno sfidai un conoscente particolarmente insistente a trovarmi un sistema di cottura in grado di funzionare più piccolo del mio Sunstove. Costui mi portò un micro fornelletto a pastiglie tipo quello della foto: Quale dei due riesce a far bollire per primo un litro d'acqua in proporzione all'ingombro?

 


 

 

 

 

 

 

Preparammo i nostri aggeggi ma quando lui tirò fuori le pastiglie di combustibile lo bloccai con un bel <<ok ho vinto io!>> Non vi dico il suo sbalordimento!

 

Non aveva riflettuto, infatti, che il mio Sunstove per quanto grande, non implica altre infrastrutture per farlo funzionare.

 

Le pastiglie necessitano per esempio di un camion che le abbia trasportate dalla fabbrica al negozio, di una fabbrica che le produca, di altre infrastrutture per estrarre e trasportarvi le materie prime, ancora infrastrutture che forniscano l'energia necessaria al processo produttivo ecc.

 

 

 

In sostanza il fornelletto in questione, non ha risolto il problema dell'ingombro, lo ha solo spostato in altri luoghi senza neppure alcuna preoccupazione di quanto volume qui vi occupi almeno virtualmente.

 

 

 

Si tratta ancora una volta di fare l'utile esercizio di uscire dalla propria gabbia culturale, di guardare oltre e di analizzare con un po' più di autenticità proprio le cose che diamo di più per scontate; di non fermarsi solo a quello che si vede.

 

 

 

Il fornello a gas, quello elettrico o quello ad altri combustibili, come del resto TUTTI gli altri oggetti che usano energia, sono solo l'ultima parte, e sicuramente la più piccola, di un sistema senza il quale sono solo dei semplici rottami!

 

L'uomo ha saputo creare le infrastrutture per poter disporre di energia là dove non c'è una fonte. Questa è una cosa mirabile, ma se siamo onesti con noi stessi, quando valutiamo un oggetto di questo genere, dovremmo ALMENO riflettere sull'ampiezza e sull'impatto dell'intero sistema indispensabile al suo funzionamento.

 

 

 

 

 



 

 

 

 

 

 

 Ma cucinare con il sole è complicato!

 

 

 

Seppure più raramente, anche questa obiezione mi è già stata fatta.

 

Come per tutte le cose nuove occorre organizzarsi un attimo e avere quel minimo di pazienza e di costanza e che permettono di "farsi la mano" (e in questo caso anche l'occhio per osservare il cielo).

 

Superata questa fase che forse è in gran parte dovuta alla diffidenza "ma quel coso tanto rudimentale cuoce davvero?" non ho riscontrato particolari difficoltà.

 

Se si vogliono ottimizzare le prestazioni è consigliato il riorientamento periodico (piuttosto frequente per le parabole) del sistema ma anche qui nulla di così complicato.

 

Anzi con un forno solare sconsiglio vivamente ogni apertura dello sportello e del coperchio durante la cottura per non disperdere l'energia accumulata quindi non è neppure necessario un presidio tanto vincolante come per la cucina tradizionale.

 

 

 


 

 

 



 

Perché se la cucina solare è così interessante, è così poco utilizzata?

 


Innanzitutto ad oggi poco più dell’ 1% della popolazione mondiale sa che con il sole si può cucinare.

 

Di questo 1% solo pochi possono permettersi di comprare le attrezzature specifiche.

 

Ancora di meno hanno la possibilità/capacità di costruirsele e di mettersi a provare se e come effettivamente funziona.

 

Tutti gli altri che ne conoscono l’esistenza, pur rimanendo stupefatti ed affascinati dalla notizia, piuttosto che cercare di crescere umanamente e rivedere le proprie abitudini, preferiscono accendere il solito pulsante, mettersi le pantofole e non perdersi l’ultima puntata della telenovela preferita o del Grande Fratello...

 

Effettivamente se si vuole comprare uno dei pochi fornelli solari in commercio, la cifra sembra spropositata ma occorre considerare che si tratta quasi solo di realizzazioni artigianali e quindi tali cifre riescono a malapena a coprire i costi effettivi del materiale e soprattutto della manodopera.

 

Per ridurre i costi sarebbe necessario che la produzione possa essere avviata su larga scala da piccole industrie (piccole perché ritengo che le grandi industrie abbiano un impatto sociale ed ecologico sfavorevole). Ma questo non può avvenire fino a quando il mercato è praticamente inesistente.

 

Del resto non è opportuno che la cucina solare venga conosciuta:

 

Chi sperimenta la cottura solare, tocca con mano e prende coscienza di quanta energia il sole invia sulla terra gratuitamente per tutti.
 
A questo punto è facile capire che non solo le energie fossili ma anche e soprattutto le "energie innovative" (fissione e fusione nucleare) all’opposto di quanto viene enfatizzato dagli organi di informazione, sono tecnologie
(ammesso che tali si possano ancora definire) da "preistoria antica" (per non usare parolacce).

 

Se la maggioranza della popolazione arrivasse a capire anche solo questi semplici concetti, i "Signori degli Anelli" in carne ed ossa, ossia i potenti della terra, quelli che la stanno distruggendo e che stanno imponendo il loro giogo ad ogni essere umano, avrebbero i giorni contati…
 

 

  

 

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VORREI MA PROPRIO NON POSSO!

 

 

 

Certamente ci sono casi in cui l’esperienza della cucina solare risulta impossibile, però proviamo a vedere brevemente quali soluzioni si possono trovare ai vari problemi (in sequenza casuale) quando proprio c’è la volontà; infine propongo anche una parziale soluzione all’ ”impossibile”.

 

 

 

A) Non sono capace di fare lavori manuali.

 

Capisco che non tutti abbiano l’esperienza, la pratica e l’attrezzatura per lanciarsi in grandi cantieri però credo che già solo nella modestissima raccolta di progetti di questo blog, ce ne sia per tutti i gusti e per tutte le difficoltà (ad esempio un D.A.T.S. nella versione originale potrebbe essere realizzato anche da un ragazzino in grado di manipolare in sicurezza forbici e cutter e capace di fare due misurazioni un po’ precise).

 

In alternativa ci sono anche parenti in pensione, amici hobbysti, vicini di casa che non possono andare a pescare quando piove… che volentieri potrebbero risolverci il problema magari a fronte di un buon pranzetto solare.

 

 

 

B) Non ho spazio per riporre il manufatto.

 

Un problema sicuramente non da sottovalutare viste le dimensioni delle attrezzature in questione per quanto i progettisti siano i primi a tenerne conto. Ma anche qui si tratta di scegliere, tra i tanti, il progetto che meglio si adatta alle nostre esigenze. Per ora, e non so se lo farò in futuro per ragioni di tempo, ho tralasciato la sperimentazione di fornelli a pannelli semplici in cartone che una volta piegati si possono tranquillamente riporre dietro un armadio. Ma anche un D.A.T.S. nella versione originale è assai gestibile una volta chiuso. Il primrose può essere una soluzione intermedia se solo si ha un angolo libero per un mobiletto di quelle dimensioni.

 

 

 

C) Non ho spazio/luogo adatto per utilizzare l’apparecchio.

 

Come nei punti precedenti si tratta sempre di scegliere il miglior compromesso tra prestazioni, realizzabilità e utilizzabilità.

 

Comunque, per la cronaca, ho visto le pubblicazioni di persone che al centro di Parigi hanno provato ad elaborare soluzioni per cucinare dalla finestra dell’appartamento!

 

In extremis si può provare a posizionare il fornello davanti ad una finestra ben esposta che in estate potrebbe anche rimanere aperta per non creare un’ulteriore barriera alla radiazione solare…

 

Dovrebbero essere reperibili in rete anche idee per cucine che si agganciano alla ringhiera del balcone…

 

Però in caso di totale mancanza di spazio adatto (dimensioni, esposizione…) non dimentichiamoci che possiamo recarci in un parco pubblico (anche se c’è il divieto di usare barbecues, non utilizzando fiamme nessuno ve lo potrà impedire!), in un piazzale, in un prato (chiedendo il permesso ai proprietari), su una spiaggia...

 

E’ evidente che questo uso “da pic-nic” della cucina solare purtroppo non potrà che essere saltuario e non abituale anche in considerazione della necessità di conciliare tempo libero, meteo e spostamento dell’attrezzatura. Però ci consente di fare esperienza molto preziosa per il suggerimento del punto Z).

 

Unica “ombra” per questa soluzione è il pubblico che, fintanto che non abbiamo preso la mano e acquisito la necessaria esperienza, potrebbe intimorirci per paura di fare la figuraccia.

 

Ma una volta disinvolti con il nostro aggeggio, garantisco la soddisfazione nel vedere gli sguardi straniti dei passanti e nel rispondere alle loro domande…

 

Organizzate un pic-nic in un parco dove non si possono accendere fuochi e mentre tutti mangiano il paninetto, voi diffondete nell’aria il profumino magari dello spezzatino con verdure e poi di una crostata solare e osservate cosa succede… Provare per credere!

 

 

 

 

 

  

 

Z) Ho passato mesi di notti in bianco a studiare i progetti, ho fatto tutto quello che potevo (ma per davvero, non con le pantofoline davanti alla TV)… ma non ho trovato soluzioni.

 

Per quanto rara, non si può escludere anche la possibilità di un problema così estremo.

 

Il fatto di non poter sperimentare a piacimento l’esperienza della cottura con il sole, non ci deve però impedire di diffonderne il più possibile la conoscenza contribuendo con il nostro PASSAPAROLA ad aumentare un po’ quell’inaccettabile 1% di popolazione mondiale che conosce questa realtà!

 

E’ evidente che l’aver fatto anche solo un minimo di esperienza come dicevo al punto C), diventa estremamente importante in quanto costituisce un biglietto da visita molto più credibile e convincente.

 

Ma quasi tutti i sostenitori attivi di questa attività, me compreso, fanno del loro meglio per dimostrare l’autenticità delle proprie esperienze sui loro siti, sui loro blog, con i loro video, su riviste…

 

Si tratta solo di fare quel piccolo sforzo di comunicazione per far sì che tra i tanti siti più o meno utili ed istruttivi, che quotidianamente vengono visitati da milioni di internauti senza meta precisa, rientrino anche quelli riguardanti quest’affascinante argomento!

 

Anche questa attività “culturale” rientra a pieno titolo nella “Pratica della Cucina Solare” e vorrei vedere chi dopo aver letto le pagine di questo modesto blog e quelle dei siti consigliati e reperibili in rete ha il coraggio di dire: “Vorrei ma non posso”!

 

  

 


 

 

 

 

 

 

 

D.A.T.S.!

Pubblicato il da solaero

IL D.A.T.S.

 

 

 

 

Copia-di-unionjk.jpg Double-Angled-Twelve-Sided (DATS) Solar Cooker

 

 Copia-di-francia.jpg Le DATS : un Four Solaire à 12 côtés et 2 angles

 

 

 

 

 

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Finalmente dopo un lunghissimo periodo di silenzio dovuto a grossi problemi famigliari ahimè non ancora risolti, riesco a pubblicare la presentazione del “nuovo nato”.

 

Come già riportato nella pagina del Modellini D.A.T.S., questo è uno dei primi progetti che mi è capitato sotto mano già qualche anno fa e la facilità di costruzione mi stuzzicava.

  

Però l'unico metodo di realizzazione descritto non mi convinceva per il supporto fisso della pentola che mi sembrava poco funzionale all'atto della regolazione del marchingegno con il rischio di rovesciarne il contenuto.

  

Il modellino fatto per mia figlia, mi ha permesso di capire molte cose relativamente alla costruzione e alla funzionalità. Inoltre, mi ha permesso di testare con successo quello che sarà il nuovo e definitivo supporto per il concentratore stesso, per la pentola e il materiale di realizzazione che nel frattempo avevo poi  realizzato e collaudato per la Parabola TV.

  

Il progetto propone la costruzione in cartone (materiale di scarto facilmente reperibile ovunque) che però anche il modellino mi ha confermato essere facilmente deformabile con le variazioni di umidità. Conoscendo già il "cartone di plastica" (polipropilene alveolare / coroplast / pannelli da cantiere / materiale delle cartelline semitrasparenti...) nelle applicazioni aeromodellistiche, ho pensato di utilizzarlo nello spessore da 4mm per la struttura del DATS.

  

Altra importante variante: il progetto è un manufatto pieghevole molto ingegnoso. Unendo tra loro solo le parti più lunghe dello spicchio e lasciando la parte piccola libera, questa, grazie alle orecchiette attraversate da un cordino da stringere, viene chiusa solo all'occorrenza dando al manufatto una rigidità che il modellino mi confermava considerevole.

  

Non essendo interessato alla versione pieghevole, ho semplicemente ignorato le orecchiette e "cucito" tutto con lo scotch.

  

Avendo già la parabola di circa 80 cm di diametro e non essendomi potuto permettere una parabola grande in commercio visti i costi superiori a 200Euro, ho deciso di ingrandire un po' le proporzioni del disegno per ottenere un diametro di circa 140cm appunto. Ma poi quando mi sono fatto due conti circa la quantità di specchio adesivo necessaria, ho deciso di  attenermi alle misure del progetto ingrandite solo di 1,2 volte circa per sfruttare al meglio i rotoli di specchio adesivo, ottenendo 4 spicchi da ogni rotolo per un totale di 3 rotoli.

  

Ho anche provato a valutare di incollare alluminio da cucina sugli spicchi in coroplast utilizzando colla spray. Visto il prezzo di questo tipo di colla e la finitura meno liscia dovuta al minor spessore dell'alluminio, credo che il risparmio non sarebbe tale da giustificare questa soluzione. Inoltre l’esperienza mi ha dimostrato che la riflettenza dell’alluminio è più bassa rispetto agli altri materiali soprattutto nello spettro di frequenze che a noi interessa.

  

 

Vediamo ora la costruzione:

 Per evitare di tracciare per 12 volte il progetto, ho proceduto come per le fusoliere dei miei modelli: ho eseguito il disegno su carta l'ho applicato ad un pezzo di compensato da 5mm che ho poi ritagliato con la maggior precisione possibile con seghetto alternativo e levigatrice ottenendo una dima (appoggiata alla porta in fondo sulla foto) con la quale tagliare tutti gli spicchi in coroplast usando un cutter.

 

  

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Per chi usa la prima volta questo materiale, consiglio di non cercare di tagliare con un'unica passata "pesante" ma con tante passate leggere: è più facile seguire fedelmente la dima  ed avere un taglio più "pulito".

  

Nel tentativo di irrigidire ancora un po' la struttura ho realizzato gli spicchi con la "vena" (i tubini) perpendicolarmente allo spicchio stesso.

  

Una volta puliti con cura affinché unto e polvere non diminuissero la presa del collante, ho attaccato con scotch tramato in fibra di vetro (serve per imballaggi pesanti) uno all'altro il lato lungo interno di tutti gli spicchi.

   

 

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Dopodiché ho girato in posizione capovolta il DATS e ho bloccato tra loro le parti piccole dello spicchio sempre dall'interno.

 

 A questo punto con nastro tipo americano (resiste meglio agli UV mentre l'altro no) ho consolidato tutte le "cuciture" all'esterno per aumentarne resistenza e longevità.

  

Un'altra piccola nota per chi non ha molta dimestichezza con questi tipi di nastro adesivo: per migliorarne la presa dopo averlo posizionato, è utile pressarlo con ripetuti passaggi via via più "pesanti" con uno straccio morbido (che scorre facilmente).

 

 

 

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A questo punto, sempre con la dima in compensato, ho tagliato lo specchio adesivo lasciando un piccolo margine per "ribatterlo" alle due estremità dello spicchio e l'ho incollato all'interno (sempre con il metodo dello straccetto).

 

Dopodichè ho rinforzato con due placche di lamierino rivettate interno/esterno la zona attraversata dal sostegno per la pentola che funge anche da sostegno per il concentratore e da asse di rotazione per la regolazione.

  

  

 

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 Il cavalletto di sostegno non è altro che una copia ridimensionata e semplificata di quello della parabola TV (ancora grazie Emilio per il materiale di recupero!). Idem il meccanismo di sostegno e regolazione del “reggipentola” che in questo caso non è provvisto di griglia in quanto il recipiente vi si appoggia con i propri manici.

 

 

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Infine, viste le dimensioni e i pesi del manufatto (forse avrei fatto meglio a non ingrandire il progetto e farlo pieghevole…però così ci stanno comodamente le mie pentole "standard") ho fissato, con l’aiuto di piccole placchette di lamiera come ben visibile sulla prima foto dell'articolo, due cordicelle non elastiche. Una volta regolate alla giusta tensione contribuiscono ad impedire la piccola deformazione "per gravità" che si veniva a creare manipolando il concentratore.

  

 

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Altre due placche/controplacche hanno la funzione di punto di ancoraggio per le cordicelle di regolazione. Non che questo sistema mi piaccia molto, però è il più semplice e rapido che mi sia venuto in mente. Vedremo in sede di collaudo e soprattutto dopo un lungo utilizzo l’effettiva resistenza e funzionalità.

   

 

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 Sebbene manchino ancora alcune rifiniture (rivestimento con ritagli di specchio adesivo delle placche di sostegno in lamiera…) e tiri un vento freddino e fortissimo con raffiche molto turbolente, il 5 aprile non resisto al cielo assai limpido e procedo con la prima “accensione”.

 

La regolazione è assai semplice: basta assicurarsi che l’ombra del cavalletto sia orientata al sole e che l’ombra della pentola “tappi” il buco sul fondo non lasciando apparire raggi di sole sulla superficie di appoggio retrostante.

  

Una volta orientato, infilo la mano dal retro nella posizione della pentola. Nessun rischio di bruciature come con la parabola TV ma un forte calore diffuso tutto intorno.

  

La foto con la pentola dimostra quanta superficie di questa viene colpita dai raggi solari.

 

  

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Prima cottura: 650gr di patate a dadini con tanto di gusti, sale e un filo d’olio (niente acqua come quando si fanno cuocere al forno). Nonostante il ventaccio, la temperatura sale in modo veramente rapido fino ad attestarsi sui 135°C. Risultato: patate stracotte in circa un’oretta con solo una regolazione intermedia.

  

Liberata la pentola durante il pranzo, mia moglie impasta una torta con mele di circa 500gr complessivi.

  

Anche in questo caso rimaniamo stupiti dalla velocità con cui sale la lancetta del termometro che si assesta sui 115°C (ricordiamoci che la torta contiene più liquidi rispetto alle patate a dadini e lievitando limita la superficie della sonda esposta alla temperatura molto più alta dei vapori).

  

Dopo un’ora e un quarto senza riposizionamento (!!!) dobbiamo in urgenza “togliere dal sole” la torta che stava già iniziando a bruciare in un punto della superficie (!). Una volta raffreddata, a merenda, ne constatiamo l’eccellente omogeneità di cottura.

  

 

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 PRIME CONSIDERAZIONI

  

Il fornello ha dimostrato, in questa giornata molto ventosa, non solo una notevole stabilità (con questa configurazione di supporto) ma anche prestazioni che promettono essere estremamente interessanti e che gli utilizzi futuri non potranno che confermare. Ricordiamoci che la pentola non è protetta da nessuna “serra” ma è esposta all’azione diretta di dispersione del calore da parte del vento.

  

Altro grande vantaggio: gli angoli di riflessione sono stati studiati in modo da rendere piuttosto lunghi gli intervalli di riposizionamento senza eccessivi cali di potenza e mi sembra di poter affermare che anche questo obiettivo è stato pienamente raggiunto dal Sig. Teong H. Tan che ha progettato questo fornello.

  

Se poi si tiene conto della semplicità di costruzione (rispetto alla realizzazione di una vera parabola in cartone) e il fatto che al di là dei riflessi (dei quali è sempre bene proteggersi) non presenti punti focali particolarmente pericolosi non posso che essere estremamente soddisfatto di questo primo collaudo.

 

 

 

modellino di concentratore troncoconico D.A.T.S.

Pubblicato il da solaero

IL D.A.T.S. (modellini)

 

 

 



Questo è uno dei primi progetti che mi è capitato sotto mano già qualche anno fa e la facilità di realizzazione mi stuzzicava. Però il metodo di realizzazione descritto non mi convinceva per il supporto fisso della pentola che mi sembrava poco fuznionale all'atto della regolazione del marchingegno con il rischio di rovesciare la pentola.

 

Nel 2008 ho trovato delle foto di una realizzazione che sembra risolvere questo problema inoltre la parabola della Mueller con cui mi sono lanciato nei primi esperimenti utilizza lo stesso principio quindi appena ho avuto un po' di tempo ho preso in considerazione anche la realizzazione di qesto concentratore non parabolico bensì troncoconico.

 

 

 

Avendo già la parabola di circa 80 cm di diametro e non essendomi potuto permettere una parabola grande visti i costi superiori a 200Euro, ho deciso di ingrandire un po' le proporzioni del disegno per ottenere un diametro di circa 140cm appunto. Ma poi quando mi sono fatto due conti circa la quantità di specchio adesivo necessaria, ho deciso di  attenermi alle misure del progetto ingrandite solo di 1,2 volte per ottenere 4 spicchi da ogni rotolo di specchio per un totale di 3 rotoli a 9,90 Euro l'uno.

 

 

 

Ho anche provato a valutare di incollare alluminio da cucina sugli spicchi in coroplast da 4mm utilizzando colla spray. Visto il prezzo della colla e la finitura meno liscia dovuta al minor spessore dell'alluminio, credo che il risparmio non sarebbe tale da giustificare questa soluzione.

 

 

 

Mentre facevo queste riflessioni, avendo promesso a mia figlia una parabola per cucinare alla bambola, ho provato a fare un modellino di questo concentratore. Ho usato del semplice cartoncino sul quale ho riportato la sagoma dello spicchio e poi l'ho rivestito con alluminio adesivo (tipo scotch). Questo modellino mi ha permesso di capire molte cose relativamente alla costruzione e alla funzionalità. Inoltre, mi ha permesso di testare con successo quello che dovrebbe essere il nuovo e definitivo supporto per il concentratore stesso e per la pentola.

 

 

 

Ci ho messo una pentolina delle bambole in plastica per completare il colpo d'occhio e mi sono stupito di quanta superficie di pentola fosse "coperta" guardando da lontano il riflettore puntato verso di me.

 

 

 

Il mattino dopo alle 8 avevo il sole che illuminava il balcone. Per avere la conferma della concentrazione di luce sulla pentolina ho esposto ed orientato il modellino. Il tempo che facevo le regolazioni la pentola (in plasitca verde e rosa!) è già diventata calda.

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Non so ancora il perché, ma ho provato a riempirla d'acqua (10cc) e l'ho rimessa al sole.

 

 

 

Dopo circa un quarto d'ora la pentolina era di nuovo calda e a sensazione, l'acqua era salita a circa 50° dentro una pentolina in plastica verde e rosa di almeno 2mm di spessore alle 8.15 del mattino!!!!

 

 

 

Ero sbalordito!

 

 

 


 

 

 

 

 

Ovviamente la mia mania modellistica non si è fermata qui e durante la realizzazione del presepe mi è venuta voglia di provare a costruire un “nano-D.A.T.S.” in scala con i personaggi unicamente con funzione decoratica ed ecco il risultato:

 

 

 

P1050909

 

 

 

E da due anni aggiunge un tocco di particolarità al nostro presepe e ai nostri biglietti di Natale

 

 

 

auguri08

 

 

 

Auguri 09

 

 

 

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