un Sunstove per la Sardegna

Pubblicato il da solaero

Un Sunstove per la Sardegna

 

Un giorno di tarda primavera un caro amico mi chiese se potevo aiutarlo a costruire un Sunstove. Era sua intenzione portarselo in vacanza in Sardegna da parenti un mesetto dopo.

Visti i miei impegni, il tempo libero per la realizzazione non era molto, ma ci siamo messi subito all’opera forti anche dell’esperienza di  costruzione del mio (vedi pagina dedicata).

Dato che questo apparecchio si sarebbe trovato ad operare ad una latitudine assai più vantaggiosa (intorno ai 39° N) e con temperature medie superiori, abbiamo optato per:

 

1)      il vetro singolo (anche qui normalissimo vetro per finestre da 2mm recuperato da una vecchia porta-finestra)

2)      un riflettente economico (stagnola da cucina) per il coperchio reso rimovibile avente funzione essenzialmente di protezione del vetro.

3)      Imbottitura di isolante dimensionata un poco più sottile di quella inserita nel mio (soliti vecchi sacchetti del pane stropicciati intervallati da alcuni strati di alluminio da cucina).

 

Questo alleggerimento ci ha dato la possibilità di non mettere le gambe di sostegno come sul mio ma solo una base per renderlo più stabile (avanzo di compensato da 5mm).

Ultima differenza rispetto vecchio, la struttura esterna è stata realizzata, come da progetto, con una lastra di alluminio da Offset (parte più riflettente verso l’interno) per resistere meglio all’umidità sicuramente maggiore che non in Valle d’Aosta. Del resto ora avevo trovato gratuitamente lastre offset usate, destinate alla discarica, che con una rapida passata di solvente sono tornate come nuove.

Anche la placca nera è un recupero di un recupero di una placca da forno. Non essendo abbastanza grande è stata giuntata al centro.

 

Ecco alcune foto del manufatto finito:

 

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Prima della “partenza” mi rimaneva giusto un sabato ed una domenica per i test; fortunatamente il meteo soprattutto di sabato è stato clemente.

Viste le piccole modifiche rispetto al mio, ho pensato di fare le prove in parallelo tra i due Sunstoves in modo da evidenziarne le differenze.

Come in altre prove, il test si articola in due fasi: dopo aver raggiunto l’equilibrio termico (ossia quando il forno dopo aver raggiunto la sua temperatura massima cede all’ambiente la stessa quantità di energia che riceve), chiudo il coperchio e verifico la capacità di mantenere la temperatura come se fosse una “pentola norvegese”. Questo sia per testare l’efficienza del forno in quanto tale, sia per farmi un’idea di quanto tempo la cottura potrebbe proseguire in caso di passaggi di nuvole.

La gonnellina di stagnola che si vede sulle foto ha una funzione di guarnizione.

 

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Ecco i risultati della prima prova:

 

  confronto 1

 

La prima cosa che si vede dalla tabella è che il mio risulta un po’ più performante dal punto di vista della velocità di aumento della temperatura e soprattutto della temperatura massima raggiunta. Sembrerebbe che il doppio vetro costituisca un vantaggio, ma il sospetto che questo non fosse sufficiente a giustificare questa differenza era insinuato anche dal fatto che, toccando la parete posteriore esterna dei due forni, il mio risultava sensibilmente meno tiepido.

Il sospetto è poi stato confermato quando, chiusi i coperchi per testare la tenuta del calore senza ulteriore immissione di energia (tipo “pentola norvegese”), il mio forno ha tenuto una temperatura di sicurezza alimentare per quasi un’ora in più rispetto all’altro! Va comunque ricordato che questo dato va rettificato dal fatto che le temperature di partenza di questa parte di prova erano assai diverse tra i due: 135° C contro 115° C.

Si noti anche la differenza di acqua rimasta nelle due pentole segno evidente della maggiore energia accumulata dal mio forno.

Pur riconoscendo che le prestazioni in termini assoluti del nuovo Sunstove sono comunque eccellenti e che non avrebbe avuto problemi a cuocere qualsiasi alimento (soprattutto a quasi 5° di latitudine in meno…), non sono assolutamente soddisfatto di questa realizzazione.

 

Si dice che “la notte porta consiglio” e infatti dopo poco che ero a letto realizzo che il mio Sunstove, oltre ad uno strato maggiore di isolante, ha la “vasca” esterna in cartone triplo rivestito all’interno da alluminio da cucina (per riflettere all’interno anche i pochi raggi infrarossi che sono riusciti ad attraversare gli strati precedenti) mentre nel nuovo c’è solo una sottile parete di alluminio che com’è noto è un discreto riflettente ma anche un ottimo conduttore di calore...

Detto fatto al mattino preparo un nuovo sandwich di sacchetti del pane stropicciati e alluminio da cucina e un rivestimento in cartone (avevo sotto mano solo del doppio strato) con alluminio da cucina, smonto la “vasca” interna, estraggo l’isolante già installato ed aggiungo questi ingredienti con il cartone appoggiato alle pareti esterne. Rimonto e metto al sole.

Purtroppo la giornata non è tersa come il giorno precedente comunque ritento. Ecco i risultati:

 

confronto 2

 

Questa volta l’obiettivo è pienamente raggiunto: le prestazioni sono allineate in entrambe le fasi della prova, anzi per poco tempo il nuovo Sunstove ha addirittura superato il vecchio, segno che non sempre il doppio vetro è vincente: è sicuramente utile in condizioni di freddo esterno e soprattutto di vento, ma ogni lastra riflette comunque verso l’esterno una parte di radiazione solare e questa ne è la conferma.

Probabilmente in condizioni più limpide il vecchio forno avrebbe raggiunto una temperatura massima leggermente superiore ma questo era già stato messo in conto quando avevamo optato per il vetro singolo.

Incredibile cosa possono fare in quest’ambito un po’ di cartone e stagnola.

Questa esperienza confuta totalmente una teoria, sulla quale già non ero affatto d’accordo, secondo la quale non è il caso di impazzire per la coibentazione delle pareti quando la principale fuga di energia è il vetro.

E’ evidente che la superficie vetrata è la peggiore dal punto di vista del “risparmio energetico”, ma proprio per questo, in un sistema in cui l’equilibrio energetico è così critico, è indispensabile limitare il più possibile le “falle” negli altri punti. Del resto, a ben riflettere, non è poi così difficile e costoso aumentare un’imbottitura fatta di carta, cartone e stagnola.

 

Superata questa volta l’”omologazione” il nostro nuovo Sunstove è pronto per l’imbarco.

Purtroppo però caricando l’auto, il mio amico si rende conto di aver esagerato con le valigie quindi non rimane più spazio per il forno che viene così spedito a destinazione tramite corriere espresso.

Passano i giorni ma il forno non arriva.

 

Finisce la prima settimana e nulla.

Dopo dieci giorni ancora nulla. Comincio a temere che il nostro lavoro sia andato perso o distrutto.

 

Penultimo giorno di vacanza, ricevo la telefonata dal mio amico: il forno è arrivato integro!

Mi piacerebbe sapere per quale motivo ha impiegato 15 giorni per arrivare a destinazione… avrà fatto il giro del mondo per un errore di carico oppure sarà rimasto bloccato in osservazione in qualche specie di dogana quale materiale altamente sospetto (effettivamente… se non si sa cos’è…) oppure… l’autotrasportatore ha deciso di provarlo per alcuni giorni prima di consegnarlo? MISTERO

 

Sta di fatto che rimane giusto il tempo per una prova culinaria e poi il rientro, ma il forno rimane saggiamente in terra sarda pronto per il prossimo anno. Verrà utilizzato saltuariamente dai parenti mentre nella vacanza di quest’anno, il mio amico si concede il lusso di usarlo intensamente. Ecco alcune sue foto:

 

 

 

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