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Presentazione

Pubblicato il da solaero

 

Cucina Solare, Aeromodellismo  e qualche presepe

 

 

 

Cucinare col sole???????????

 

Questa penso che sia la domanda stupita di tanti di voi. Infatti icominciamo ad abituarci all'idea di farci una doccia con l'acqua scaldata dai pannelli solari sul tetto ma pochi sanno che il SOLE non solo fa germogliare, crescere e maturare gli alimenti ma con attrezzature molto semplici realizzabili da qualunque hobbista, può terminare il suo miracoloso lavoro addirittura cuocendo anche i cibi stessi!

 

Anch'io e mia moglie ci siamo stupiti molto quando quasi per caso, nel 2004, abbiamo scoperto questo "mondo" su:

www.solarcooking.org 
 

Abbiamo subito iniziato a raccogliere documentazione e a costruire un piccolo forno solare. Poi però, per ragioni di tempo e mancanza di informazioni pratiche relative alle nostre latitudini (erroneamente viene da pensare che la cottura solare si possa fare solo nei paesi "caldi"), abbiamo sospeso questo progetto in attesa di momenti migliori.

 

Nel 2008 abbiamo deciso di approfondire di nuovo un po' l'argomento e navigando in internet ci siamo imbattuti nei blog di due appassionati francesi che ci hanno letteralmente aperto l'universo:


http://micsolaire.aliceblogs.fr/blog 

http://cuisson-solaire.over-blog.fr/  


 

Anche chi non conoscesse il francese, è caldamente invitato a visitarli: la qualità delle realizzazioni e la quantità di foto esplicative e di grafici non necessita traduzioni!

 

Infine, prima di addentrarvi nelle nostre esperienze, per appagare la vostra "prima curiosità" ed avere un quadro sintetico ma abbastanza completo, sempre dal sito indicato in alto, vi invitiamo a consultare la seguente pagina in italiano: www.solarcooking.org/italiano/solarcooking-faq-it.htm


  

 

 Se siete interessati a questo argomento cliccate sull'immagine per accedere al menu della sezione "Cucina Solare"

 

  ENTRA 

 

oppure consultate le categorie "SOL - ****

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Aeromodellismo:

 

Sarà perché abitavo a qualche chilometro dalla testata della pista del piccolo aeroporto turistico locale (ora destinato a diventare l'ennesima inutile cattedrale nel deserto...sigh!) e a 500mt dalla sede di un'azienda di lavoro aereo con elicotteri, oppure perché ho sempre la testa tra le nuvole, che fin da piccolissimo sono affascinato da tutto ciò che vola.

Amante anche delle miniaturizzazioni, era abbastanza evidente che o prima o poi l'aeromodellismo mi avrebbe conquistato.

Nel 1995 avevo quindi iniziato a raccogliere il materiale necessario, ma l'idea di spaccare modelli che non solo sono costati tante ore di lavoro, ma anche cifre per me considerevoli mi ha poi fatto sospendere l'argomento.

 

Poi è arrivata internet e dieci anni dopo ho scoperto attraverso siti francesi il Combat in pendio e i PSS: modelli in espanso + scotch o carta kraft che non solo sono molto resistenti, ma che hanno un costo quasi ridicolo.

 


Ovvero, come divertirsi tanto spendendo pochissimo!

 


Nel giro di poco tempo grazie al Gruppo Aeromodellistico Valle d'Aosta

www.aosta-aeromodellisti.it

ho imparato a pilotare e poi ho iniziato a costruire usando appunto queste tecniche "alternative".

Si tratta di metodi semplici e utilizzati anche da campioni di riproduzioni (non è il mio caso...) ma forse caduti un po' nel "dimenticatoio" soprattutto con l'avvento dei termoretraibili sicuramente più veloci da lavorare.

In questa sezione voglio proprio "ri-"presentare queste tecniche "economiche" nelle varianti da me utilizzate.

 

 

Precisazioni importanti:

 

Continuo a stupirmi di quanti modellisti appena sentono parlare di espansi scuotono la testa con disappunto e ribrezzo.

Ebbene, costoro dovrebbero sapere che addirittura delle riproduzioni (parlo di quelle che vincono i concorsi internazionali!) sono realizzate proprio con questi straordinari materiali. A solo titolo di esempio si veda il sito di uno dei pionieri di questa tecnica portata ad altissimi livelli (clic sulle copertine delle riviste -alcune anche in italiano - per aprire gli articoli e in modo particolare "Construction en Roofmat" 1 e 2 ):

http://pagesperso-orange.fr/alain.vassel/taniere.htm 


oppure rifatevi gli occhi con le realizzazioni del vulcanico "Papy Kilowatt":

http://papykilowatt.free.fr/index.htm 

 


 

Che sia ben chiaro, non ho nulla contro la costruzione tradizionale, anzi la ritengo una vera arte ed invito chiunque a visitare due dei tanti siti che consulto regolarmente e che ogni volta  mi fanno "sbavare":


http://lesgpr.free.fr/ 

www.retroplane.net 

 


però occorre anche rimanere con i piedi per terra:

 

per tutti c'è sempre meno tempo libero e sempre meno soldini per costruire macchine di un certo tipo che necessitano innanzitutto di saper già pilotare molto bene e di avere gli spazi adeguati per farle evoluire in sicurezza (intendo per l'incolumità del modello stesso). Io ho imparato a pilotare con un Easy-Star e poi con un Easy-Glider della Multiplex, modelli che consentono un grande margine d'errore e perdonano crash anche abbastanza catastrofici permettendomi di acquisire quel minimo di sicurezza ed abilità indispensabili per poi portare in volo macchine via via più delicate e/o che richiedono più tempo (prezioso) per la costruzione come riproduzioni, semi-riproduzioni o anche semplicemente modelli più rifiniti e curati.

 

Da aeromodellista ancora piuttosto neofita, credo di poter affermare che forse uno degli errori che allontanano troppe persone dall'aeromodellismo sia proprio l'"imposizione morale" di usare materiali e tecniche "tradizionali" che al primo atterraggio pesante fanno abbandonare la carriera alle giovani leve per la delusione del mancato ritorno del notevole investimento tempo/costo.

 

Ecco quindi il perché di questo blog che vuole raccontare un modo di fare aeromodellismo che non dovrebbe essere inteso come antagonista alla tradizione, bensì un complemento. Un modo alternativo che possa condurre in maniera più "soft" chi poi lo vorrà e potrà (sempre in funzione del tempo/soldi a disposizione) verso quello che viene ritenuto il "modellismo di serie A".

 

 

 

 

Nota bene:

 

Le tecniche descritte nel blog, pur essendo ampiamente collaudate dalla disciplina del COMBAT-RC, Slope Combat e da me stesso, devono essere verificate e collaudate da ogni singolo modellista che ne faccia uso al fine di mantenere sempre gli adeguati parametri di sicurezza in funzione delle proprie esigenze (volo dolce - acro spinta...) e capacità di pilotaggio.

 

!!!  NON POSSO QUINDI ESSERE RITENUTO RESPONSABILE DELLE ALTRUI IRRESPONSABILITA'  !!!




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Cucina solare:

PRESEPE 2013

Pubblicato il da solaero

PRESEPE 2013

 

 Auguri 2013 e-mail

 Nonostante i molti problemi, le tante preoccupazioni e il sempre troppo poco tempo, anche quest'anno sono riuscito a realizzare un presepe piccolo piccolo e semplice semplice.

Volevo riproporre un ambiente innevato di montagna e l’idea mi è venuta dalla  crotta” di un alpeggio. Si tratta di una specie di cantina per la prima stagionatura dei formaggi ricavata sottoterra sfruttando in parte il vuoto sotto una roccia che è stato chiuso da un muro nel quale è realizzata la porta di accesso.

 

A questa struttura “di base” ho poi aggiunto una specie di tettoia/deposito/ricovero animali in cui sistemare la Natività.

 

I muri e la roccia sono realizzati con la tecnica del cartongesso e le parti in legno sono fatte con listelli ricavati da cassette della verdura invecchiati con il lucido da scarpe nero/marron.

 

I candelotti di ghiaccio sono stati fatti con vari riporti di colla a caldo mentre la neve non è altro che del semplice cotone.

 

Lascio ora la parola alle foto: partendo dalla scena della Natività, si vedono alcuni dettagli (interno del deposito, porta della “crotta”…) dopodiché allontanandosi si può vedere tutto il presepe da varie prospettive (i pastori sono pochi… con tutta questa neve, si fa fatica a muoversi…) fino a quella illuminata anche con le lucine colorate intorno e l’albero di Natale in fondo al corridoio…

 

 

 

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Presepe 2012

Pubblicato il da solaero

Presepe 2012

 

 

Auguri 2012 e-mail rid-copia-1

 

I risultati che avevo raggiunto l'anno scorso con il gesso mi avevano entusiasmato molto ed avevo programmato di fare ancora meglio sia in termini di qualità che di quantità e mi ero riproposto di iniziare i lavori già ad inizio settembre.

Purtroppo però altri impegni mi hanno preso tempo ed energie al punto di trovarmi all'inizio di dicembre senza aver ancora concluso nulla, neppure qualche semplice prova per rispolverare la tecnica!

 

Allora, in fretta e furia ho deciso di fare una semplice grotta visto che ormai da parecchi anni non facevo una rappresentazione di questo tipo.

Preso un blocco di polistirolo, l'ho scavato e poi l'ho spalmato ben bene di scagliola che ho poi provveduto ad incidere in fase di asciugatura sia con la spatola che con diversi punteruoli. Come al solito ho dato una base di nero e poi ho schiarito con colori via via più chiari passati con pennello ben scaricato.

Il risultato non è certo dei più soddisfacenti però se tengo conto del tempo che ho potuto dedicarvi, devo essere contento.

 

Però, mentre la grotta asciugava tra una fase e un'altra, ho voluto provare a realizzare anche quella cosa strana che si vede nell'angolo in basso a destra della foto sopra con intorno le pecore e che spiegherò più avanti con la foto più ravvicinata...

 

Intanto vi propongo alcune foto che ho scattato con diverse luminosità:

 

Questo è quanto potrebbero aver visto i primi pastori avvicinandosi in piena notte...

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...ora comincia ad albeggiare...

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Ed ora siamo in pieno giorno e i forni solari che già erano stati posizionati dalle mogli dei primi pastori cominciano a svolgere il loro prezioso lavoro...

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 Ma cosa fanno queste pecorelle? Non c'è erba in mezzo a quei sassi... c'è acqua da bere!

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e nonostante la presenza di un pozzo nelle vicinanze,  quest'acqua non è stata estratta dal pozzo: si tratta di acqua di rugiada che si è depositata in questo STAGNO DI RUGIADA

 

Si tratta in estrema sintesi di un antichissimo sistema per raccogliere l'umidità in sospensione vicino al suolo. Ora quasi non si riescono più a trovare informazioni serie per realizzarli in scala reale perchè come tutte le cose in armonia con la Natura, hanno un'efficienza che l'"uomo evoluto" considera ridicola.

Ma a ben guardare ci si accorge che, come tantissime altre scoperte geniali fatte dall'uomo quando ancora non si era allontanato così tanto dalla Natura, sono molto efficaci, ma non tanto da consentire il "profitto" che ormai è diventato un idolo che sta distruggendo tutto.

 

Qualche informazione in italiano l'ho trovata qui e ne ringrazio gli autori.

 

Così come gli specchi concavi, anche questa "tecnologia ancestrale" (che più che vera tecnologia mi sembra di più ad uno dei tanti Doni che il Creatore ci ha fatto) consente a chi vuole essere sensibile, di capire la grandezza della Natura e dei suoi fenomeni. Da parecchio tempo avevo a cuore di provare a realizzarne uno da inserire nel presepe.

 

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in pratica...

Pubblicato il da solaero

La Pentola-Norvegese

(Hay-Box, Heat-Retained-Cooker, Box-Cooker, auto-cuiseur, Bitatoré, self-cooker, wonder-box, fireless-cooker...)

in pratica

Considerazioni e suggerimenti in aggiunta alle riflessioni già esposte nell’articolo “che cos’è...”

 

 

Pentola-norvegese e fornello solare

Non solo la pentola norvegese può salvare una cottura solare qualora la nuvoletta di

 “F* * * * * * *” provi a farci digiunare ma, abbinata anche ad un solo fornello solare di media potenza, con una programmazione appropriata consente di moltiplicarne le potenzialità.

Mi spiego meglio con un esempio: al mattino appena il sole è sufficientemente alto facciamo la pre-cottura del primo e poi liberiamo il fornello solare utilizzando un “hay-box” (come anche viene chiamata la pentola norvegese); ora possiamo portare ad ebollizione il secondo e con un altro RHC (Retained-Heat-Cooker… altro nome) possiamo ancora prepararci un contorno a parte o un dessert… Mentre mangiamo pranzo il sole ci farà il caffè e poi mettiamo subito a cuocere la cena le cui portate, terminata la pre-cottura, finiranno di prepararsi nei “Bitatoré” (altro termine utilizzato in alcuni paesi africani per la “pentola norvegese”) e si manterranno calde fino all’ora di consumarle.

Ecco che con un solo fornello solare e due pentole norvegesi, possiamo tranquillamente preparare due abbondanti pasti principali di una bella giornata estiva senza bisogno del minimo apporto di energia artificiale…

 x rif

 

 

Crockpot o Slow-Cooker vs Hay-Box

Per caso ho scoperto che esiste un elettrodomestico chiamato Crockpot o Slow-Cooker abbastanza in voga oltreoceano e la cui moda si sta diffondendo anche oltralpe. In estrema sintesi si tratta di una pentola con relativa resistenza elettrica, termostato e cavo di alimentazione che consente di cuocere a bassa temperatura per molte ore senza necessità di alcun intervento. Se il sapore “antico” degli stufati lasciati a cuocere lentamente sul margine della stufa o del caminetto è un motivo della sua diffusione, la praticità di buttarci dentro tutti gli ingredienti, andare al lavoro e trovare un piatto fumante e gustoso al ritorno senza alcun’altra preoccupazione, sicuramente è alla base della sua crescente popolarità. Credo che questo elettrodomestico possa essere un valido riferimento per diffondere la cultura della cottura dolce e quindi anche un trampolino di lancio tecnologico per la comprensione della pentola norvegese e dei suoi molteplici vantaggi.

Le differenze infatti sono solo nei modi con cui viene raggiunta e mantenuta la temperatura. Per l’elettrodomestico ci pensa l’energia elettrica mentre nella pentola norvegese una fonte tradizionale (dal fornello a gas, alla piastra in vetroceramica, all’induzione, al fuoco a legna, alla parabola solare…)  fornisce il calore che poi viene conservato grazie all’isolante.

Certamente un Crock-Pot consuma poca elettricità rispetto ad altri elettrodomestici, ma a causa della scarsa isolazione rimane necessario un apporto modesto ma frequente per tutta la durata della cottura. Una signora francese ha risolto questo problema semplicemente avvolgendolo in alcune coperte! Soluzione molto interessante che consente un vero e sostanziale risparmio di energia. Però personalmente sconsiglierei a chi deve abbandonare il luogo in cui è in funzione un tale aggeggio di assentarsi lasciando un elettrodomestico avvolto per ore in una coperta: una condizione non prevista né da chi lo ha progettato né da chi lo ha omologato…

Si potrebbe proporre ai produttori un’evoluzione verso l’alta efficienza con una coibentazione performante che consenta di far ricorso alla corrente quasi unicamente per portare in temperatura e solo molto saltuariamente per mantenerla…

Rimarrebbero a questo punto irrisolti solo la flessibilità del volume di cottura e la necessità comunque di una rete elettrica con relativa impossibilità di utilizzare fonti alternative come una parabola solare.

Proprio queste motivazioni hanno portato Leslie Romano l’autrice dell’interessantissimo e-book “Retained Heat Cooking ... the Wave of the Future Again” (sul sito http://www.bamboogrovepress.com/Ebooks.htm ) ad abbandonare il suo crock-pot  per orientarsi verso la pentola-norvegese.

 

Risparmiare qualcosetta

La Pentola-Norvegese consente non solo un risparmio di energia di cottura (che comunque comincia ad acquisire un certo peso, con i tempi che corrono… bollette sempre più gonfie ed entrate sempre più sgonfiate da imposte e licenziamenti…).

Consente anche di risparmiare ad esempio sulla carne. La cottura lenta che caratterizza l’Hay-Box, permette infatti di cuocere anche tagli di carne considerati di scarto perché troppo duri e fibrosi e quindi meno costosi. Personalmente non ho ancora avuto occasione di provare ciò anche perché non sono un gran consumatore di carne, ma tutte le fonti sono concordi su questo fatto.

Inoltre, pur non facendoci caso, se in estate cuciniamo tradizionalmente anche solo per un’ora al giorno, significa quasi sempre riscaldare ulteriormente l’ambiente domestico con conseguente minor comfort oppure maggior consumo dell’impianto di condizionamento…

E le pentole incrostate perché sul gas o sulla piastra il cibo ha attaccato? Altro tempo, energia e detersivi sprecati…

Queste piccole attenzioni fanno sorridere?  Vedremo per quanto tempo ancora…

 

Una precisazione riguardo ai recipienti da utilizzare

Certamente è da scartare l’alluminio puro sia perché ha una debole capacità di trattenere il calore, sia perché è ormai noto a tutti che un cibo che rimane per ore a contatto con questo metallo non è salutare.

Molto bene la ghisa e la terracotta che invece hanno ottime proprietà termiche per questo utilizzo (non così per la cottura solare) comunque l’acciaio inox, magari con doppio o triplo fondo sicuramente è la soluzione più sicura ed alla portata di tutti.

In ogni caso ricordiamoci di utilizzare casseruole con un coperchio il più ermetico possibile: ogni minima fuoriuscita di vapore caldo equivale ad una perdita di efficienza.

 

 

E se volessimo parlare di qualche ricetta?

Una zuppa di ceci (interi) e fiocchi di cereali che in genere necessita di un’ora e mezza di cottura, è stata pre-cotta per 10 minuti e poi avvolta nelle coperte. L’abbiamo gustata dopo 2h20. Difficile dire da quanto tempo era cotta… l’abbiamo mangiata quando ci siamo messi a tavola e non c’è stato bisogno di riscaldarla per ustionarci la lingua… (infatti all’apertura il termometro ci ha rivelato 70°C).

 

Poi un bel risotto con ortiche fresche raccolte intorno a casa: era nostra intenzione provare il metodo suggerito nel libro di cui sopra: 1 porzione di riso+2 di acqua, 2 minuti di ebollizione e poi 35 minuti in auto-cottura. A causa di “giochi in corso” con le bimbe, abbiamo tardato e ci siamo messi a tavola solo dopo 48 minuti… la prossima volta cercheremo di essere più puntuali in quanto non era scotto ma poco ci mancava (e il termometro segnava ancora 83°C all’apertura).

 

Ma…c’è sempre un MA…

I cibi di cui ho indicato il modo di cottura evidenziati con questo giallino sono stati preparati durante una breve vacanza a 2200m di quota s.l.m. e con una temperatura di ebollizione (e quindi di pre-cottura) di soli 93 miseri °C!!!

 

Questo per dire che più che ricette specifiche (che peraltro si possono trovare sia sul libro sopra citato che nei ricettari per i CrockPot, ecc.), mi interessa che chi legge si decida a sperimentare, sperimentare, sperimentare!

Come tutte le cose occorre quel minimo di coraggio, determinazione e costanza che consentano di adattare alle proprie abitudini alimentari questo incredibile ausilio in cucina senza prendere troppo sul serio la ricetta “A” che dice <<pre-cuocere per 30minuti e poi per un’ora in autocottura>> piuttosto che la “B” che dice <<pre-cuocere per 5minuti e poi proseguire per 3 ore nella pentola norvegese>>.

Non dimentichiamoci infine che si tratta di uno strumento molto flessibile e quindi possiamo adattare la stessa ricetta alle esigenze del momento: oggi ho solo un’ora e mezza prima del pasto quindi seguo la procedura A oppure oggi posso anticipare la preparazione quindi seguo la procedura B con la quale risparmio qualcosa di più…

Si tenga conto infine che le variabili sono veramente tante: non solo la quota è determinante ma anche le prestazioni del nostro personale “self-cooker”. Qui non si tratta di un forno che può essere impostato a X°C e, nonostante le differenze tra le marche, le variazioni saranno solo di qualche insignificante grado: la quantità e il tipo di isolante, il modo con cui viene disposto, la temperatura dell’ambiente, il tipo di alimenti e beninteso la quantità costituiscono una serie di variabili che secondo me rendono assai relativa la ricetta nel senso classico del termine.

 

L’unica ricetta che quindi mi sento di dare a tutti è quella di provare cocciutamente, dopo aver verificato che ci siano le condizioni base per una cottura in sicurezza alimentare, fino ad entrare in sintonia con il nostro aiuto-cuoco che probabilmente diventerà presto un compagno indispensabile, molto parsimonioso ed alquanto saggio.

 

 

 

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Pentola Norvegese n°1

Pubblicato il da solaero

Dopo una (troppo) lunga gestazione ecco la mia “Pentola Norvegese N°1” (anche nota come: Hay-Box, Heat-Retained-Cooker, Box-Cooker, auto-cuiseur, Bitatoré, self-cooker, wonder-box, fireless-cooker...)

 

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 N.B.: se questa foto è riuscita a farvi sorridere, abbiate il coraggio di perdere qualche minuto per leggere tutto l’articolo…

 

L’idea della cottura con la ritenzione del calore mi aveva affascinato appena l’avevo scoperta perché, seppure meno intrigante di un scintillante forno solare ricoperto di specchi, rappresenta un modo molto intelligente di utilizzare le risorse che la Natura ci mette a disposizione e ci aiuta a capire quanto siano sciocche gran parte delle nostre abitudini quotidiane.

 

Però, se per certi aspetti avevo le idee chiare su come procedere, di fatto ho dovuto fare un lungo “viaggio” prima di arrivare ad una soluzione che mi desse soddisfazione.

Certamente volevo un qualcosa di semplice, ricavato da materiali di recupero o non utilizzati, di sicuro non volevo utilizzare materiali espansi che, seppure siano tra i migliori isolanti, non mi danno la garanzia di non rilasciare sostanze nocive in presenza di temperature medio-alte come quelle intorno ad una pentola appena tolta dal fuoco.

Volevo anche un qualcosa che fosse veramente alla portata di tutti, indipendentemente dalle capacità manuali e dagli attrezzi a disposizione.

Ho incominciato a mettere da parte scatole di legno, di cartone, a progettare contenitori isolati realizzabili con avanzi di perline, ad ipotizzare isolanti tipo sandwich carta del pane+alluminio da cucina, modelli di scatole capovolte per isolare meglio la parte superiore… però ogni volta mi fermavo quando si trattava di scegliere la pentola che sarebbe diventato il recipiente di cottura.

Sappiamo infatti che l’efficienza di tale “fornello senza fuoco” dipende anche molto dalla quantità di spazio libero che rimane intorno alla pentola, da cui la necessità di ridurlo al massimo. Questo significa quindi avere una casseruola dedicata a questo scopo le cui misure corrispondano a quelle dell’interno della scatola isolata.

Ma se arriva gente e serve una razione più abbondante? Oppure, al contrario, se un giorno siamo solo in due e basta un recipiente più piccolo? In questo caso si usa riempire lo spazio con opportuni cuscini, stracci o coperte… però nel complesso non riuscivo a trovare una soluzione che mi piacesse veramente.

 

Poi un giorno ho trovato questo e-book:

 Retained Heat Cooking ... the Wave of the Future Again   by Leslie Romano sul sito http://www.bamboogrovepress.com/Ebooks.htm

 

Seppure il mio rapporto con l’inglese non sia ottimale, l’ho divorato in poche ore e, oltre ad apprezzare i numerosi spunti di saggezza e qualche accenno storico, ho realizzato che la soluzione adottata da questa famiglia era la più vicina a quanto io stavo cercando: un vecchio sacco a pelo e alcune coperte dentro ad un canestro della biancheria.

 

Recupero subito alcune vecchie coperte, ma poi mi mancava un canestro appropriato (erano tutti troppo piccoli) allora alla fine ho pensato di utilizzare dei ritagli di compensato per fare semplicemente una base alla quale attaccare delle cordine che mi consentissero di “impacchettare” bene ed immobilizzare il recipiente di cottura (…lo si potrebbe soprannominare “sleeping-cooker”?!). Certamente non è il massimo per la trasportabilità, però mi sono detto che in ogni caso sballottare un recipiente di cottura pieno fino all’orlo significherebbe comunque rischiare la fuoriuscita di liquidi e pregiudicare l’efficienza del sistema. Quindi nel caso si presentasse questa necessità dovrei comunque utilizzare un recipiente ermetico (magari una vecchia pentola a pressione).

 

Senza accorgermi, dopo aver vagato alla ricerca di varie soluzioni “tecnologiche”, mi sono ritrovato in pratica nella situazione de mio primo esperimento fatto in montagna con berretti di lana, golfini e giacche a vento (Vedi articolo).

Certamente nel tempo farò un qualcosa di un poco più raffinato e soprattutto più facile da maneggiare, ma devo dire che anche filosoficamente sono molto soddisfatto di questo ritorno alla “genuina semplicità”.

 

Prima di cominciare ad usarla per cucinare, però, ho voluto come al solito verificare le prestazioni (anche in considerazione della sicurezza alimentare) e prendere confidenza con l’attrezzo facendo i test con sola acqua e così è passato ancora molto altro tempo.

Infatti ho scelto di lasciar raffreddare tutto il materiale dopo ogni test in modo da riprodurre sempre le condizioni normali di utilizzo, ovvero quelle in cui le coperte non sono pre-riscaldate dalla prova precedente.

 

E’ evidente che nella cottura a ritenzione di calore, una grande quantità di liquidi significa un maggior accumulo di energia e quindi una perdita di temperatura più lenta ovvero una maggiore efficenza. Ho scelto per le prove un volume d’acqua non troppo abbondante (2 litri) che quindi rappresenta una prova più severa.

Ho effettuato almeno due test per ogni durata (1h, 2h, 3h, 5h, 8h e 10h) e nella tabella pubblicata in basso, indico la media delle misurazioni (che comunque sono sempre state allineate tra loro).

Ho utilizzato lo stesso termometro a sonda K delle esperienze con i fornelli solari ma per chi ne fosse sprovvisto, un termometro a stelo inserito nel foro del pomello del coperchio funzionerebbe ugualmente (reperibile in un buon negozio di casalinghi per una quindicina di €).

 

Vediamo ora nel dettaglio il “confezionamento” della versione base:

 

sul tavolo (ma anche sul pavimento o su qualsiasi superficie stabile) dispongo

  1. 1) la base in compensato con le cordine,
  2. 2) poi una coperta matrimoniale in lana(?) piegata in 4 (a questo livello anche un piumino sintetico non darebbe problemi visto lo scarso calore che lo raggiunge),
  3. 3) poi un’altra ancora piegata in 4 (anche a questo livello un piumino sintetico non darebbe problemi visto lo scarso calore che lo raggiunge se il volume in cottura è limitato),
  4. 4) poi una terza coperta sempre piegata in 4 in lana piuttosto grezza con in mezzo uno strato di alluminio da cucina che ha la funzione di riflettere un po’ gli infrarossi verso il recipiente di cottura.
  5. 5) Poi un canovaccio da cucina o altro straccio che ha la funzione di proteggere le coperte da eventuali fuoriuscite di unto in fase di pre-cottura sul gas o in un fornello solare. Sarà comunque opportuno prestare molta attenzione ad avvolgere sempre solo una casseruola ben pulita (uno straccetto umido da passarci intorno qualche secondo prima di spegnere la fiamma funziona benissimo),
  6. 6) Ed infine un comune sottopentola in paglia intrecciata posato sopra un disco di alluminio da cucina.

prep

 

Una volta terminata la pre-cottura, metto rapidamente il recipiente sul sottopentola e lo avvolgo coprendolo con gli spigoli dei tre strati di coperte e lego il tutto con i cordini dopodichè me ne dimentico fino all’ora stabilita:

conf1

conf2

 

Ad ogni test però constatavo che la base di legno era sempre molto tiepida (evidentemente la pressione dovuta al peso favoriva la conduzione termica. Ho quindi voluto verificare le prestazioni aggiungendo un disco isolante (formato da tre strati di cartone spesso, intervallati da alluminio da cucina) sia sotto il sottopentola che sopra il coperchio (il calore tende anche a salire).

 

mod plus

 

Inoltre, visto che avevo tra le mani una coperta termica oro/argento di quelle utilizzate nelle emergenze, l’ho tagliata in due e l’ho inserita all’interno della coperta di mezzo. Questo per evitare che un oggetto “di plastica” (credo mylar) venga a contatto col calore troppo elevato. (Se disponete di una coperta termica solo argentata non è necessario tagliarla in quanto da qualsiasi lato riflette, mentre se ne avete una come la mia diventa indispensabile fare in modo che la parte argento – e solo quella - sia sempre rivolta verso il nucleo, pena l’inutilità di questo optional).

Queste modifiche hanno dato origine alla mia pentola versione “Plus” che poi è stata sottoposta alla stessa serie di prove della versione base.

 

Ecco ora i dati raccolti: 

2l

Ritengo utile evidenziare la caduta di temperatura iniziale dovuta all’energia che viene assorbita dai primi strati di coperte fino al graduale equilibrio termico. L’utilizzo di un isolante espanso consentirebbe forse di risparmiare qualche grado in questa fase. In ogni caso la possibilità di cuocere è comunque evidente: gli 80°C (temperatura che generalmente viene considerata necessaria alla cottura) vengono raggiunti solo dopo quasi 2 ore nella peggiore delle ipotesi.

Interessante anche la comparazione tra le due versioni: la versione”plus” consente mediamente un risparmio di circa 2°C forse non tantissimi, ma comunque significanti (si veda più in basso) e con questa configurazione sulla base in compensato ho registrato circa 7°C in meno.

 

 

Per comparazione, ecco anche una tabella con l’andamento della temperatura di una pentola (sempre la stessa, con 2 litri d’acqua) che però una volta spento il fuoco è stata lasciata  a temperatura ambiente:

 

2l ambient

Seppure il raffronto con la tabella più in alto sia evidente a tutti, mi permetto due osservazioni:

La temperatura minima nella pentola norvegese di 52° è stata registrata dopo 10 ore e la stessa temperatura è stata raggiunta in appena 1h40 in ambiente libero….

Inoltre faccio notare che gli 80° vengono raggiunti comunque solo dopo circa mezz’ora. Ciò significa che tutti i cibi a cottura rapida con grande quantità di acqua come la PASTA possono essere cotti senza necessità di altre attrezzature. Una volta “buttata”, basta far riprendere la cottura per due minuti, poi coprire la pentola e spegnere il fuoco. Aggiungendo qualche minuto al tempo previsto avremo la nostra pastasciutta pronta con un risparmio di 5-10 minuti di energia OGNI VOLTA (scusate se è poco…)!!!

 

Nonostante sia ormai chiaro che anche tre semplici coperte possono essere utilizzate efficacemente per cuocere una pietanza, mi sono ricordato di una pubblicazione molto più scientifica delle mie che classificava gli HRC (Heat Retention Cooker) in tre fasce sulla base di test di una durata di 3 (tre) ore con ben 5l d’acqua (più del doppio dei miei 2 litri):

  • temperatura inferiore a 80°C accettabile (ripeto 5l – 3h)
  • temperatura superiore a 80°C buono (ripeto 5l – 3h)
  • temperatura superiore a 85°C ottimo (ripeto 5l – 3h)

e così mi è venuta voglia di verificare l’efficienza della mia realizzazione con questi parametri. Ho cambiato pentola ed ecco i risultati sia per la versione “base” che quella “plus”:

 5l dati

 

N.B.: si tenga conto inoltre che, contrariamente a quanto raccomandato, TUTTI i test di questo articolo sono stati fatti nel salone quindi passavano sempre troppi secondi da quando spegnevo il gas in cucina a quando, dopo aver portato a spasso il recipiente di cottura per una decina di metri, imballavo la pentola… …secondi estremamente preziosi, come in tutte le applicazioni con equilibrio energetico delicato…

 

I dati raccolti con 2l d’acqua mi lasciavano ben sperare e non avevo dubbi che qualsiasi pietanza poteva essere cotta con questo sistema così rudimentale, ma di certo non mi aspettavo che tre banali coperte potessero rivaleggiare con strumenti realizzati professionalmente, con materiali molto più tecnologici e dopo studi molto più approfonditi dei miei.

Ecco perchè ho invitato a leggere tutto l’articolo coloro ai quali quel fagotto grossolano e sgraziato  della prima foto ha fatto sorridere…

 

 

Fukuoka ha proprio ragione: l’uomo è così preso dal complicarsi la vita con l’illusione di migliorarla grazie alla sua presunzione di “sapere” che quasi sempre perde di vista il rapporto finale costi-benefici…

 

 

 

 

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Presepi 2011.3

Pubblicato il da solaero

PRESEPI 2011 (3° parte)

 

 

Eccoci finalmente alla realizzazione n°1 ovvero al presepe che ho realizzato a casa mia: Auguri 2011 - e-mail it

 

Nei post precedenti dicevo che dal deserto (n°4) siamo passati alla Provenza  (n°3) e poi siamo tornati nel semi deserto (n°2). Ora siamo tornati in terra provenzale... come non si vede??? Eppure la sabbia di questo deserto assomiglia tanto alla sabbia delle spiagge di Cavalaire-Sur-Mer...

Infatti, in previsione di realizzare un'ambientazione desertica, durante le vacanze in quella zona nel settembre scorso, abbiamo raccolto qualche chilo di sabbia. Quello che però non prevedevo era che la superficie del presepe sarebbe aumentata parecchio e la porta (...di questo si tratta - si recupera tutto!) appoggiata su due cavalletti di legno sul quale l'ho allestito misura circa 170x95 cm; conclusione, avevo appena l'indispensabile per coprire tutta la superficie...

 

Ecco alcune altre immagini:  

n1

 

n2

 

Grazie ad alcuni amici ho avuto la possibilità di stampare un poster con la foto di un deserto secondo le misure che mi servivano e, seppure i colori della sabbia siano un po' differenti e la scala pure, devo dire che l'effetto finale ha incontrato pienamente le mie speranze... 

n5

  

Anche in questa casa in stile "greco-palestinese" il tetto viene utilizzato per essiccare frutti, cereali e asciugare panni; inoltre l'accesso facilitato dalla scala interna permette di seguire agevolmente il cibo in cottura nel il DATS e nel un nuovo piccolo Sunstove

n4

   

 La grande anfora tornita nel polistirene, conserva la preziosa e rara acqua piovana che viene raccolta dai terrazzi... il "ballone" di paglia è stretto con le antiche "cgliaette" in legno che assicurano la tensione delle corde pur garantendo una buona facilità quando occorre scioglierle... n6

 

 Proviamo ora a vedere la scena dal punto di vista dei personaggi (abbiate pietà per la messa a fuoco precaria e per lo sfondo del corridoio d'ingresso...) n7

  n8

  n9

 

Vediamo ora alcuni particolari: le pseudo-agavi sono realizzate dal sottoscritto con del semplice filo di ferro e nastro da carrozziere dipinto...,   il pozzo a bilanciere (shaduf) realizzato in gesso che oltre ad assicurare l'approvigionamento di acqua per dissetare uomini ed animali, attraverso un semplice canaletto di legno consente di annaffiare il piccolo appezzamento protetto dal muretto a secco (in cartongesso lavorato)...  n11

 

 Ecco l'appezzamento di cui sopra: un piccolo ORTO SINERGICO in mezzo al deserto con i suoi tutori permanenti (vedi spiegazioni in fondo alla pagina)... il poco tempo rimastomi e l'inesperienza in materia non mi hanno permesso di realizzare anche le verdure e i frutti che vi crescono abbondanti. Comunque già solo una macchia di verde in tutto questo terreno arido rende l'idea della straordinaria forza della Natura se solo l'uomo (con la sua presunzione scientifica) si fa un po' da parte e le da la possibilità di esprimere il suo potenziale... Mi auguro che troviate qualche secondo per meglio capire di cosa si tratta e vi sarà chiaro il forte legame simbolico di questa realizzazione inserita nel contesto della Natività e del messaggio Natalizio in Essa riposto... n10

 

Qui si può vedere il mio primo esperimento di realizzare rocce con polistirolo e gesso come suggerito nei siti citati e quindi quanta strada mi rimane da percorrere... n12

 

 Nella foto sotto si possono vedere le 35 luci LED "bianche" che illuminano il perimetro del presepe all'imbrunire... n13

 

 E per finire un'immagine notturna del tutto n14

 

Spero che questa breve visita delle mie modeste realizzazioni di quest'anno vi sia piaciuta ed invito TUTTI a scoprire cos'è un Orto sinergico

 

 


 

L'ORTO SINERGICO

 

 

Non sto a ripetere quanto qualcuno ha già scritto molto meglio di me e vi chiedo accoratamente di leggere la presentazione del sito italiano di riferimento:

 

http://www.agricolturasinergica.it/cosa.asp

 

e se vi avanza ancora qualche minuto scaricate i documenti presenti nella sezione "pubblicazioni" del sito.

In modo particolare vorrei richiamare l'attenzione sull'articolo: http://www.agricolturasinergica.it/articoli/aam_200402.pdf che può aiutare a capire che si tratta di un approccio molto, molto serio alla Natura e quindi al suo vero rispetto e alla sua vera valorizzazione.

 

E se per caso queste note introduttive sono riuscite a scuotervi o almeno ad incuriosirvi, ritengo molto importante suggerire caldamente di leggere alcuni libri di MASANOBU FUKUOKA, il microbiologo giapponese che, accortosi del baratro in cui le "conoscenze scientifiche" stanno facendo sprofondare l'umanità, ha iniziato a coltivare il riso seguendo il suo intuito inventando, o meglio scoprendo, questo metodo secondo Natura e quindi in parte anche la Vera Natura. Tra i suoi scritti il più famoso, "La rivoluzione del filo di paglia", è sicuramente anche il più efficace, ma non accontentatevi!

Se il titolo  "La fattoria biologica" può sembrare (ma solo sembrare) troppo tecnico, sicuramente è nel libro  "La rivoluzione di Dio, della Natura e dell'uomo" che Fukuoka esprime il meglio della sua esperienza di scienziato-contadino-filosofo e offre una visione della Natura, dell'uomo e del futuro veramente straordinaria.

 

Non aspettate il prossimo Natale per regalare alle persone che più care questi libri e sicuramente ne sarete ringraziati con il cuore e con una nuova speranza per l'avvenire.

 

<<Gloria a Dio nell'alto dei cieli

e pace in terra agli uomini di buona volontà>>

 

cantavano gli Angeli durante la notte che rappresentiamo con il presepe, quindi siamo tutti chiamati ad un piccolo impegno di volontà per un mondo un poco migliore, soprattutto in questa fase storica in cui tutto sembra precipitare.

 

  

Infine, se possibile, andiamo a vedere anche cosa viene fatto all'estero partendo magari da questi pochi links:

 

http://www.krameterhof.at/en/

 

http://aupetitcolibri.free.fr/EcolieuAUPETITCOLIBRI.html

 

http://jardinonssolvivant.fr/

 

http://brfdelarbreausol.blogspot.com/

 

 

Ritorno al mio presepe per mostrarvi ancora una foto. Questo personaggio era stato scelto casualmente dalla scatola che li contiene e, sembrando un viandante con il fagotto pieno di frutta, era stato posizionato un po' in disparte (lo si vede sfocato nella foto che ritrae i miei esperimenti con le rocce di polistirolo/gesso) ma, sempre causalmente mi sono accorto, osservandolo meglio, che potrebbe anche non essere un semplice viandante... e quindi gli ho cambiato posto... Chi avrà avuto la buona volontà di approfondire un minimo questi miei modesti suggerimenti capirà perchè questa statuina è stata spostata qua: 

PA060406

 

 

  FINE

 

 

 

 

 

Presepi 2011.2

Pubblicato il da solaero

PRESEPI  2011 (2° parte)

 

Presepe n°2: se dal deserto del n°4  siamo andati in Provenza col n°3, ora stiamo tornando in un ambiente pseudo-medio-orientale con una casa in stile palestinese ma con particolari greci (ante). Proprio un umile ricovero per asini e capre di Kos mi ha ispirato questo edificio che poi ho regalato a mia mamma.

Il muretto che racchiude la tettoia della Natività è in cartongesso mentre la casa è in polistirolo. Le ante della finestra e la porta del box dell'asinello sono in legno invecchiato.

 

 Ecco l'edificio inserito nel presepe di mia mamma: un misto di terra arida (segatura) e rocciosa intorno alla casa e di pascolo brullo intorno al pozzo a bilanciere (shaduf) anche questo realizzato in gesso lavorato:

 

m1

 

 m2

 

Sul tetto, raggiungibile con una scaletta di legno, si vedono alcune tele contenenti frutti e cereali a seccare al sole... Anche le pseudo-agavi sono realizzate dal sottoscritto con del semplice filo di ferro e nastro da carrozziere dipinto... m3

 

Sempre con il sole un piccolo D.A.T.S. cuoce qualcosa... 

m4

 

 m5

 

Ecco alcuni dettagli della Natività: il "ballone" di paglia è stretto con le antiche "cgliaette" in legno che assicurano la tensione delle corde pur garantendo una buona facilità quando occorre scioglierle... Vorrei inoltre evidenziare il particolare del cancelletto che consente l'accesso al piccolo cortile sotto la tettoia: in quanto "porta" richiama un forte valore simbolico presente in molte culture del presepe... m6

 

L'asinello si affaccia dal suo box per vedere cos'è successo... m7

 

  Ed ora che siete arrivati fino qui, fate ancora un piccolo sforzo per vedere l'ultima parte relativamente ai presepi 2011 cliccando QUI

 

 

 

 

 

 

Presepi 2011.1

Pubblicato il da solaero

PRESEPI  2011 (1°parte)

 

Quest'anno mi sono fatto prendere un po' la mano: ho realizzato 4 semplici presepi e, in previsione di inserire una pagina dedicata su questo blog, ho anche scattato qualche foto in più (anche se purtroppo di bassa qualità).

 

Partiamo dal 4°, il più piccolo: un semplicissimo spigolo di casa diroccata allestito a mo' di tettoia/tenda per ospitare la Natività e i pastori da 3,5 cm che l'"angioletto dell'avvento" ha messo nelle caselline del calendario della mia bimba più grande di cinque anni e mezzo.

E proprio insieme a lei questo presepe è stato costruito utilizzando per la prima volta la tecnica del cartongesso.

Infatti se il risultato estetico è molto modesto, l'aspetto più bello è proprio stato il lavorare insieme: le fasi più facili le ho lasciate a lei (ovviamente seguendola con attenzione) e per quelle più difficili come il gonfiaggio delle pietre, la colorazione, l'incollaggio dei rami... lei si sedeva sulle mie ginocchia e impugnava il pennello. Io prendevo la sua mano nella mia e così le fasi del lavoretto sono diventate anche e soprattutto dei meravigliosi momenti di tenerezza...

 

Questa umile capanna è poi stata inserita in una scatola di cartone opportunamente tagliata che fa da supporto al cielo stellato e da contenitore per la segatura che simula la steppa arida sulla quale crescono solo radi cespugli attraverso i quali alcuni pastori si avvicinano al luogo benedetto.

Sempre l'"angioletto dell'avvento" ha fornito una piccola catenaria luminosa di LED alimentati da pile comuni quindi in tutta sicurezza anche se manipolate da un bambino.

 

Ecco alcune foto:

 

a1

     a3  a5  a6    a7  a8   a9

  

 

 Passiamo ora al 3° presepe, sempre per statue da 3,5cm: Si tratta di un esperimento di realizzazione di un casotto di campagna provenzale con relativa piccionaia. Visto il risultato accettabile, pur essendo il primo, ho deciso di aggiungere una tettoia in legno all'edificio interamente in cartongesso e trasformarlo in presepe a tutti gli effetti ed ecco il risultato che mi sono portato in ufficio: 

p1

  

p2  p3

 

 

Continua con "Presepi 2011  2a  parte" 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Presepe 2010

Pubblicato il da solaero

PRESEPE 2010

 presepe 2010

 

 

Ecco il mio primo Presepe un po' più "serio" ovvero con un edificio interamente in polistirolo (travi, porte e ante comprese) inciso e colorato seguendo le preziose indicazioni dei siti che ho citato nel Menu Presepi . Solo il tetto è in cartone ondulato per motivi di tempo e, sempre per motivi di tempo, ho dovuto rinunciare al completamento della stalla e del fienile/terrazzo-coperto che era previsto si sviluppassero a destra sulla foto dove si affaccia la porta "sospesa" e sbarrata con un pezzo di legno (in polistirolo).

  

Un grosso Sunstove in versione "a muro" cioè con accesso dall'interno della casa attraverso un'apposito sportello isolato, integra efficacemente il D.A.T.S.   durante le giornate soleggiate. Anche i cesti contenenti i doni sono stati relizzati per la prima volta da me.

 

Ma il particolare per me più significativo sono le arnie intrecciate che si vedono dietro al D.A.T.S.: infatti partendo dalla ricerca di alcune foto a cui ispirarmi, non solo mi sono avvicinato al mondo delle api ma ho avuto l'opportunità di approfondire nei minimi particolari un modo di praticare l'apicoltura veramente rivoluzionario e che dovrebbe interessare TUTTI gli apicoltori e TUTTI gli appassionati di natura e di ecologia.

Si tratta, infatti, di un modo rivoluzionario di "allevare" le api rispettando scrupolosamente le loro vere esigenze naturali osservate negli sciami "selvatici" rispettando le quali si ottengono raccolti un po' meno abbondanti, ma che garantiscono uno stato di salute eccellente senza l'utilizzo di pericolosissime sostanze chimiche.

Si tratta dell'apicoltura secondo il metodo Warré meglio sviluppato da Jean-Claude Guillaume e Jean-Marie Frèrès: persone che hanno saggiamente scelto di collaborare con la Natura piuttosto che di saccheggiarla e di lottare contro di essa e contro le inevitabili patologie che in questo modo si scatenano.

Purtroppo pochissimi si rendono conto che le api stanno scomparendo e che se scompaiono le api nel giro di poco tempo scomparirà anche il genere umano.

 

Ecco quindi che l'abbinamento di questa rivoluzionaria (quanto ignorata e derisa) concezione del rapporto con questi insetti con la Natività, assume un significato simbolico per me molto forte.

 

Invito tutti a prendere in seria considerazione questo approccio e eventualmente a richiedere direttamente all'autore il trattato in cui spiega nei minimi dettagli l'enorme ed entusiasmante esperienza accumulata in molti anni di studio:

 

<<L'APICULTURE ECOLOGIQUE DE A à Z>>

M. Jean-Claude GUILLAUME

35, Avigunda del Romaguer

66740 VILLELONGUE-DELS-MONTS

FRANCE

 

Indico inoltre alcuni siti molto interessanti sull'argomento:

   

http://www.bioapi.it/partiamo-con-unapicoltura-piu-amichevole-a-cominciare-dalla-scelta-dellarnia/Le-malattie-delle-api.html

 

 

http://www.ruche-warre.levillage.org/La%20ruche%20%E9cologique.htm

 

 

http://ruche.populaire.free.fr/

 

 

http://www.warrebeehive.co.uk/component/content/article/1-latest/6-who-was-abbe-warre

 

 

http://warre.biobees.com/index.html

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Presepe 2009

Pubblicato il da solaero

Presepe 2009

 presepe 09

 

Quest'anno siamo in alta montagna, in un alpeggio.

E proprio ad un edificio dell'alpeggio di mio nonno Emerico mi sono ispirato per questo primo tentativo di costruzione in compensato da 1 cm colorato con comune tempera muraria e mordente per legno.

La neve è abbondante e il freddo pungente come testimoniano i ghiaccioli che pendono dal tetto. Per fortuna il Bambinello beneficia sia del calore degli animali che sale dalla stalla attraverso le ampie fessure del pavimento, che del focolare in cui una volta si faceva la FONTINA (http://it.wikipedia.org/wiki/Fontina)... e infatti spesso si vedeva il camino fumare con fumo vero: la struttura del caminetto e del camino sono in lamiera e consentono di inserire un conetto di incenso acceso...

Comunque l'aria limpida d'alta quota consente ancora al D.A.T.S. di dare il suo contributo...

 

Personaggi e dimensioni come per il Presepe 2008 .

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

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