Che cos'è

Pubblicato il da solaero

La "pentola norvegese"

Informazioni per la costruzione e l'utilizzo di una "pentola norvegese".

 

Accozzaglia di articoli tradotti dal francese (distinguibili dal carattere diverso e dalla separazione ***   ***   ***).

 


Il principio

Cuocendo su un fornello tradizionale, molta energia termica si disperde nell'ambiente circostante.

Diventa dunque necessario compensare queste perdite di calore con un apporto costante di energia per poter completare la cottura, come se, facendo il bagno nella vasca, si lasciasse il rubinetto sempre aperto perché non si ha avuto cura di tappare lo scarico in uscita.

È questo spreco enorme ed assurdo (=inutile) che si cerca di eliminare.

 

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Per questo ci accingiamo ad usare una "pentola norvegese".

Si tratta di iniziare a cucinare con il metodo tradizionale e quando la cottura è ben avviata (v. tabelle in basso), si spegne il fuoco o la fonte di energia e si mette velocemente la pentola (che per evitare confusioni chiameremo recipiente di cottura) dentro ad un contenitore termicamente isolato (la "Pentola Norvegese" appunto) che impedisca la fuoriuscita dell'energia termica accumulata. Il calore così "intrappolato" continuerà la cottura senza necessità di fornire continuamente ulteriore energia (e quindi senza inutile spreco di risorse energetiche).

 

Il concetto

Che cos'è una "pentola norvegese"?

È una scatola con pareti coibentate e chiusura ermetica.

Come ottenere questo risultato?

Per limitare le fughe per irraggiamento infra-rosso: un film metallico riflettente, che rivesta le pareti interne.

Per limitare le perdite per convezione: una copertura ermetica.

Per limitare le perdite per conduzione: pareti isolanti.

Per proteggere il film riflettente dal contatto con il fondo del recipiente di cottura: un sottopentola isolante.

Per avere meno aria possibile da riscaldare: un volume interno ridotto conformato alle dimensioni del recipiente (pareti più vicine possibile al recipiente).


La costruzione

I materiali

Si è scelto di realizzare una "pentola norvegese" completamente con materiali di recupero,

per mantenere un'impronta ecologica e un budget di  0 euro.

In realtà il bilancio ecologico è con saldo negativo in quanto alcuni rifiuti non sono finiti nell'inceneritore.

Il recipiente di cottura adottato (nel nostro caso) è una pentola a pressione in inox per le sue qualità di "contatto alimentare" e la sua buona capacità di accumulare calore (triplo fondo). Se ne trovano in giro... quando la valvola-fischietto non funziona più! Se ne trovano regolarmente nei mercatini delle pulci - prezzo intorno ai 15 Euro T.N.C. (trattazione non compresa) - acquisto nuovo sconsigliato: T.N.P. (trattazione non possibile) e impatto ecologico negativo N.P.P (negativo per il pianeta)
Materiali utilizzabili (per la costruzione e/o l'isolamento): legno, cartone, paglia, lana, stracci, carta da giornale... Se ne trova dappertutto!

Il polistirolo (e simili) benchè altamente isolante, leggero e con buona ermeticità è da scartare. Con il calore emana una puzza caratteristica e poco attraente per un contatto con gli alimenti...

Il pannello di cellulosa pressata (tipo Isorel) sembra adatto. In principio la sua fabbricazione (sfibramento, impasto, laminazione e asciugatura) non dovrebbe richiedere l'uso di collanti con solventi tossici. In realtà è difficile verificare la sua vera composizione. Se ne trova dappertutto sulle strade (fondi di armadi, pannelli posteriori di specchi ...).

Nelle città, l'ovatta di cellulosa può sostituire la paglia.
Disponibile in tutti i buoni materassi e poltrone dismessi.
Stracci, i nostri bidoni della spazzatura ne sono stracolmi spesso sotto forma di vestiti quasi nuovi!

Il film riflettente prelevato dai brick del vino (plastibag o tetrapak) resiste molto bene allo sfregamento e allo strappo. Per fissarlo le puntine da disegno sono ideali: contrariamente alle colle e ai nastri adesivi, possono essere poi recuperate per un utilizzo successivo.

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Interessante il film di alluminio da cucina incollato alla parte interna del contenitore con colla alimentare (colla di farina v. ricetta in fondo). Richiede solo un po' di delicatezza nel maneggiare la pentola perché si lacera molto facilmente anche quando incollato con cura.

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Per il sottopentola da mettere tra il fondo del recipiente di cottura e il fondo della "pentola norvegese": del legno o del sughero. Quest'ultimo è difficile da reperire e nel caso è spesso macchiato di colla e molto sottile.

 

 

Si può trovare tranquillamente l'alternativa. Una conoscente ci ha informato che in Perù, si realizzano le "pentole delle streghe" con paglia, cartone o carta di giornale appallottolata. Una coperta avvolta intorno al recipiente di cottura (ovviamente dopo aver spento il fuoco) può dare lo stesso risultato della pentola norvegese!
Semplicemente ed ecologicamente (nessun effetto di ridondanza).


 

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Costruzione più elaborata: una scatola di legno con isolamento efficiente sulle 6 facce e 4 rotelline per spostarlo comodamente dalla cucina alla sala da pranzo e per poterlo eclissare in un angolo o sotto un tavolo dopo l'uso.

Ancora più complessa: il contenitore isolato potrebbe essere già integrato nei mobili della cucina come se fosse un forno od una lavastoviglie per essere sempre a portata di mano senza occupare nuovo spazio in casa.

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Per limitare ulteriormente la fuoriuscita di aria calda che a sua volta richiamerebbe aria fredda all'interno del sistema, si può costruire la pentola norvegese "capovolta" in modo che il coperchio faccia da fondo e la "scatola" venga posta sopra il recipiente di cottura come una campana.

 

 



Come si usa

Utilizzo

Iniziare la cottura in modo tradizionale nel recipiente di cottura.

Quando il cibo arriva in temperatura spegnere il fuoco.

Mettere immediatamente il recipiente di cottura nel centro isolato ed ermetico della "pentola norvegese". Chiudere accuratamente.

Il calore accumulato dal recipiente di cottura non può disperdersi. Rimane imprigionato e crea un effetto forno. Con l'accortezza di prolungare un po' i tempi in base agli alimenti contenuti, la cottura si realizzerà senza apporto supplementare di energia termica.

 

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L'utilizzo di una "pentola norvegese" porta ad un risparmio di circa il 50% (per alcune preparazioni anche di più) di energia per la cottura degli alimenti.

Semplicemente, cuocendo ad una temperatura leggermente inferiore, la cottura chiederà un po' di tempo in più (v. tabella più in basso).

Come per la cottura tradizionale occorre adattarla alle proprie abitudini alimentari (ben cotto, al dente...).

Per le prime volte consigliamo di: spegnere il fornello tradizionale dopo circa un quarto del tempo abituale poi mettere il recipiente nella "pentola norvegese" e prevedere il doppio del tempo normalmente necessario per portare a termine la cottura.

Per esempio se la cottura normale è di 20 min., cuocere sul fornello per 5min. (20 diviso 4) e lasciarla nella "pentola norvegese" per 30min. (20-5=15 moltiplicato 2). Dopodichè con l'esperienza ognuno imparerà a gestire i tempi in base ai propri gusti e abitudini.

Anche la quantità d'acqua e/o di grassi sarà da verificare e rettificare al ribasso in quanto cuocendo ad una temperatura inferiore e con contenitore chiuso, l'evaporazione sarà assai modesta.

 

Un altro consiglio molto importante: lasciare la "pentola norvegese" aperta per un po' di tempo dopo ogni utilizzo per permettere a tutta l'umidità accumulatasi di uscire ed al materiale di costruzione ed isolamento di asciugarsi completamente. (soprattutto se si è usato cartone e paglia per la costruzione)

 

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Uso quotidiano

L'efficacia è eccellente. La cottura avviene senza alcuna difficoltà.

Non c'è stress: ci si può dimenticare il cibo dentro la "pentola norvegese" senza preoccupazioni. Non brucerà, non attaccherà e rimarrà caldo fino al nostro ritorno.

Non è più necessario sorvegliare il fuoco, si può fare una passeggiata, andare al lavoro oppure occuparsi di altre cose.

 

 

 

 

 

 

 

Qualche riferimento per lanciarsi:  (fonte: articolo di J.P Blugeon,« la Maison écologique » n°15).

 

quantità

acqua

ammollo

ebollizione

Durata tradizionale

Durata pentola

Tempo in +

Energia in -

Patate tagliate (2 kg.)

2 l.

no

1 mn.

25 mn.

30 mn.

25%

50%

porri tagliati (2 kg.)

2,5 l.

no

1 mn.

25 mn.

40 mn.

60%

50%

Carote tagliate (0,3 kg.)

0,5 l.

no

1 mn.

30 mn.

50 mn.

65%

50%

Riso semi integrale (0,5 kg.)

1 l.

no

1 mn.

20 mn.

30 mn.

50%

40%

Lenticchie verdi (0,25 kg.)

1 l.

no

5 mn.

45 mn.

90 mn.

110%

70%

Fagioli secchi (0,5 kg.)

1,5 l.

si

15mn.

90 mn.

130 mn.

55%

50%

Bue bourguignon (3 kg.)

-

-

5 mn.

120 mn.

150 mn.

30%

75%

A voi le prove!


Inoltre...

La "pentola norvegese" potrebbe servire da yogurtiera: oltre ai barattoli, mettere un'ampolla con acqua calda per mantenere a lungo la temperatura tiepida.

Stessa tecnica per favorire la lievitazione e far lievitare il pane.


La "pentola norvegese" è un oggetto complementare della cottura solare: il sole viene oscurato, la pentola è là per finire il lavoro.

Ancora meglio si può ipotizzare un combinato "forno solare-pentola norvegese"

Un forno solare è un contenitore con le pareti isolanti e una faccia superiore con doppio vetro, dei riflettori e un piatto di cottura nero (per trasformare in calore la maggior parte dell'energia luminosa).
La "pentola norvegese è un contenitore con le pareti isolanti e un coperchio ermetico sulla faccia superiore: ...questa combinazione sembra possibile...

Con il sole il "combinato" funziona come forno solare. In caso di nuvole il "combinato" funziona come "pentola norvegese".

 

 

 

Conclusioni

 

Oltre che una cottura dolce, senza inutile spreco di risorse energetiche e senza preoccupazioni, la "pentola norvegese" rende dei preziosi servizi.

 

Infine non dimentichiamoci che un cibo cotto in maniera tradizionale perde gran parte dei suoi elementi nutrizionali.


...gli alimenti crudi rinforzano la salute e permettono il 100% di economia di cottura.

Impareggiabile...

 

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Al di là dell'importante risparmio di energia e del conseguente minore inquinamento del pianeta, crediamo che la "pentola norvegese" dia un  importantissimo contributo nell'aiutarci a guardare con occhio critico e quindi iniziare a prendere le distanze dalle nostre assurde abitudini quotidiane consumistiche che lentamente hanno alterato il nostro "io" più profondo e di conseguenza ci aiuti a cambiare un po' noi stessi (=risvegliarsi) e il nostro C.D.V (Concetto Di Vita).

Non è partendo dalla ecolo-spazzatura-da-TV propinataci ad oc per confonderci ancora di più che si può sperare di cambiare le sorti del pianeta ma proprio da noi stessi e dal nostro C.D.V. ormai ipnotizzato da tutti i MassMedia intenti solo a tutelare gli interessi dei loro finanziatori.

 

 

 



 

RICETTE DI COLLE ALIMENTARI

 

Colla di farina

Portare ad ebollizione una tazza di acqua (2,4 dl). Fare una pappetta con 3 cucchiai da tavola (45 ml) di farina bianca e un po' d'acqua fredda. Aggiungere lentamente il miscuglio all'acqua calda mescolando continuamente. Portare all'ebollizione. Quando incomincia ad addensarsi spegnere e lasciare raffreddare. Spalmare come ogni altra colla. Per una leggera resistenza in più, aggiungere 1 cucchiaio da tavola (15 ml) di zucchero dopo che la pasta si è addensata. Dopo averla usata riscaldare l'avanzo in un barattolo ermetico e sterilizzarlo oppure metterla in frigo. Se la farina di grano non è disponibile, altri tipi di farina vanno ugualmente bene.

 

Colla di riso

Mescolare 1 parte di farina di riso con 6 parti di acqua. Riscaldare e mescolare fino ad ottenere una pasta liscia e densa.

 

 

Nel 1990 l'University di Washington misurò l' "holding power" di vari adesivi:

 

Adesivo

Test

Colla di riso

3,56 kg

Colla di farina

3,65 Kg

Colla bianca (vinilica)

3,38 Kg

Colla bianca (diluita 1:1 con acqua)

3,65 Kg

Fonti

  • * Internet - siti vari
  • *
  • * La marmite norvégienne. - Jean-Paul Blugeon - La maison écologique, n°15.,

L'isolation écologique. - Jean-Pierre Oliva - éd. Terre Vivante.

 

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massimo 10/28/2009 11:14


Grazie per le informazioni; ero alla ricerca di un progetto per costruire una pentola norvegese fai da te. Qui in Danimarca si usa cuocere il pudding di riso avvolgendo la pentola in una coperta di
lana e mettendo l'involto sotto il piumino del letto (meglio ancora se il letto è tiepido). La sera il pudding è pronto ed il lettto è già caldo.


solaero 11/02/2009 21:33


Ciao Massimo,
Grazie a te per l'interessantissima testimonianza!