Colle del Piccolo San Bernardo - Col de la Traversette - Fort de la Redoute ruinée…

Pubblicato il da solaero

Colle del Piccolo San Bernardo - Col de la Traversette - Fort de la Redoute ruinée…

 

 


 

Già da parecchio rinviavo l’intenzione di portare la mia bambina più grande (3 anni) a fare una facile escursione in montagna e finalmente il 23 agosto siamo riusciti nell’intento.

 

Avevo scelto di fare questa escursione un po’ oltre confine data la necessità di pianificare accuratamente l’itinerario in funzione dell’età della bambina (varietà di cose da vedere, varietà di difficoltà e relativa brevità).

Il sito francese www.geoportail.fr e una sua applicazione software sviluppata da Loxane e www.ign.fr che avevo acquistato l’anno scorso erano le uniche che mi permettessero questa delicata operazione.

 

Arrivati al Colle del Piccolo San Bernardo verso le 9.00, facciamo colazione in macchina dato che il calore del sole è azzerato da un vento teso e gelido che soffia dall’Italia. Il forte è là che ci attende appena visibile dal parcheggio.

 



Il forte si trova in corrispondenza dell'intersezione visiva del pendio in secondo piano e quello verdeggiante in primo piano. Su questo in alto a sinistra si vede un tratto del sentiero

 

Partenza a piedi alle 9.30 dopo esserci ben imbacuccati. Seguiamo l’evidente sentierino che parte praticamente davanti al vecchio ospizio per portarsi sul versante opposto del canalino a Sud.

 

 


Il sentiero, che solo in questo primo tratto è un po’ impegnativo per la piccola a causa di pietrisco, ci porta rapidamente in un ampio pianoro molto panoramico, con già la vista sul Monte Bianco alle spalle e un grazioso piccolo laghetto che affascina la bimba.

 




 


Tutta la valle di Bourg Saint Maurice si apre davanti a noi e nella foschia si intravvede pure il massiccio di Belledonne sullo sfondo.

 

 


La nostra meta ora è ben visibile alla destra dell’arrivo della seggiovia come pure il tratto più ripido per accedervi, ovvero la pista di sci che collega il comprensorio sciistico di La Thuile con La Rosière.

 

 


Inutile dire che, in questo tratto piuttosto riparato dal vento, il caldo comincia a farsi sentire e alle frequenti pause di mia figlia per vedere questo fiore piuttosto che quel sasso(!) dobbiamo aggiungerne alcune per scoprirci progressivamente ed ungerci con l’odiata crema solare.

Superato un torrentello su una tipica passerella di montagna che ha entusiasmato la piccola, arriviamo alla base della pista di sci dopo aver intravvisto un gregge di pecore e due cavalli uno dei quali assai simpatico.

 




 


Con calma affrontiamo la salitona e giungiamo al colle (2383m) dove la veduta si apre sulla conca della Rosière (Combe des Moulins) con vista sulla Val d’Isère e sul Mont Pourri con la relativa stazione sciistica di Les Arcs riempiendoci gli occhi di panorama.

 






 



Costeggiamo il forte per fare alcune foto al punto di partenza dove avevamo lasciato la macchina e per rivedere buona parte del percorso fatto.

 




 


All’improvviso un immenso gregge di pecore e agnelli, condotto dall’abile cane pastore e dal suo padrone, ci circonda prima di raggiungere il nuovo pascolo assegnato. Non vi dico l’entusiasmo della bambina!

 

 

Vista l’energia di mia figlia che ancora sprizzava in tutte le direzioni, decido di avanzare ancora di qualche centinaio di metri in leggera discesa per vedere se ci sarà un improbabile (causa rocce) posto per atterrare qualora il vento dovesse girare e consentirmi un volo.

 

 

Passata la gradita e belante confusione, avanziamo un po’ alla volta e alla fine, visto che di cento metri in cento metri eravamo giunti ormai in prossimità del Col des Embrasures decido di raggiungere l’arrivo della seggiovia del Roc Noir (2340m) unico punto che potrebbe consentirmi un atterraggio non troppo difficoltoso e con un’esposizione più favorevole (S e SW) nel caso in cui il vento avesse iniziato a tirare dalla vallata Francese con il progressivo riscaldamento dei versanti.



 

 


Sono ormai le 13.00 ovvero tre ore abbondanti che passeggiamo a oltre 2000m, monto il tendalino paravento e ci gustiamo l’ottima insalata di riso preparata dalla nonna.

 

Dopo mangiato, andiamo fino alla tavola di orientamento dalla quale il panorama risulta ancora più completo. Eccone alcuni scatti con relativa descrizione.

 


Bourg Saint Maurice e la Tarentaise



 

La Rosière al termine della seggiovia, Les Arcs di fronte e il Mont Pourri in alto a sinistra



Ancora la valle



nella spaccatura, l'inizio del Beaufortain



La diga di Tignes


 


Intanto il vento da NE non aveva ancora smesso di scuotere il tendalino e si fanno via via più deboli le speranze per un voletto.

 

Alle 14.30 scatta l’ora della nanna per la bambina e intanto che “Morfeo viene a prenderla”, noto che qualcosa sta cambiando: il nastro da audiocassetta attaccato alla punta dell’antenna della mia radio posizionata tra due pietre un po’ più lontano, ogni tanto segnala il passaggio di una termica dalla Combe des Moulins a S-SE.

 

Nel giro di venti minuti la frequenza di questi cambi di direzione diventa sempre più evidente e decido di montare il mio vecchio fedele Easy-Glider elettrico che da sempre mi accompagna verso la scoperta di nuovi pendii.

Lancio verso Tignes, guadagno parecchi metri ma la turbolenza è esagerata, poi è la volta di una serie di discendenze dalle quali esco solo facendo ricorso al motore grazie al quale riesco faticosamente  a posare ai piedi.

Eppure ormai la mia “manica a vento” solo ogni tanto si gira ancora a NE… non capisco… Dopo alcuni minuti riprovo: dopo 5 minuti di dura lotta in tutte le direzioni e quote e con il vecchio pacco batterie quasi scarico atterro miracolosamente ancora una volta ai piedi: non c’è verso di stare su e la turbolenza è tra le peggiori nelle quali abbia volato.

Eppure… con una giornata così… possibile che non ci sia neppure una piccola termica???

 

Sconsolato, lascio il versante S-SE e percorro la trentina di metri della spianata per dare un’occhiata al panorama dal versante verso W che termia a picco qualche centinaio di metri più in basso sulla strada che conduce al Piccolo San Bernardo.

 

Lì sorpresa: nonostante il vento da N-NE mi scuota i capelli con rinnovata energia, l’erba sulla cengia mostra chiaramente che il vento è di direzione opposta!

 

Lancio e, stupito, mi trovo in aria molto calma. Guadagno lentamente qualche metro con i soliti 8 davanti al pendio. A mano a mano che la quota aumenta, mi spingo sempre più lontano alla ricerca di qualcosa di più energico che ovviamente trovo verso sinistra in corrispondenza della spalla del Roc Noir. Evidentemente in quella zona il pendio raccoglie tutta la termodinamica generata dalla valle della Tarentaise.

In certi momenti salgo a velocità impressionanti, rarissime le turbolenze. Il vecchio Glider diventa un puntino e ad un certo punto finisco in vite perché non capisco più com’è messo.

 

Una volta accertata la regolarità di tale “ascensore”, incomincio ad allontanarmi anche verso valle in tutte le direzioni e solo in poche zone non prendo quota! Quindi via al programma di stupidaggini estreme di quando non si teme più di “finire sotto” e tutto quello che la povera “mousse” poteva eseguire, gliel’ho fatto fare!

In due occasioni, dopo aver immagazinato una buona quota di sicurezza, provo a portarmi sulla mia verticale e poi verso la Combe des Moulins ma lì la situazione in aria è completamente diversa e mi ritrovo a dover battere in ritirata a causa delle sempre presenti turbolenze e discendenze.

 

 














Ad un certo punto noto in quota, veramente molto, molto in alto la sagoma di un aliante vero. Prodigiosa macchina umana che, silenziosa e discreta, attraversa il cielo da N a S proveniente da chissà dove magari lanciato da un tiro di verricello al prezzo di pochissime emissioni di Co2!

Vorrei fargli una foto ma con il mio modesto apparecchio per di più gestito con una sola mano e con un solo occhio, non posso certo sperare di riuscirla!

 

Solo la vocina della mia piccola che si era svegliata, mi scuote dall’incanto e realizzo di aver volato su questo versante per un’ora e dieci minuti senza un secondo di motore, quando a terra ero ancora sbattuto da tutte le parti da un vento che sembrava impazzito.

 

Sono le 16.15, ora di ritirare la roba e rimettersi in marcia visto che alla fine abbiamo raddoppiato il percorso. Decido di atterrare sulla pista di sci esposta a S nonostante sia conscio che in questa zona le turbolenze saranno in agguato; però è l’unico posto in cui non ci siano roccette troppo sporgenti (ricordo che siamo oltre 2300m).

Benchè avessi impostato un avvicinamento molto veloce vengo nuovamente sbattacchiato in tutti i modi. Comunque riesco a posare dignitosamente nonostante un pauroso stallaccio all’ultimo metro di quota.

 

 

Durante la merenda ancora qualche foto al panorama e poi via!

 

 
ancora Tignes e la sua diga




Dalle nuvole fa capolino la cupola del Monte Bianco e la sagoma dell'Aiguille Noire du Peuteurey risalta nell'omba



il primo tratto del ritorno: fino al forte si sale!


Come per l’andata, imposto il ritorno con ritmo calmo e giocoso consentendo alla piccola di appagarsi il maggior numero di curiosità e di vivere con tutto l’entusiasmo possibile questa piccola avventura a costo di ritardare un po’ la cena.

Man mano che ci avviciniamo al Forte constato che la brezza di valle proveniente dal sottostante vallone sembra calda e regolare… verrebbe voglia di rilanciare… ma sarà proprio brezza o solo il ricciolo (o rotore) della vera brezza che soffia dall’altra parte del versante? Forse proprio qui sta la spiegazione delle turbolenze nelle quali ero incappato in precedenza…

 

Faccio ancora qualche foto, ogni tanto una sosta per l’acqua…

 

 





 

Un’ultimo sguardo alla Combe des Moulins…

 





 

Di nuovo sul pianoro del laghetto: al forte stanno sparando???

 

 


ed eccoci all’auto due orette più tardi.

 

 

Io, non più abituato a camminare in montagna con lo zaino, sono piuttosto “cotto” ma incredibilmente la piccola ha ancora voglia di saltare e cantare!

 

Bilancio:

Sono raggiante, non solo ho fatto una bella ora di volo e acquisito ancora un po’ di esperienza di aerologia e di pilotaggio in montagna ma, raddoppiando di netto il percorso prestabilito, mia figlia di tre anni ha camminato (ovviamente al suo ritmo) per più di 8 chilometri durante 5 ore abbondanti con un dislivello complessivo di quasi 400m!

Questo la dice lunga circa le potenzialità e le necessità dei bambini, altro che immobilizzarli davanti alla TV a guardare i cartoni e ad intossicarsi con patatine!

Il bambino, per sua natura, è movimento e scoperta.

Si tratta solo di condire questo mix con l’adeguato grado di giocosità e di entusiasmo ovviamente bilanciando con oculatezza gli obiettivi sulla cartina.

 

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